La casa del futuro ha un nome: Interhome, la prima abitazione capace di imparare dai propri residenti e prendere in maniera autonoma decisioni per aumentarne il confort, senza perdere di vista i consumi. Questo, in sintesi, è il progetto portato avanti dall’Università britannica di Hertfordshire e attualmente in fase di sperimentazione a livello industriale. Il team di ricercatori sta inoltre collaborando con il Building Research Establishment per l’installazione del sistema in due case dimostrative.
Una vera e propria evoluzione della domotica, quella proposta dai ricercatori inglesi che hanno inoltre messo a punto un sistema in grado addirittura di monitorare la salute degli inquilini attraverso l’utilizzo di sensori wireless da legare al polso dei proprietari e comunicante con il cervello domotico.
Interhome comprende unità modulari dal design personalizzato e si basa su sistemi standard di domotica che sono stati adattati in modo che la casa apprenda e si adatti agli stili di vita dei suoi abitanti. Il prototipo integra microprocessori con i sistemi di controllo automatizzati, in modo da fornire al proprietario sicurezza e risparmio energetico monitorando il tutto anche da browser, smartphone o qualsiasi telefonino in grado di inviare sms.
“Interhome supera i suoi attuali competitor grazie alla sua modularità, flessibilità e capacità di imparare dalla nostra routine - ha spiegato Johann Siau, a capo del progetto -. La tecnologia consente al sistema di imparare rapidamente quando abbiamo bisogno delle luci accese oppure se siamo a casa o al lavoro e come adattarsi a determinati momenti della giornata”.
Attraverso questo approccio, i ricercatori sono convinti di potere tagliare sensibilmente gli sprechi energetici domestici e fare la differenza nelle statistiche nazionali delle emissioni di CO2, ovviamente se il sistema Interhome venisse installato in abbastanza case.
di O.O.