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Aia e Relazione di riferimento: firmato il dm 272/2014

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Dopo avere spiegato, con la Circolare del 27 ottobre 2014 (prot. n. 22295/Gab) alcune delle novità introdotte in tema di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) dal dlgs n. 46/2014, il ministero dell’Ambiente ha firmato il dm n. 272 del 13 novembre 2014, tra poco in Gazzetta Ufficiale, che disciplina la Relazione di riferimento: i gestori degli impianti Aia la dovranno adottare, entro un anno, per fotografare lo stato di qualità del suolo e delle acque sotterranee all’avvio delle attività per confrontarlo con quello che vi sarà alla chiusura delle attività.

Nel giro di pochi giorni la materia della prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (Ippc), recata dal Titolo III-bis della Parte Seconda del dlgs n. 152/2006, si è arricchita di due importanti tasselli, per certi versi indispensabili, per la corretta applicazione di tutte le modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 46/2014 in recepimento della direttiva 2010/75/Ue (c.d. Ippc/Ied), e cioè una circolare e un decreto ministeriale. Sotto tale profilo:

  la Circolare 27 ottobre 2014, prot. n. 22295/Gab, mira a spiegare alcune delle novità introdotte in tema di Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dettando all’uopo dei primi indirizzi applicativi;

  il dm n. 272 del 13 novembre 2014, che approderà a breve in Gazzetta Ufficiale, indica soggetti obbligati, tempistica e contenuti minimi della “Relazione di riferimento” che dovrà essere redatta entro un anno dall’entrata in vigore del provvedimento al fine di devono indicare quale sia lo stato della contaminazione del suolo e delle acque sotterranee all’inizio delle attività industriali.

Prime indicazioni applicative sulla nuova disciplina Aia (circolare 27 ottobre 2014, prot. n. 22295/Gab)

Il dlgs n. 46/2014 non si è limitato a riscrivere la disciplina dell’AIA ma ha anche introdotto nel dlgs n. 152/2006 delle nuove importanti definizioni (tra le altre, quelle sull’incenerimento dei rifiuti, sull’installazione, sulle conclusioni sulle Bat e sui livelli di emissione associati alle Migliori Tecniche Disponibili o “Bat-Ael”) nonché delle previsioni totalmente nuove di grande impatto, quali l’estensione degli obblighi Aia a nuove categorie di soggetti (tra i quali figurano taluni gestori di rifiuti e gli impianti di depurazione di scarichi industriali di aziende soggette all’Aia), l’obbligo di redigere la “Relazione di riferimento”, le norme sulle attività ispettive, sugli incidenti o imprevisti nonché la disciplina sanzionatoria.

Alla stregua di ciò, i chiarimenti forniti dal ministero dell’Ambiente su tali novità con la circolare 27 ottobre 2014, prot. n. 22295/Gab, da un lato, recepiscono i pareri dati dalla D.G. Ambiente della Commissione in risposta alle più frequenti domande (faq) sull’applicazione della direttiva 2010/75/Ue e, dall’altro lato, gli approfondimenti finora svolti dal Coordinamento per l’uniforme applicazione della disciplina Aia sul territorio nazionale (art. 29-quinquies del D.Lgs. n. 152/2006).

Nel rimandare direttamente alla lettura della circolare per tutte le indicazioni ivi fornite, ci soffermiamo in questa sede solo sulle indicazioni date con riferimento alla Relazione di riferimento. Il Ministero dell’Ambiente, innanzitutto, suggerisce alle Autorità competenti di richiedere, in esito all’emanazione del primo decreto destinato a disciplinare la “Relazione di riferimento” (nei fatti è il D.M. n. 272/2014), la sua presentazione (ove dovuta) o l’adeguamento della relazione di riferimento ancora in corso di validazione: la finalità ha un chiaro intento pratico e cioè “far sì che le relazioni di riferimento contengano informazioni conformi ai criteri definiti a livello nazionale e siano generalmente confrontabili anche in termini temporali”. Nell’occasione, il Ministero anticipava che il decreto avrebbe indicato i tempi tecnici necessari da concedere ai gestori per l’elaborazione e la presentazione di tale relazione. Operativamente, tale richiesta – eventualmente nella forma di atto di riesame – dovrà essere indirizzata a tutti i gestori di installazioni dotate di Aia o con procedimenti di Aia in corso, per le quali non si sia già provveduto a validare una relazione di riferimento.

