Il nuovo sistema previdenziale dei periti industriali è stato presentato lo scorso 15 novembre ai Ministeri del Welfare e dell’Economia per la necessaria approvazione. Il testo è il risultato degli incontri organizzati sul territorio dall’ente con l’obiettivo di confrontarsi con gli iscritti, discutere e valutare le linee guida e creare un movimento di opinione.
Durante gli incontri, ai quali ha partecipato circa il 12% degli iscritti, si sono prospettate due ipotesi di studio: 16+2, ossia innalzare dell’1% annuo la percentuale di reddito da accantonare per la pensione (contributo soggettivo), fino a raggiungere il tetto del 16%, e innalzare il contributo integrativo al 4% del fatturato, di cui un 2% diretto nel conto corrente previdenziale per la futura pensione; 18+3, ossia innalzare dell’1% annuo la percentuale di reddito da accantonare per la pensione (contributo soggettivo) fino a raggiungere il tetto del 18% e innalzare il contributo integrativo al 5% del fatturato, di cui un 3% diretto nel conto corrente previdenziale per la futura pensione.
Gli organi dell’ente, accogliendo l’indicazione di maggioranza emersa dagli incontri, hanno elaborato e presentato ai Ministeri una terza ipotesi, un sistema misto che prevede di innalzare dal 2012 di 1 punto all’anno la percentuale di contribuzione da versare sul reddito (contributo soggettivo) fino a raggiungere il tetto del 18% ma in due tempi. Il primo passo è quello di portare il contributo soggettivo fino al 13%, innalzando il contributo integrativo al 4% del fatturato, di cui almeno un 2% diretto per la futura pensione.
Poi, dal 2015, il contributo soggettivo viene portato dal 13 al 18% del reddito, innalzando contemporaneamente il contributo integrativo al 5% del fatturato, di cui almeno un 3% diretto nel conto corrente previdenziale per la futura pensione.
Il testo della riforma è stato presentato dall’Eppi al Ministero dell’Economia e del Welfare il 15 novembre 2011 per ricevere il parere di conformità e prevede una serie di passaggi che aiutino il nuovo sistema a inserirsi nella attuale realtà della categoria.
La riforma prevede, nello specifico, alcuni dispositivi che attutiscono il suo impatto laddove gli interessati raccoglierebbero scarsi benefici dal nuovo regime di risparmio previdenziale. Ad esempio, le nuove norme lasciano libertà di scelta alle generazioni più anziane, cioè a coloro che al 1° gennaio 2012 hanno compiuto 61 anni e che fino a 65 potranno decidere di contribuire applicando una percentuale solo del 10% sul reddito senza avvalersi di alcun beneficio dal contributo integrativo.
Inoltre, il testo pone il tetto massimo di contribuzione soggettiva a 13.000 euro: a questo punto, chi lo vorrà potrà permettersi di accendere forme di risparmio alternative e non legate all’Ente di previdenza.
L’Ente di previdenza, inoltre, ha anche deciso di ridurre gli interessi di mora a chi versasse la quota pensionistica in ritardo. Inoltre la riforma Eppi possiede alcuni dispositivi che hanno lo scopo di sostenere e incentivare il risparmio previdenziale. Infatti, agevola i giovani che non superano l’età di 30 anni, dimezzando il loro contributo soggettivo non più per i primi 2 ma per i primi 5 anni di attività professionale.
Introduce poi delle percentuali di contribuzione facoltativa fino al 26% del reddito per permettere a chi fosse interessato di accantonare di più per la sua futura pensione. Infine, la vera novità è l’istituzione di una forma di trattamento di fine rapporto. Il nuovo testo, infatti, stabilisce di utilizzare parte degli importi che l’Eppi risparmia ogni anno, cioè l’avanzo di gestione dei bilanci consuntivi, a vantaggio dei liberi professionisti che vanno in pensione. Si tratterebbe di staccare un bonus al momento del ritiro dal lavoro finanziato dalla capacità dell’ente di previdenza di investire in modo prudenziale ma proficuo il suo patrimonio.
Per saperne di più, è disponibile la pubblicazione: “La nuova previdenza dei periti industriali, Le ragioni, il percorso, i contenuti”, sul sito dell’Eppi:
O.O.