Dal Minambiente una flotta di 'pronto intervento' per le coste | Periti.info

Dal Minambiente una flotta di ‘pronto intervento’ per le coste

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Una flotta di 35 navi contro l’inquinamento: è il progetto di pronto intervento che il Ministero dell’Ambiente, grazie a un contratto con il consorzio Castalia, schiera in difesa dei 7.500 chilometri di costa italiana. “Uno strumento importante a favore del nostro Paese, che ci pone all’avanguardia a livello internazionale e che nelle scorse settimane ci ha permesso di bloccare tempestivamente casi gravi di inquinamento, come quello avvenuto a fine luglio nel porto di Salerno”, con queste parole Andrea Orlando, ministro dell’ambiente, ha illustrato nei giorni scorsi il progetto, presentato con un’esercitazione nelle acque di Civitavecchia in cui le navi Bonassola, Tito, Tirreno, Ecogiglio e Ievoleco hanno simulato il controllo, l’isolamento e la raccolta di sostanze pericolose cadute in mare.

La flotta antinquinamento del ministero è formata da 9 navi d’altura e da 26 navi costiere, più diversi battelli minori e di servizio, che stazionano nei principali porti italiani, negli scali a maggiore rischio di inquinamento e in prossimità delle zone di mare più delicate dal punto di vista ambientale, come le riserve e le aree protette. Facendo perno su tecnologie innovative, come speciali radar per individuare le macchie di inquinante sulla superficie del mare, algoritmi di calcolo e modelli di diffusione delle sostanze, dispositivi di assorbimento, le 35 unità speciali sono “pronte a salpare” in pochi istanti dall’allarme diramato dalle Capitanerie di porto, che presidiano e controllano il mare, ma in caso di richiesta può collaborare anche per difendere i mari di altri Paesi, com’è accaduto anche in passato.

Le fonti principali di inquinamento delle coste e dei fondali sono il greggio e i carburanti raffinati, causati essenzialmente dal traffico petrolifero e dagli scarichi industriali. Gli incidenti più diffusi sono la collisione, l’incendio, l’incaglio, avarie a infrastrutture petrolifere.

Il sistema di ‘pronto intervento’ si basa sul “Piano operativo per la difesa del mare e delle zone costiere dagli inquinamenti accidentali da idrocarburi e da altre sostanze nocive” approvato a gennaio. Le strategie di intervento hanno alcuni princìpi di base: trattare la maggior parte dell’inquinamento al largo e il più rapidamente possibile, arrestare l’espansione dello sversamento, difendere soprattutto le coste e le aree sensibili. Per contenere l’espansione dell’inquinamento vengono impiegati metodi di contenimento (barriere galleggianti), di raccolta e aspirazione.

Quando i metodi meccanici non bastano si può ricorrere, ma con estrema parsimonia, anche a prodotti ad azione assorbente o disperdente. La scelta dipende da diversi fattori che vengono valutati caso per caso dalle Capitanerie di porto e dal ministero dell’Ambiente.

Queste le basi dove si trovano le unità speciali: Imperia, Genova, La Spezia, Livorno, Piombino, Porto Santo Stefano, Civitavecchia, Gaeta, Salerno, Cetraro, Vibo, Messina, Sant’Agata di Militello, Termini Imerese, Trapani, Sciacca, Licata, Pozzallo, Augusta, Porto Torres, Golfo Aranci, Arbatax, Cagliari, Oristano, Crotone, Corigliano, Gallipoli, Otranto, Bari, Termoli, Giulianova, Ancona, Ravenna, Chioggia e Trieste. Inoltre la rete di pronto intervento ha una scorta di attrezzature negli 8 depositi a terra: a Civitavecchia, Genova, Napoli, Messina, Bari, Ravenna, Venezia e Cagliari.

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