La circolare rammenta comunque che, in applicazione dell’art. 29-ter, comma 1, lettera m), del dlgs n. 152/2006, la validazione della Relazione di riferimento non costituisce parte integrante dell’Aia, ne costituisce un elemento necessario alla chiusura dei procedimenti di rilascio dell’Aia, poiché essa può essere effettuata dall’Autorità competente con tempi indipendenti da quelli necessari alla definizione delle condizioni di esercizio dell’impianto, anche prima del primo aggiornamento dell’Aia effettuato in attuazione delle disposizioni recate dal dlgs n. 46/2014.

Sotto tale profilo, la raccomandazione rivolta tramite la circolare ai gestori è quella di attivarsi prontamente, una volta che il dm sia stato emanato, per la predisposizione della relazione di riferimento, tenendo conto che la mancanza di tale elemento (ove dovuto) può determinare la non ricevibilità delle istanze.

Passiamo ora ad esaminare più da vicino la Relazione di riferimento, come prevista dalla direttiva Ippc e come recepita nell’ordinamento italiano.

La Relazione di riferimento secondo la direttiva Ied/Ippc

La direttiva 2010/75/Ue relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento) prevede, tra le altre novità introdotte rispetto alla previgente normativa, l’obbligo di stesura della “Relazione di riferimento” (Baseline Report), che consiste in un documento tramite il quale i gestori degli impianti indicano lo stato della contaminazione del suolo e delle acque sotterranee all’inizio delle attività industriali.

Si tratta, in altre parole, di una “fotografia iniziale” dello stato del suolo e delle acque sotterranee che lo stesso gestore dell’impianto deve scattare prima di avviare l’attività, se nuova, oppure, per le attività esistenti, alla prima revisione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

Tale strumento deve essere in grado di consentire, per quanto possibile, un raffronto in termini quantitativi tra lo stato del sito descritto in tale relazione e lo stato del sito al momento della cessazione definitiva delle attività, in modo da poter accertare se si è verificato un aumento significativo dell’inquinamento del suolo o delle acque sotterranee. Grazie al confronto della situazione che verrà registrata alla chiusura delle attività, la “Relazione di riferimento” si presenta quale strumento indispensabile per verificare che l’esercizio di un’installazione industriale non comporti un deterioramento della qualità del suolo e delle acque sotterranee.

La relazione di riferimento dovrebbe, pertanto, contenere informazioni basate sui dati esistenti in relazione alle misurazioni effettuate sul suolo e sulle acque sotterranee, nonché sui dati storici relativi agli usi passati del sito (direttiva 2010/75/UE, considerando 24).

Alla stregua di ciò, si comprende la grande rilevanza della Relazione, che grazie al raffronto delle due “fotografie”, permette di accertare lo stato di contaminazione e, di conseguenza, gli eventuali obblighi di ripristino del sito inquinato dall’attività industriale, in piena applicazione del principio “chi inquina paga”.

Il dlgs n. 46/2014 introduce la Relazione di riferimento nel Testo unico ambientale

Il dlgs 4 marzo 2014, n. 46, nel recepire la direttiva 2010/75/Ue, ha introdotto tra l’altro nel Testo unico ambientale -Tua (dlgs n. 152/2006) una serie di norme sulla chiusura e sulla bonifica dei siti nei quali siano insediate le installazioni industriali soggette alla disciplina dell’Aia.

L’art. 29-ter del Tua prevede che la domanda di Aia debba:

  indicare se l’attività industriale comporti l’utilizzo, la produzione o lo scarico di sostanze pericolose e,

  contenere, considerata la possibilità di contaminazione del suolo e delle acque sotterrane nel sito dell’installazione, una “Relazione di riferimento” elaborata dal gestore prima della messa in esercizio dell’installazione o prima del primo aggiornamento dell’AIA rilasciata, per la quale l’istanza costituisce richiesta di validazione (secondo la norma, l’autorità competente deve esaminare la Relazione disponendo nell’AIA o nell’atto di aggiornamento, ove ritenuto necessario ai fini della sua validazione, ulteriori e specifici approfondimenti).

