Carbone killer silenzioso, 521 morti l'anno in Italia | Periti.info

Carbone killer silenzioso, 521 morti l’anno in Italia

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Sarebbero 22.300 i decessi prematuri all’anno causati dai fumi delle centrali elettriche a carbone, pari a 240mila anni di vita e 5 milioni di giornate lavorative perse. Tra i decessi, 521 avverrebbero nel nostro Paese, equivalenti a 5.560 anni di vita e 117.000 giornate di lavoro persi.

A lanciare l’allarme è Greenpeace nel nuovo rapporto “Silent Killer”, basato su una ricerca dell’Università di Stoccarda e dedicato agli impatti sanitari dell’inquinamento prodotto dalla combustione del carbone nei Paesi dell’Ue.

L’Associazione in particolare scaglia l’accusa contro Enel, quinta ‘peggior compagnia’ a livello europeo, , in termini di impatti sulla salute, se si includono anche le emissioni delle centrali della Slovenské Elektrárne, controllata dalla multinazionale italiana per il 66%. Secondo la ricerca a Enel sarebbero ricondotti su base europea circa 11.660 anni di vita persi, senza aggiungere il ‘carbone di domani’, ovvero gli impatti sanitari che deriverebbero da centrali di futura progettazione o realizzazione. Rispetto a quest’ultimo tema, la ricerca stima che i 52 progetti di nuove centrali attualmente in fase di realizzazione o di autorizzazione, una volta entrati in funzione, causerebbero ogni anno in Europa danni alla salute umana equivalenti alla perdita di ulteriori 32.000 anni di vita. Tenendo conto del fatto che una centrale opera normalmente per un ciclo di vita di 40 anni, in prospettiva questi progetti equivarrebbero alla perdita di 1,3 milioni di anni di vita.

“Questo studio”, sostiene Greenpeace, “è l’ennesima prova che il ‘carbone pulito’ non esiste. I dati di molte istituzioni e organismi sovranazionali confermano sempre più che l’aria che respiriamo può essere uno dei maggiori agenti patogeni per la nostra salute. In Europa, il carbone è una delle principali cause di avvelenamento dell’aria. Per salvare i nostri polmoni, e salvare il clima dalle emissioni di gas serra, dobbiamo mettere fine all’età del carbone e avviare una radicale rivoluzione energetica”.

Le circa 300 centrali a carbone operanti in Europa producono 1/4 dell’energia elettrica consumata nell’Ue, emettendo il 70% degli ossidi di zolfo e più del 40% degli ossidi di azoto provenienti dal settore elettrico; producono inoltre il 50% circa di tutte le emissioni industriali di mercurio, 1/3 di quelle di arsenico e 1/4 delle emissioni europee di Co2. Prima dell’Enel (5a), le quattro “peggiori” compagnie europee in termini di impatto sanitario sono, secondo Greenpeace, la Pge (polacca), Rwe (tedesca), Vattenfall (svedese), Ppc (greca). E la tendenza è in aumento: la ricerca rileva infatti che l’aumento del consumo di carbone registrato tra il 2009 e il 2012 a livello europeo sia pari all’11%, equivale a un incremento dei danni sanitari nell’ordine di più di 1.000 casi di morte prematura ogni anno. In alcuni Paesi il numero di morti per esposizione al carbone supera addirittura quello dei decessi per incidenti stradali: in Polonia ad esempio, il Paese più colpito dal carbone con 5.358 decessi, contro i 4.572 quelli per incidenti stradali.

Un quadro in cui Greenpeace avanza delle proposte all’Ue: di fissare nuovi obiettivi vincolanti di sviluppo delle rinnovabili (45%), di abbattimento dei gas serra (55%) e di efficienza energetica per il 2030 e di arrivare a porre fine all’”età del carbone” al più tardi entro il 2040.

“Gli scenari energetici che abbiamo proposto – già adottati dall’Ippc – dimostrano come, per garantire i fabbisogni energetici europei, non serva costruire nuove centrali a carbone”, conclude Greenpeace. “Piuttosto, con lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio d’energia garantito da serie misure di efficienza energetica, è possibile cominciare a chiudere le centrali a carbone più vecchie e inquinanti. Ora.”

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