In 10 anni si è passati da 250 milioni a 2 miliardi. “Ma lo spazio sta per finire” è l'allarme del creatore della Rete
I dati diffusi da ITU, l’agenzia Onu per le telecomunicazioni, decretano il successo di internet nel corso del primo decennio del 21° secolo, durante il quale le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione sono diventate accessibili alla maggior parte degli abitanti del pianeta per la prima volta nella storia.
“All'inizio dell'anno 2000 il numero degli internauti era di 250 milioni e quello degli utenti di telefonia mobile aveva appena superato il mezzo miliardo - ha detto il segretario generale dell'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, Hamadoun Touré -. Oggi gli utenti di internet superano i 2 miliardi e gli abbonamenti alla telefonia mobile sono oltre 5 miliardi”. L'Uit ritiene inoltre che entro il 2015 almeno la metà della popolazione mondiale potrà avere accesso alla telefonia mobile su banda larga.
Nel 2010, circa 82 paesi nel mondo - dall'Afghanistan agli Stati Uniti, dall'Australia al Malawi, al Cile e alla Slovenia - hanno adottato o pianificato un piano nazionale per la banda larga, concentrandosi sulle strategie per massimizzare i benefici di un'infrastruttura nazionale in grado di offrire a tutta la popolazione servizi di interesse pubblico come eHealth, eGovernment e eLearning.
Sopra questi numeri da capogiro incombe però un rischio: tra poche settimane, o anche pochi giorni, gli indirizzi Ip potrebbero terminare. A lanciare l’allarme è stato proprio il “papà” di internet, Vinton Cerf, l'uomo che ha progettato proprio l'infrastruttura tecnologica degli indirizzi Ip.
Secondo Cerf rimangono poche settimane a quella che è stata soprannominata”Apocalisse degli Ip”. Secondo i calcoli dell'azienda statunitense Hurricane Electric, invece, mancano pochi giorni: gli indirizzi disponibili sono meno di 30 milioni e, al ritmo sostenuto con il quale vengono riempiti, la fine arriverà intorno alle 4 del mattino del 2 febbraio.
La questione da risolvere è quella dello standard IPv4, ideato nel 1977 da Vinton Cerf, secondo il quale ogni apparecchio collegato alla rete è identificato da una sequenza di numeri come 213.92.87.37. Ogni blocco di cifre ha un valore massimo di 255 che dà vita a 4,3 miliardi di combinazioni possibili.
La soluzione in realtà esiste e si chiama IPv6, l’evoluzione dello standard attuale. Si tratta di una chiave a 128bit, contro i 32 dell'IPv4, che garantisce oltre 1 miliardo di quadriliardi di combinazioni. Ma i provider di servizi internet e le grandi aziende non si sono aggiornate e non tutte sono pronte a implementare il nuovo standard.
Il primo grande passo verso il nuovo standard è atteso per il prossimo 8 giugno, quando Google e altre grandi aziende testeranno per un giorno l’IPv6.
di O.O.