Il Tua definisce la Relazione di riferimento come le “informazioni sullo stato di qualità del suolo e delle acque sotterranee, con riferimento alla presenza di sostanze pericolose pertinenti, necessarie al fine di effettuare un raffronto in termini quantitativi con lo stato al momento della cessazione definitiva delle attività” (D.Lgs. n. 152/2006, art. 5, comma 1, lettera v-bis). Tali informazioni devono riguardare almeno:

  l’uso attuale e, se possibile,

  gli usi passati del sito,

  nonché, se disponibili, le misurazioni effettuate sul suolo e sulle acque sotterranee che ne illustrino lo stato al momento dell’elaborazione della relazione o, in alternativa, relative a nuove misurazioni effettuate sul suolo e sulle acque sotterranee tenendo conto della possibilità di una contaminazione del suolo e delle acque sotterranee da parte delle sostanze pericolose usate, prodotte o rilasciate dall’installazione interessata.

Possono essere incluse o allegate alla Relazione di riferimento anche le informazioni definite in virtù di un’altra normativa purché soddisfino i requisiti richiesti dall’art. 5, comma 1, lettera V-bis) del D.Lgs. n. 152/2006.

La disciplina della Relazione di riferimento (dm n. 272/2014)

Il 13 novembre 2014, il ministro dell’Ambiente Galletti ha firmato il Decreto che stabilisce le modalità per la redazione della Relazione di riferimento; a breve è attesa la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Prima della firma del decreto, ci si era interrogati se l’obbligo di redazione della Relazione di riferimento fosse già operativo a prescindere dalla disciplina più dettagliata che il comma 9-sexies dell’art. 29-sexies (Aia) aveva demandato di indicare a uno o più decreti del Ministro dell’ambiente.

Si condivide l’opinione di chi riteneva che i gestori degli impianti fossero già obbligati a redigere la Relazione poiché la direttiva Ied/Ippc ne ha sufficientemente determinato i contenuti; ulteriormente, la stessa Commissione ne ha approntato e pubblicato delle apposite Linee guida, adottate con la Comunicazione 2014/C 136/01 (“Linee guida della Commissione europea sulle relazioni di riferimento di cui all’articolo 22, paragrafo 2, della direttiva 2010/75/Ue relativa alle emissioni industriali”). Proprio per tale motivo molte Regioni italiane si erano già mosse cominciando a chiedere ai gestori di presentare la Relazione di riferimento.

Il dm n. 272/2014, dopo aver dato all’art. 2 alcune definizioni utili alla sua applicazione – “aree verdi”, “brownfields” (cioè i siti interessati da attività pregresse suscettibili di determinare la presenza di sostanze pericolose pertinenti nel suolo o nelle acque sotterranee), e “centri di pericolo” – passa all’individuazione dei soggetti obbligati a presentare la relazione di riferimento, chiarendo quali sono i soggetti esclusi dall’obbligo e quali potrebbero, invece, esservi tenuti. 

Relazione di riferimento, i soggetti obbligati

A livello comunitario, la normativa in materia di Aia non ha introdotto un obbligo generale di presentazione della relazione di riferimento, e non tutte le attività che ricadono nell’ambito di applicazione dell’Aia sono tenute a presentarla.

A ben vedere si tratta di un numero limitato di insediamenti produttivi che sono, però, i più significativi, e cioè quelli che comportano l’utilizzo, la produzione o lo scarico di sostanze pericolose e quelli nei quali vi sia la “possibilità di contaminazione del suolo e delle acque sotterrane nel sito dell’installazione”, ma non al suo esterno: si ritiene che, sotto tale profilo, le disposizioni in esame possano applicarsi anche alle discariche.

