Per quanto l'informatica italiana, forte di 97.000 imprese (2,4% delle aziende italiane), di circa 390mila addetti (2,5% degli occupati in Italia) e con un valore aggiunto che copre il 2,8% del totale prodotto dall'industria e servizi a livello nazionale, costituisca uno dei primi settori industriali del Paese e uno dei primi settori IT a livello europeo,- come si evince dal "1° Rapporto sul settore IT in Italia" realizzato da Assinform (Associazione Nazionale dell'Information Technology) in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano - risulta ancora un settore "poco utilizzato e valutato e non può contare su alcuna politica industriale specifica, né su misure incentivanti".
La fotografia disegnata dallo studio Assinform - il primo a proporsi l'obiettivo di tracciare un quadro complessivo della dinamica strutturale e dell'offerta IT italiana nel contesto dell'economia nazionale e ed europea - è fatta di luci e ombre. Tra i punti di forza, nel confronto europeo, si evince ad esempio che il settore IT italiano è il secondo in Europa, dopo il Regno Unito, per numero di imprese e il terzo per occupati (dietro a Regno Unito e Germania). In linea con la tendenza europea è costituito per il 92,4% da attività di software, contro il 3,6% di hardware e 4% di assistenza tecnica.
Il 70% degli addetti al settore, si concentra nelle 640 medie e grandi imprese di produzione software e servizi, che - con un fatturato di poco superiore ai 19 miliardi euro - si collocano al quarto posto dopo Regno Unito, Germania e Francia.
Le 40 medie imprese italiane di produzione di hardware, con un fatturato di oltre 1.500 milioni di euro (dati 2006), si collocano al primo posto in Europa, superando i 1.300 milioni di euro generati dalle 46 medie imprese inglesi e lasciandosi molto dietro gli altri paesi.
Il nostro Paese vanta quindi due grandi poli di produzione e sviluppo dell'IT (Milano e Lombardia, Roma e Lazio) che presentano livelli di attività allineati agli standard europei.
I punti di criticità del settore sono rappresentati dalla "estrema frammentazione": il settore è infatti composto per il 94% da piccole imprese, il che non è una novità per la struttura produttiva nazionale ma è un forte handicap per la competitività in un settore caratterizzato dalla globalizzazione e dalla rapida evoluzione delle tecnologie.
Conferma degli svantaggi di questa dimensione limitativa, sono il basso margine operativo lordo e la conseguente contrazione della capacità di investire in innovazione. Fattori che collocano le imprese IT italiane ben al di sotto di Germania, del Regno Unito, della media Ue 15 e Ue 27.
Dallo studio presentato, ha sottolineato il presidente Assinform Ennio Lucarelli, "risulta come l'IT sia la spina dorsale dell'innovazione tecnologica in Italia, per dimensione e valore aggiunto superiore a molti settori del Made in Italy, come l'auto, la chimica, l'industria del legno e dei mobili, degli elettrodomestici il tessile e la moda, l'editoria, il trasporto aereo", ma si evince anche che, inevitabilmente, la recessione toccherà quest'anno anche questo settore, che registrerà un calo del 5,9% a causa della riduzione delle spese IT da parte delle aziende.
"Il confronto internazionale - ha aggiunto Lucarelli - rivela che l'Italia è uno dei paesi a più elevata intensità di lavoro in Information Technology d'Europa e questo non è un risultato da poco, tanto più per un paese come il nostro dove la crescita della cultura digitale è in serio ritardo, si investe poco in innovazione e ricerca, vi sono forti arretratezze del sistema formativo in campo scientifico e un basso livello di collaborazione fra Università e mondo delle imprese".
Perché l'IT possa agire da propulsore per la crescita, la competitività e la capacità di innovazione del Paese e alla luce delle robuste misure messe in campo per sostenere le imprese del Made in Italy, diventano pertanto indispensabili, secondo Lucarelli, "interventi altrettanto robusti a sostegno dell'innovazione tecnologica digitale", agendo, ad esempio "nel campo del credito, al fine di rendere disponibili forme di venture capital per finanziare le buone idee delle imprese IT; nel campo della cooperazione con l'Università, destinando parte delle risorse per la ricerca a progetti di sviluppo di nuove tecnologie e applicazioni realizzati in collaborazione con le Pmi dell'informatica e del Made in Italy; nel campo del sostegno all'innovazione da parte dello Stato attraverso una politica di incentivi; nel campo del copyright, dei brevetti e della proprietà intellettuale attraverso un sistema efficace di tutela delle idee e delle innovazioni prodotte dalle nostre Pmi".