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Seveso III: come cambiano le competenze degli organi

Il Decreto di recepimento della Seveso III ha apportato molte novità, tra le quali una nuova conformazione degli organi di controllo

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Il decreto legislativo di recepimento della Direttiva 2012/18/UE, la cosiddetta “Seveso III”, relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose, può annoverare molte novità, il cui scopo è quello di migliorare il coordinamento, a livello istituzionale, delle amministrazioni e degli organi tecnici, a vario titolo coinvolti.
Tra le novità più significative introdotte con il D.Lgs. n. 105/2015 si assiste all’adeguamento dell’allegato 1 (che individua le sostanze e le categorie di sostanze pericolose soggette ai controlli sui pericoli di incidente rilevante) al nuovo sistema di classificazione ed etichettatura delle sostanze GHS delle Nazioni Unite, recepito nell’Unione europea con il Regolamento CLP n. 1272/2008.
Tuttavia, anche sul fronte degli organi competenti, si evidenzia il rafforzamento del ruolo di indirizzo del MATTM, attraverso l’istituzione di un coordinamento per l’applicazione uniforme sul territorio nazionale della normativa introdotta, composto da rappresentanti delle amministrazioni centrali e locali interessate e dagli organi tecnici (art. 11).

Il legislatore italiano ha ripartito i compiti degli organi competenti nel seguente modo:
Enti nazionali
Il Ministero dell’Ambiente è l’Autorità competente per tutte le necessità di coordinamento sul territorio nazionale e di raccordo col livello europeo. Deve infatti trasmettere alla Commissione:
‒ l’elenco degli stabilimenti soggetti alla direttiva Seveso,
‒ l’elenco degli stabilimenti che potrebbero originare incidenti con effetti transfrontalieri,
‒ informazioni in merito all’accadimento di incidenti rilevanti,
‒ una relazione quadriennale sulle attività svolte in materia.
Inoltre il Ministero Ambiente riceve:
‒ dai gestori, le notifiche e le schede di informazione per i cittadini ed i lavoratori;
‒ dai Comitati, le comunicazioni in merito alle istruttorie sui rapporti di sicurezza;
‒ dalle Prefetture, i Piani di Emergenza Esterni.
Infine, il Ministero dell’Ambiente deve:
‒ coordinare le attività degli altri soggetti al fine di un’applicazione uniforme della legislazione;
‒ predisporre, con il supporto dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) l’inventario degli stabilimenti soggetti al D.Lgs. n. 105/2015, e la banca dati contenente gli esiti della valutazione dei rapporti di sicurezza e dei sistemi di gestione della sicurezza.

Il Ministero dell’interno istituisce in ogni Regione il CTR – Comitato tecnico regionale
‒ predispone, in collaborazione con ISPRA, un piano nazionale di ispezioni, riguardante tutti gli stabilimenti di soglia superiore situati nel territorio nazionale. Il Ministero dell’interno e le regioni, in collaborazione con l’ISPRA, assicurano il coordinamento e l’armonizzazione dei piani di ispezione di rispettiva competenza, provvedendo altresì, ove possibile, al coordinamento con i controlli disposti in attuazione della normativa REACh e CLP; i piani di ispezioni sono periodicamente riesaminati e eventualmente aggiornati.
Le autorità competenti per le diverse ispezioni comunicano al Ministero dell’ambiente, entro il 28 febbraio di ogni anno, il piano di ispezioni predisposto o il suo aggiornamento, ed il programma annuale delle ispezioni ordinarie.

Enti territoriali
Le Regioni dispongono le ispezioni presso gli stabilimenti di soglia inferiore situati nel proprio territorio ed individuano gli insediamenti ad effetto domino.
Inoltre esse ricevono:
‒ dal gestore, la notifica e ove applicabile il rapporto di scurezza, privo delle informazioni riservate, per metterlo a disposizione della popolazione interessata alla consultazione;
‒ le comunicazioni del Comitato in merito alle istruttorie sui Rapporti di Sicurezza;
‒ dalle Prefetture, il Piano di Emergenza Esterno.
Il compito principale delle Prefetture è quello di elaborare ed attuare il Piano di Emergenza Esterno e di comunicarlo agli altri Enti per la relativa attuazione. In caso di evento di incidente rilevante, fungono da coordinatori dell’attuazione degli interventi previsti nel Piano e sono di raccordo con gli altri Enti coinvolti.
Inoltre le Prefetture ricevono:
‒ dal gestore, la notifica e la scheda d’informazione per i cittadini ed i lavoratori;
‒ le comunicazioni del Comitato in merito alle istruttorie sui Rapporti di Sicurezza;
‒ dal gestore, e anche ove pertinente dal CTR, le informazioni per la predisposizione del Piano di Emergenza Esterno;
‒ dal gestore, notizia di accadimento di incidente rilevante.

I Comuni ricevono:
‒ la notifica e la scheda d’informazione per i cittadini ed i lavoratori;
‒ le comunicazioni del CTR in merito alle istruttorie sui Rapporti di Sicurezza;
‒ dalle Prefetture, il Piano di Emergenza Esterno;
‒ dal gestore, notizia di accadimento di incidente rilevante;
ed effettuano funzioni:
‒ relative al controllo dell’urbanizzazione in relazione alla presenza di stabilimenti;
‒ relative alla informazione, consultazione e partecipazione del pubblico ai processi decisionali.

Comitato Tecnico Regionale (CTR)
I Comitati Tecnici Regionali insediati nelle Direzioni Regionali dei Vigili del Fuoco sono stati istituiti con il D.P.R. n. 577/1982 in materia di prevenzione incendi, allo scopo di istituire un organo tecnico che coordinasse a livello regionale l’attività di prevenzione incendi e che esprimesse pareri sulle istanze di deroga e su impianti di particolare complessità. Con il recepimento delle direttive per la prevenzione dei rischi di incidente rilevante, le competenze del Comitato Tecnico Regionale sono state sempre più ampliate.
I Comitati Tecnici Regionali (CTR) quindi:
‒ in primo luogo effettuano le istruttorie degli insediamenti soggetti alla presentazione del rapporto di sicurezza, e formulano le relative conclusioni;
‒ allo stesso modo esprimono parere in merito alle modifiche occorse in uno stabilimento e comunicate dal gestore;
‒ svolgono le ispezioni ordinarie disposte nel piano e ne adottano i provvedimenti derivanti;
‒ applicano le sanzioni amministrative pecuniarie;
‒ individuano, in accordo con le regioni competenti, gli stabilimenti in cui possono verificarsi effetti domino;
‒ effettuano o collaborano a indagini post-incidentali;
‒ collaborano con le Prefetture per la redazione dei Piani di Emergenza Esterni;
‒ su richiesta dei Comuni, esprimono pareri sulla compatibilità urbanistica e territoriale di nuovi insediamenti a rischio o di modifiche degli insediamenti esistenti con aggravio del rischio;
‒ ricevono i rapporti conclusivi delle ispezioni disposte dal Ministero dell’Ambiente ed eventualmente impartiscono le raccomandazioni e le prescrizioni proposte dalla commissione ispettiva.

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