Più precisamente, l’art. 3 del dm. n. 272/2014 circoscrive la categoria dei soggetti obbligati alla presentazione della Relazione di riferimento ai gestori degli impianti elencati nell’Allegato XII alla Parte Seconda del dlgs n. 152/2006.

In concreto, vi rientrano attività quali quelle energetiche (si pensi alle raffinerie di petrolio e di gas, agli impianti di produzione di coke, ai gassificatori), alle attività di produzione dei metalli (impianti siderurgici), all’industria dei prodotti minerali (produzione di cemento, fabbricazione del vetro), all’industria chimica (fabbricazione di prodotti chimici organici, idrocarburi, materie plastiche, prodotti fitosanitari, biocidi e farmaci, esplosivi), ma anche a talune attività svolte nell’ambito della gestione dei rifiuti pericolosi (smaltimento, recupero di rifiuti pericolosi, discariche).

Possono, invece, risultare soggetti all’obbligo di presentazione della Relazione di riferimento anche le attività elencate nell’Allegato VIII alla Parte Seconda del D.Lgs. n. 152/2006: al fine di verificare la sussistenza dell’obbligo, questi gestori dovranno eseguire la procedura di cui all’Allegato 1 del dm 272/2014, presentandone i risultati all’autorità competente.

Soggetti esclusi

In decreto non si applica alle installazioni collocate interamente in mare (art. 1 comma 2 del dm n. 272/2014), non essendo queste in alcun caso soggette agli obblighi di presentazione della domanda di Aia (si cui all’art. 29-ter, comma 1, lettera m) del Tua, laddove l’attività comporti l’utilizzo, la produzione o lo scarico di sostanze pericolose.

Risultano espressamente esclusi dall’obbligo di stesura della Relazione di riferimento i gestori degli impianti costituiti esclusivamente da centrali termiche e quelli degli altri impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW alimentate esclusivamente a gas naturale.

Tempistica

L’articolo 4 del dm n. 272/2014 dispone che:

– entro un anno (12 mesi) dall’entrata in vigore del dm n. 272/2014, i gestori in possesso di Aia statale al momento dell’entrata in vigore del decreto, da questo individuati quali soggetti obbligati (art. 3, comma 1), dovranno presentare all’autorità competente la Relazione di riferimento;

– entro tre mesi dall’entrata in vigore del dm n. 272/2014, i gestori in possesso di AIA statale al momento dell’entrata in vigore del decreto, i quali, invece, debbano effettuare la procedura tesa a verificare la soggezione all’obbligo (art. 3, comma 2), dovranno comunicare all’autorità competente gli esiti della procedura tesa a verificare la sussistenza dell’obbligo.

Per le installazioni che, invece, non avranno l’Aia nel momento in cui il D.M. n. 272/2014 entrerà in vigore, la domanda di AIA dovrà contenere o la Relazione o gli esiti negativi della procedura citata.

Contenuti minimi

L’Allegato 2 del dm n. 272/2014 specifica le informazioni che, in ogni caso, una Relazione di riferimento non può non avere, in altre parole, i suoi “contenuti minimi”. Al di là di ciò, nel redigere la Relazione di riferimento si devono aver presenti le citate Linee guida della Commissione europea.

In particolare, le informazioni sullo stato di qualità del suolo e delle acque sotterranee relative alla presenza di sostanze pericolose pertinenti, se non sono già disponibili in applicazione di altra normativa, dovranno essere acquisite, valutate ed elaborate conformemente sia alle indicazioni delle Linee guida della Commissione, sia alle indicazioni generali di cui all’Allegato 3 del DM n. 272/2014. 

Allegati al dm n. 272/2014

Il decreto n. 272/2014 è corredato di tre allegati:

– l’allegato 1, che illustra la “procedura per la verifica della sussistenza dell’obbligo di presentazione della relazione di riferimento”, con tanto di diagramma di flusso che illustra i vari passaggi;

– l’Allegato 2, che riporta i “contenuti minimi della relazione di riferimento”;

– l’Allegato 3 che indica i “criteri per l’acquisizione di nuove informazioni sullo stato di qualità del suolo e delle acque sotterranee con riferimento alla presenza di sostanze pericolose pertinenti”.

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