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Hi-tech: la produzione industriale continua a scendere

A novembre 2011, l'elettronica ha registrato un -12,8%, l'elettrotecnica un -13,6%

elettronica - 17 gennaio 2012

Secondo i dati diffusi dall’Istat, l’industria italiana delle tecnologie - elettrotecnica ed elettronica - rappresentata da Confindustria Anie ha sperimentato a novembre 2011 un ampliamento del ritmo di caduta della produzione industriale.

Non solo. Si tratta della variazione negativa più ampia fra i comparti manifatturieri, che risente del simultaneo peggioramento del quadro congiunturale nel mercato domestico e sui principali mercati esteri. Venendo ai dati, l’elettronica ha registrato un calo della produzione industriale del 12,8%, l’elettrotecnica del 13,6%.

L’andamento negativo si conferma anche confrontando i risultati con quelli di ottobre 2011: l’elettronica ha registrato una flessione dei livelli di attività del 4,1%, l’elettrotecnica dell’1,3%. Nella media dei primi undici mesi del 2011, nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, entrambi i settori Anie hanno evidenziato un risultato negativo: -4,7% per l’elettrotecnica e -4,6% per l’elettronica.

“Il dato fotografa il peggioramento del quadro congiunturale – ha commentato il presidente di Confindustria Anie, Claudio Andrea Gemme -, che ha subito un’accelerazione nell’ultima parte dell’anno appena trascorso. Non ci attendiamo purtroppo un effetto transitorio sull’attività delle imprese, i segnali di rallentamento sembrano destinati a proseguire per tutta la prima metà del 2012”.

Secondo Anie, i principali motivi di questa caduta nella produzione industriale registrata dal settore delle tecnologie sono da ricercarsi, in primo luogo, nella domanda domestica strutturalmente debole, ridottasi ulteriormente per effetto della difficile situazione che sta vivendo il Paese. In un tale contesto, le strategie di internazionalizzazione hanno svolto e continueranno a svolgere un ruolo chiave per la crescita dei settori Anie, in una stretta correlazione fra export e sviluppo.

L’indebolimento della ripresa nelle tradizionali aree di destinazione impone dunque alle imprese nuove sfide, con l’obiettivo di rafforzare le posizioni commerciali acquisite in mercati al di fuori dei confini europei.

“Per portare avanti queste strategie complesse e impegnative è necessario poter contare nel mercato su un quadro regolatorio nazionale stabile e su un ambiente favorevole allo svolgimento e alla pianificazione dell’attività d’impresa, in particolare nei settori più strategici come quello energetico, dei trasporti e dell’edilizia – ha concluso Gemme –. Questo è ancor più vero oggi in cui credit crunch e ritardati pagamenti stanno limitando fortemente l’operatività aziendale ”.

O.O.

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