Giornata mondiale della biodiversita' 2013, il Rapporto Legambiente | Periti.info

Giornata mondiale della biodiversita’ 2013, il Rapporto Legambiente

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Il 22 maggio 2013 si celebra la Giornata mondiale della biodiversità, l’evento istituito dalle Nazioni Unite dal 2000 per attirare l’attenzione globale sulla ricchezza vegetale e animale nel mondo, e soprattutto sull’impatto che le attività umane hanno nei confronti delle specie. Si tratta di un tema che interessa molto da vicino l’Italia: il nostro Paese ospita circa 67.500 specie di piante e animali, ovvero il 43% di quelle descritte in Europa e il 4% di quelle del Pianeta. Un patrimonio di biodiversità tra i più importanti a livello continentale che si trova, però, in grave pericolo: il maggior numero di animali e piante minacciati, pari a circa il 35%, si trova nell’area del Mediterraneo, e in particolare in Italia. A porre l’accento su questa situazione è Legambiente, che in occasione dell’International Day for Biological Diversity ha pubblicato il Rapporto Biodiversità a Rischio: un quadro aggiornato sulla situazione della biodiversità in Italia e nel mondo con due focus specifici sulle zone umide e sulla biodiversità in Abruzzo.

I dati sulla biodiversità minacciata, alla luce anche dei deludenti risultati della Conferenza delle Nazioni Unite Rio +20, sottopongono ancora di più “la necessità di attuare interventi concreti per rilanciare l’economia, mitigare gli effetti del cambiamento climatico e fermare la perdita di biodiversità, importante capitale naturale su cui fondare il nostro sviluppo economico e benessere sociale”, spiega Antonio Nicoletti, responsabile Aree Protette di Legambiente. “In questo percorso di rilancio, tutela e conservazione della biodiversità, le aree protette hanno un ruolo chiave nella conservazione e valorizzazione della natura, ma a loro spetta anche il compito di diventare un organismo moderno di gestione integrata e sostenibile del territorio cercando di far crescere, entro il 2020, la percentuale della loro superficie a livello mondiale (il 17% delle aree terrestri e il 10% di quelle marine) come stabilito dall’Onu”.

Dal rapporto emerge l’enorme varietà di ambienti naturali italiani, con ben 130 habitat individuati dalla Direttiva europea Habitat 92/43: la fauna italiana infatti rappresenta più di un terzo dell’intera fauna europea con 57.468 specie e sono state censite 6.711 piante vascolari, mentre la flora è tra le più ricche in Europa per muschi e licheni. Come però confermano i recenti dati delle Liste Rosse delle specie minacciate, elaborate da Ministero dell’ambiente e Federparchi, vi sono 161 specie di animali vertebrati e 194 varietà vegetali a rischio di estinzione in Italia. Ma anche nel resto del mondo la situazione non è delle migliori: la perdita di biodiversità del pianeta avanza con tassi che incidono da 100 a 1000 volte più del normale. Negli ultimi 50 anni, si è degradato il 60% degli ecosistemi terrestri con pesanti ripercussioni socio economiche.

Quali sono le cause della perdita di biodiversità? Tra le principali, spiega il Rapporto, vi compaiono i cambiamenti climatici, l’introduzione di specie aliene, il sovra sfruttamento e l’uso non sostenibile delle risorse naturali, le fonti inquinanti e la perdita degli habitat. L’impatto economico della perdita di biodiversità si avverte principalmente sui soggetti più esposti come le popolazioni che dipendono direttamente dai beni e dai servizi offerti degli ecosistemi. Ad esempio, la deforestazione mette a rischio un miliardo e mezzo di persone che vivono grazie ai prodotti e ai servizi delle foreste, le quali proteggono anche l’80% della biodiversità terrestre. La pressione intorno alle risorse idriche, inoltre, cresce sia in termini di quantità sia di qualità in molte zone del mondo. Così come il sovra sfruttamento eccessivo della pesca ha conseguenze economiche disastrose per l’intero settore. La perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi hanno anche costi effettivi economici che fino a poco tempo fa non venivano nemmeno considerati: la perdita annua di servizi ecosistemici, spiega Legambiente, viene stimata a circa 50 miliardi di euro, ed entro il 2050 si stima che le perdite cumulative, in termini di benessere, potrebbero essere equivalenti al 7% del Pil.

Il Rapporto sulla Biodiversità di Legambiente quest’anno affronta anche due temi specifici. Il primo focus, sulle zone umide, forniscono acqua potabile, producono il 24% del cibo del pianeta, servono all’irrigazione delle colture, fanno da barriera e da magazzini naturali di acqua in caso di inondazioni e sono importanti serbatoi di Co2. Si tratta di preziosi ecosistemi che tuttavia, data la loro complessità ecologica, sono fortemente vulnerabili a una vasta gamma di pressioni antropiche su scala globale (bonifiche, urbanizzazione, artificializzazione in senso lato, pesca sportiva) e locale (stress idrico, inquinamento, agricoltura, pascolo, fruizione non controllata). Senza contare la minaccia proveniente dall’introduzione di specie alloctone invasive come la nutria, originaria dell’America centro-settentrionale e commercializzata in Italia come animale d’acquario.

Il secondo focus è dedicato all’Abruzzo, la Regione con il più alto tasso di specie protette in Italia, (come il lupo e l’orso bruno marsicano) che ciò nonostante sono forte rischio a causa delle costanti aggressioni di origine antropica. Solo da gennaio 2012, infatti, sono stati 44 gli esemplari di lupo trovati morti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, di cui 36 solo dall’inizio del 2013. Nello stesso lasso di tempo sono deceduti anche 3 cervi e 2 esemplari di orso bruno marsicano. Sono dati che, conclude Legambiente, “dimostrano quanto ci sia da fare per riuscire a debellare una vera e propria piaga che, se non affrontata, rischia di vanificare gli sforzi di quanti si adoperano, con volontà e spirito di sacrificio, per salvaguardare il nostro importante patrimonio naturalistico”.

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