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Gestione delle acque reflue, l’Europa fa progressi

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Dal 1991 gli Stati membri dell’Ue sono tenuti a dotarsi di sistemi di raccolta delle acque reflue urbane e a garantire che l’acqua che entra nei sistemi di raccolta subisca un opportuno trattamento “secondario” volto a rimuovere le sostanze inquinanti. Le acque reflue che arrivano in aree sensibili, quali ad esempio i siti di balneazione o le riserve di acqua potabile, sono sottoposte a un’ulteriore forma di trattamento più rigorosa.

Pur con significative differenze tra i Paesi membri, in Europa la situazione è in miglioramento. Secondo la Commissione europea infatti, mentre i paesi più all’avanguardia come Germania, Austria e Paesi Bassi si sono conformati in larga misura alle norme minime dell’Ue per il trattamento delle acque reflue, ve ne sono molti altri che hanno raggiunto risultati non troppo distanti. Persino gli Stati membri entrati più recentemente nell’Ue, che sono partiti da una situazione iniziale meno favorevole, hanno registrato un miglioramento generale della raccolta e del trattamento, nonostante vantino tassi di conformità inferiori. Sono progressi che, spiega la Commissione, vanno di pari passo con gli investimenti di sostegno dell’Ue, pari a 14,3 miliardi di euro nel periodo 2007-2013.

Secondo l’ultima relazione pubblicata dalla Commissione, relativa al periodo 2009-2010, il 91% del carico inquinante proveniente dalle grandi città dell’Unione europea beneficia di un trattamento più rigoroso, e ciò costituisce un notevole miglioramento rispetto alla situazione descritta nella relazione precedente, dove la percentuale si attestava al 77%. Inoltre, il migliore trattamento delle acque reflue e la minor quantità di scarichi di acque reflue non trattate nell’ambiente hanno consentito di migliorare la qualità delle acque di balneazione: si consideri che mentre all’inizio degli anni’ 90 solo il 60% circa dei siti di balneazione vantava acque di qualità eccellente, oggi si è passati al 78%.

15 Stati membri raccolgono il 100% del loro carico inquinante totale, e in generale il tasso di raccolta è elevato. Tutti hanno mantenuto o migliorato i risultati già ottenuti, sebbene il tasso di conformità sia tuttora inferiore al 30% in Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia e Slovenia.

I tassi di conformità per il trattamento secondario sono pari all’82%, con un aumento di 4 punti rispetto alla relazione precedente. Tuttavia vi sono enormi differenze tra l’Ue-15, dove i tassi erano compresi tra il 90 e il 100% e l’Ue-12, dove in media la conformità era del 39%. I tassi di conformità per il trattamento più rigoroso destinato a contrastare l’eutrofizzazione o ridurre l’inquinamento batteriologico che potrebbero avere ripercussioni sulla salute umana, sono, complessivamente, pari al 77%. Gli Stati membri dell’Ue-12 hanno raggiunto in media solo il 14%, mentre l’Austria, la Germania, la Grecia e la Finlandia registrano una percentuale di conformità del 100%. La parte del territorio UE designata come “area sensibile” registra un aumento di due punti rispetto alla relazione precedente, raggiungendo quasi il 75%. L’aumento maggiore si è registrato in Francia e in Grecia.

In questo quadro di generale miglioramento, viene comunque lanciato un avvertimento: confrontando infatti la situazione delle 27 capitali europee, emerge che solo 11 delle 27 città sono dotate di un adeguato sistema di raccolta e di trattamento, nonostante le norme siano state fissate più di 20 anni fa.

“Il trattamento delle acque reflue è un test fondamentale per la società: eliminiamo i rifiuti che produciamo o stiamo rovinando l’ambiente da cui dipendiamo?”, chiede Janez Potočnik, Commissario Ue per l’Ambiente. “Sono soddisfatto di vedere che le tendenze vanno nella direzione giusta e sono lieto di constatare che l’azione della Commissione, che associa misure di sostegno finanziario a, se necessario, azioni legali, sta dando i suoi frutti a vantaggio dei cittadini europei.”

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