In Puglia, Campania e Sicilia la maggior produzione energetica verde
Il Sud è l’area del Paese con il maggior potenziale di energie alternative rinnovabili (eolico, solare, biomasse e biogas): è, infatti, nelle regioni meridionali che si concentra quasi il 62% della potenza installata. È questo uno dei dati contenuti nella ricerca “Energie Rinnovabili e Territorio” di Srm-Svimez presentata lo scorso 4 luglio a Roma.
Attualmente la quota di energia rinnovabile sul consumo per regione è del 14,3% in Campania, del 18,1% in Puglia, del 30,2% in Basilicata, del 36,9% in Calabria, del 10,5% in Sicilia.
Tra le regioni meridionali Puglia, Sicilia e Campania registrano le percentuali di produzione energetica verde più significative: la Puglia il 17,7%, la Sicilia il 13,2%, la Campania l’8,9%. In particolare, in Puglia si producono le maggiori quantità di energie rinnovabili, sia nel solare che nell’eolico e nelle bioenergie.
L’energia eolica è prodotta per il 98% nel Mezzogiorno (26% in Puglia, 22% in Sicilia, 18% in Campania). Foggia è la prima provincia italiana per potenza eolica, seguono le positive performance della Sicilia e della Campania.
Nel comparto eolico su 487 impianti in Italia, l’85%, pari a 410, si trova nelle regioni meridionali, di cui 31 in Calabria, 76 in Campania, 134 in Puglia, 28 in Basilicata e 62 in Sicilia.
Le stime parlano di un’occupazione totale al 2020 di circa 47mila unità, tra diretti, oltre 13.200, e indiretti, poco meno di 33.700. Di questi, 11.700 in Puglia – oggi nella regione gli addetti sono meno di 7mila –, 8.738 in Campania – oggi sono 4.704 –, 7.537 in Sicilia – oggi sono 3.980 –, 4.484 in Calabria – oggi sono 2.509 –, 2.675 in Basilicata – oggi sono 1.892 -, più di 6.330 in Sardegna - oggi sono 2.500 -, 3.167 in Abruzzo, che attualmente ha 1.444 addetti, e, infine, circa 2.300 in Molise, dove oggi sono 1.495.
Sul fronte dell’energia solare, circa 178mila impianti in Italia, 43.366 sono al Sud, di cui 9.284 in Sicilia (pari al 21,4% di quelli meridionali), 10.973 in Puglia (pari al 25,3%), 4.539 in Campania (pari al 10,5%), 4.114 in Calabria (pari al 9,5%), più di 1.814 in Basilicata (pari al 4,2%), 8.323 in Sardegna (pari al 19,2%), 604 in Molise (pari all’1,4%), 3.715 in Abruzzo (pari all’8,6%). La potenza installata nelle regioni meridionali supera il 35% del totale nazionale.
Su un totale di circa 670 impianti di trattamento delle biomasse in Italia, 97 sono nel Mezzogiorno. Di questi 25 sono in Puglia, 22 in Campania, 12 in Calabria, 11 in Sicilia, 5 in Basilicata, 12 in Sardegna, 7 in Abruzzo e 3 in Molise. La potenza installata al Sud è pari al 32% del totale nazionale.
Le aree italiane con la maggiore ricchezza geotermica sono nel Mezzogiorno, lungo il Tirreno meridionale, in Campania, Sicilia, in un’enorme area off shore che va dalle coste campane alle isole Eolie e, in misura minore, in Sardegna e in Puglia. La geotermia può diventare una grande opportunità per l’economia meridionale. Perché a livello mondiale ha una potenzialità di sviluppo pari a circa tre volte quella del solare e a dieci volte quella dell’eolico.
Inoltre, la geotermia può offrire, diversamente dalle altre fonti rinnovabili, una produzione continua e costante e una elevata versatilità di dimensione di impianto; gli investimenti in energia geotermica hanno un ritorno in 5 anni; è l’unica fonte energetica presente in Italia in quantità molto maggiore degli altri paesi europei, eccetto l’Islanda. E, infine, la maggior parte delle tecnologie necessarie per produrla sono made in Italy.
Attualmente in Italia è sfruttata solo in Toscana, con 33 impianti tra Pisa, Siena e Grosseto. La Campania è la regione col maggior potenziale geotermico nazionale, grazie in particolare ai Campi Flegrei e ad Ischia, seguita dalla Sicilia (isola di Vulcano).
O.O.