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Detrazione 55%: quale futuro?

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Tra poco si deciderà se prorogare o meno l’incentivo fiscale del 55% anche per il 2011. Il Paese ne ha lungamente beneficiato: gli investimenti fin’ora sostenuti sono stati di circa 3 miliardi all’anno.
In occasione del Solarexpo Greenbuilding presso la fiera di Verona, Giancarlo Valentini, capo della struttura GDL efficienza energetica dell’ENEA, ha presentato i risultati ottenuti attraverso la detrazione del 55% nei suoi primi tre anni di operatività:
Ecco i numeri del triennio 2007-2009:
Nel 2007, sono stati effettuati 106.000 interventi di riqualificazione energetica, per un investimento complessivo pari a 1.453.000.000 euro. Il risparmio energetico conseguito ammonta a 787 GWh.
Il 2008 è caratterizzato da una decisa crescita: 247.800 interventi, con 3.500.000.000 euro investiti che portano ad un risparmio energetico di 1.961 GWh.
Il 2009, infine, presenta dati sostanzialmente in linea con l’anno precedente: 236.100 interventi di riqualificazione energetica con 2.900.000.000 euro di spese sostenute, con un risparmio energetico pari a 1.656 GWh.
Quanto all’analisi delle tipologie di interventi messi in atto, la sostituzione degli infissi e, quindi, la sostituzione di impianti termici risultano essere le principali.

Quanto hanno reso in termini di risparmio energetico?
Secondo Cresme, a cui l’Enea ha affidato lo studio, questi investimenti hanno iniziato a rendere: il risparmio energetico è stimabile in 3,2 miliardi di euro. A questi si aggiungerebbero 3,3 miliardi di gettito fiscale aggiuntivo (IVA, Irpef, Ires delle imprese e dei professionisti coinvolti). Ulteriori 3,8 miliardi sarebbero imputabili all’incremento dei valori immobiliari. Il beneficio quindi ammonterebbe a circa 10 miliardi.
Tra i benefici, non quantificabili si deve tenere conto della nascita di imprese start-up che si occupano di green economy, nuova occupazione, emersione del sommerso, vantaggi ambientali e contenimento delle penali inflitte dall’Unione Europea.
In realtà lo stimolo della detrazione ha mosso “solamente” il 47% degli investimenti prodotti. Infatti, secondo quanto emerso dall’indagine Cresme, il 52% di coloro che hanno beneficiato della detrazione avrebbero dato corso agli interventi anche in assenza del beneficio del 55%, anche se è lecito ipotizzare in misura minore e con un sommerso maggiore.
Nel caso che la detrazione non venisse prorogata, Cresme stima un aggravio per le casse dello Stato a partire dal 2011, causato dall’interruzione del maggiore gettito generato dagli investimenti. Inoltre vi sarebbe un rallentamento delle potenzialità di innovazione tecnologica e di un aumento dell’efficienza energetica degli edifici; l’interruzione della crescita virtuosa del risparmio energetico e della limitazione della emissione di CO2; il disimpegno pubblico alla crescita culturale in ambito ambientale, che non gioverebbe ad un Paese che ha tutto da guadagnare dalla tutela del proprio patrimonio.

Nuove regole per l’incentivazione?
Si chiede innanzitutto una semplificazione: i requisiti tecnici richiesti comportano spese che a volte sono ritenute “eccessive” dagli utenti; le agevolazioni non sempre sono accessibili alle imprese per immobili di loro proprietà ma che non sono “strumentali” all’esercizio delle attività; il limitato periodo della detrazione, per alcune opere che comportano investimenti importanti, con difficoltà consente di rientrare in 5 anni della spesa sostenuta; le procedure, in termini di documentazione necessaria, vengono ritenute ancora troppo laboriose.
Si potrebbe pensare a riportare il periodo della detrazione a scelta dall’utente (da 3 a 10 anni), soprattutto nel caso di opere di notevole entità (di solito ai sensi del comma 344). L’aspetto più “delicato” riguarda il fatto che circa il 50% degli interventi si sono indirizzati sulla sostituzioni di infissi, 275mila in tre anni, per un costo medio di 7000 euro, che hanno prodotto un investimento complessivo di circa 2 mld di euro a fronte di un risparmio energetico medio di 2, 56 MWh.
La direzione futura sembra essere quella di privilegiare, sempre che permanga la detrazione sugli infissi, gli interventi che consentano di conseguire una sensibile riduzione di energia primaria piuttosto che il rispetto di un parametro di trasmittanza abbastanza agevole da conseguire, e che ha messo sullo stesso piano produttori che fanno dell’efficienza il proprio punto forte, con altri che si sono limitati solamente ad aggiornare le produzioni. Sempre secondo Enea si potrebbero rimodulare i bonus sugli interventi più efficienti o su quelli non ancora incentivati, cercando di intaccare i consumi per il condizionamento estivo o sfruttando il potenziale ancora inespresso della cogenerazione.
Ad esempio, secondo l’Enea, per le caldaie a biomassa, si potrebbero rivedere alcune regole e nello stesso tempo porre le dovute attenzioni alle limitazioni delle emissioni gassose. Si potrebbe pensare a richiedere una maggiore efficienza energetica (un rendimento del generatore di calore superiore a quello attualmente disposto dal D.M. 11/03/2008, e/o l’obbligo di istallare valvole termostatiche a bassa inerzia termica su ogni elemento scaldante, come già valido nel caso delle caldaie a condensazione), eliminando l’attuale subordinazione alle detrazioni, per immobili in zone climatiche C,D,E,F, al possesso di porte e finestre di elevata efficienza energetica, condizione che per interventi di questo tipo, rende difficile l’accesso alle detrazioni stesse.
Si pensa poi, sia necessario sostenere maggiormente gli interventi di coibentazione delle strutture opache, che dalle richieste di detrazione pervenute, costituiscono ogni anno solo il 5% degli interventi agevolati. Questi interventi hanno costi di realizzazione del tutto accettabili se paragonati al vantaggio tecnico che essi comportano, in termini di risparmio di energia primaria conseguito.

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