Lamierino magnetico a grani orientati: l'Europa dice sì ai dazi | Periti.info

Lamierino magnetico a grani orientati: l’Europa dice sì ai dazi

Nonostante le proteste delle industrie del settore, sono stati ufficializzati i dazi sull'import di GOES

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Nonostante le proteste e le prese di posizione dell’industria italiana dei trasformatori elettrici, la Commissione Europea ha emanato il Regolamento n. 1953/2015 che istituisce un dazio antidumping definitivo alle importazioni di lamierini magnetici a grani orientati (Goes) originari da Cina, Giappone, Corea, Russia e USA.

Queste misure prevedono l’istituzione di prezzi minimi all’importazione; nel caso di importazioni a prezzi inferiori rispetto al prezzo minimi, si applica un dazio antidumping che, al massimo, può portare il prezzo finale al raggiungimento del suddetto prezzo minimo.

Le Istituzioni Italiane, così come per il precedente Regolamento n. 763/2015 che istituiva misure provvisorie, hanno espresso parere favorevole all’emanazione del nuovo Regolamento, ignorando di fatto le richieste dell’industria dei trasformatori elettrici che afferma di sentirsi fortemente penalizzata dall’introduzione di tale disciplina. Ciò soprattutto in considerazione del fatto che in Italia non esistono insediamenti industriali per la produzione di Goes, in quanto la linea produttiva di Terni della Società ThyssenKrupp è stata chiusa nel 2005.

L’Italia, secondo le statistiche dell’ISTAT, importa più di 100 mila tonnellate di Goes all’anno mentre, prima della chiusura della linea produttiva di Terni del 2005, ne importava meno della metà. Dal 2014, anche a seguito dell’emanazione del Regolamento n. 548/2014, che ha introdotto un quadro per l’elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei trasformatori elettrici utilizzati nelle reti di trasmissione e distribuzione, è iniziata una crescita vertiginosa dei prezzi del Goes. Prima della chiusura di Terni la quotazione di Goes era inferiore a 1.500 €/ton, e successivamente è salita rapidamente ad oltre 3.000 €/ton nel 2008 per poi ridiscendere negli anni 2012-2013 sotto i 1.500 €/ton.

I costruttori europei di Goes, nonostante il prezzo sia risalito mediamente dall’inizio del 2014 di oltre il 50%, sostengono che il margine di profitto registrato dalla risalita dei prezzi sia stato solo dell’1,1% nel periodo gennaio-maggio 2015. “Questo margine di profitto così modesto è quantomeno discutibile alla luce di quanto ipotizzato nel primo Regolamento contenente le misure provvisorie dove la Commissione Europea aveva prefigurato uno scenario con impatti di aumenti di prezzo del Goes notevolmente inferiori al 30%, sostenendo che i produttori di Goes europei avrebbero potuto avvalersi di tali aumenti di prezzo associandoli a maggiori economie di scala”, afferma una nota di Anie Energia, l’associazione che rappresenta i comparti della produzione, trasmissione, distribuzione e utilizzo di energia elettrica.

Il Regolamento rimarrà in vigore per cinque anni. Secondo Anie Energia, verosimilmente nessun produttore extra UE esporterà a prezzi inferiori al prezzo minimo all’importazione trattenendo maggiori margini di profitto piuttosto che lasciarli alla gabella europea. E’ quindi facilmente ipotizzabile uno scenario in cui non ci sarà comunque per i prossimi anni la riscossione di dazi antidumping sull’importazione di tali prodotti e quindi anche lo Stato Italiano non ne avrà vantaggi economici. Inoltre i provvedimenti dell’Unione Europea hanno di fatto congelato la concorrenza sul mercato. Non ci sono all’orizzonte realizzazioni di insediamenti industriali in Italia ed in Europa per la produzione di Goes.

“È sconfortante constatare la mancanza della necessaria attenzione delle Istituzioni nazionali nei confronti di un comparto industriale così rilevante – ha dichiarato Matteo Marini, Presidente di Anie Energia. E i numeri del settore in Italia sono rilevanti: più di 50 società impegnate nella costruzione di trasformatori di media e grande potenza, con un fatturato di oltre 1,2 mld euro e circa 8.000 addetti diretti e indiretti.

“È necessario un cambio di indirizzo sostanziale e una focalizzazione ai problemi reali del nostro Paese” conclude Marini, “portando in Europa le istanze che riguardano prima di tutto la nostra economia ed il nostro tessuto sociale”.

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