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Ecco la guida all’elettronica “verde”

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Lo smaltimento dei rifiuti elettronici e l’impiego di sostanze chimiche pericolose nella produzione di prodotti tecnologici come personal computer e cellulari rappresentano una vera e proprio emergenza ambientale. Per questo è fondamentale che i big dell’elettronica se impegnino ad usare processi di produzione sempre meno inquinanti.

Ed è a questo proposito che Greenpeace ha stilato la classifica delle case più virtuose. Dell, Samsung e Toshiba non hanno mantenuto le promesse di eliminare, nella catena produttiva, plastica in PVC e dai ritardanti di fiamma a base di bromo e per questo precipitano in classifica.

Queste sostanze contaminano l’ambiente e l’uomo durante tutto il ciclo di vita: dalla produzione, all’impiego fino al loro smaltimento finale. Alternative più sicure esistono: è possibile fin da subito sostituire questi composti pericolosi.

Invece, aziende come Apple, Hp e due brand indiani, HCL e Wipro, stanno già togliendo le sostanze più pericolose: eliminare i veleni dall’high-tech è una pratica possibile e a costi competitivi.

Salgono Sony Ericsson, HP e Acer per aver compiuto ulteriori passi avanti e hanno fatto sentire il proprio peso per influenzare il processo di revisione della Direttiva RoHS (Restriction of Hazardous Substances in electronics). Queste aziende chiedono che la Direttiva proibisca l’uso del PVC e di tutti i ritardanti di fiamma bromurati nei prodotti tecnologici.

È incoraggiante vedere come diverse aziende importanti sostengano, in linea con le nostre richieste, l’urgente bisogno di una legislazione in grado di rimuovere completamente queste sostanze pericolose.

 Leggi la sintesi dell’Ecoguida XV

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