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Il fotovoltaico si prepara al taglio degli incentivi

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Consapevole del calo registrato dalle materie prime e del difficile momento che sta vivendo l’Italia, il settore fotovoltaico si prepara a un nuovo taglio degli incentivi pubblici ma chiede misure graduali che evitino la paralisi di uno dei pochi settori economici in crescita nel nostro Paese. È il messaggio emerso nel corso di un convegno organizzato a Mce–Mostra convegno expocomfort che si è chiusa venerdì scorso a Fieramilano.

Vittorio Chiesa, responsabile del dipartimento Energy & Strategy al Politecnico di Milano, ha tracciato lo stato dell’arte del fotovoltaico nella Penisola, sottolineando che il 2011 è stato un anno boom in Italia, con impianti installati per oltre 9,3 GW. un dato che ci colloca al secondo posto a livello mondiale dopo la Germania. Il 2012 vede invece un rallentamento, sia per le difficoltà di accesso al credito, sia per le bozze relative al Quinto Conto Energia che circolano in questi giorni.

Le associazioni del settore concordano nella necessità di fare chiarezza, come Andrea Brumgnach, consigliere di Anie/Gifi che ha criticato i continui interventi normativi sul tema degli incentivi, che rischiano di mandare in confusione il mercato. “Nel 2010 è stato messo a punto un piano triennale, rivisto pochi mesi dopo con un nuovo obiettivo quinquennale. Oggi si parla di nuovi interventi e nel frattempo il mercato rallenta”. Alla base del probabile nuovo Conto Energia c’è proprio la corsa del fotovoltaico nella Penisola. L’obiettivo di budget annuale è stato fissato a 6 miliardi di euro, ma già nel primo scorcio del 2012 si è arrivati a una quota cumulata di 5,6 miliardi. “I piccoli operatori rischiano di pagare il prezzo più elevato in questo clima di incertezza diffusa – ha commentato Maurizio Esitini, direttore generale di Assistal (Associazione nazionale  costruttori di impianti) –“. Mentre Alessandro Cremonesi, presidente di Ifi (Industrie fotovoltaiche italiane), ha chiesto che si ponga fine agli squilibri creati dagli stessi incentivi. “Siamo in una situazione paradossale: se in Cina gli incentivi cominciano a muovere solo ora i primi passi, le aziende cinesi hanno conquistato il mercato con l’80% della produzione mondiale. Un risultato raggiunto anche grazie a una politica di dumping che ha penalizzato i produttori italiani”.

Marco Pigni, direttore di Aper (Associazione produttori da energia rinnovabile), ha auspicato una soluzione equilibrata: “L’industria italiana è svantaggiata sul fronte dei prezzi rispetto a quella asiatica e va tutelata con soluzioni premiali, come previsto dal Quarto Conto Energia”.

Una posizione condivisa da Sergio D’Alessandris, presidente di Assolterm (Associazione solare termico), che ha lamentato una scarsa considerazione delle istituzioni: “L’Enea certifica che l’80% dei consumi energetici domestici riguarda l’ambito termico, ma ancora mancano i decreti a sostegno del settore, attesi già nell’autunno scorso. Se a questo si aggiunge il rischio di fine delle detrazioni al 55%, emerge un quadro sconcertante”.

Federico Musazzi, Segretario Assotermica (Associazione produttori di apparecchi e componenti per impianti termici), auspicando ”una maggiore strutturalità e certezza del meccanismo di incentivi per le fonti termiche e, in secondo luogo, una revisione degli obblighi minimi di copertura degli edifici derivanti da fonti termiche per il riscaldamento, l’acqua calda sanitaria e il raffrescamento rispetto a quanto previsto attualmente dall’allegato 3 del decreto 28/2011 che, ad oggi, prevede valori estremamente severi che nella realtà sono difficilmente praticabili”.

O.O.

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