Acque reflue in Calabria: è necessario un intervento | Periti.info

Acque reflue in Calabria: è necessario un intervento

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Depuratori vecchi e malandati, senza manutenzione o in stato di completo abbandono, allacci alla rete fognaria abusivi e scarichi che vanno direttamente nei fiumi fino al mare. Dei circa 700 impianti tra grandi medi e piccoli sparsi in tutta la Calabria, la maggior parte non funziona o funziona male, con il risultato che oltre il 62% dei cittadini non è servito da un sistema efficiente di smaltimento dei reflui.

Una situazione sconfortante e, secondo quanto emerso dall’ultima edizione di Goletta Verde, la Calabria risulta sul podio delle regioni con il mare più inquinato insieme a Campania e Sicilia.

Il quadro tracciato da Legambiente nel dossier “Acque nere” torna a denunciare la grave carenza del sistema di depurazione in Calabria e a sollecitare interventi e proporre soluzioni prima che riesploda l’emergenza in piena stagione balneare.

I dati degli ultimi 5 anni di attività ufficiali delle forze dell’ordine e dalla magistratura, raccolti da Legambiente, rivelano una condizione preoccupante: manutenzione degli impianti inesistente, scarichi non allacciati perché all’interno di lottizzazioni abusive senza rete fognaria, versamenti illegali di fanghi di lavorazione industriale nei corsi d’acqua.

Tra il 2006 e il 2010, i Carabinieri del Nucleo tutela ambiente, la Guardia di finanza, il Corpo forestale dello Stato e le Capitanerie di porto hanno accertato ben 1.689 reati legati alla depurazione e agli scarichi illegali in mare e la provincia di Reggio Calabria con 694 infrazioni accertate (41% del totale) detiene il record regionale di reati.

Solo nel 2010, le infrazioni rilevate sono state 358, quasi una al giorno e sono state denunciate, e in alcuni casi arrestate, 440 persone ed effettuati 224 sequestri di impianti. In provincia di Reggio Calabria, la Capitaneria di porto ha sottoposto a verifica 42 impianti, dei quali ben 14 sono risultati fuori uso. Negli altri sono state rilevate gravi carenze riferite a manutenzione, disinfezione, smaltimento dei fanghi post trattamento, sistemi di grigliatura.

Legambiente ha dunque avanzato ai Sindaci calabresi proposte specifiche per intervenire subito. Innanzitutto l’associazione chiede di adeguare il servizio di depurazione secondo quanto previsto dalla normativa comunitaria, con impianti che abbiano almeno il trattamento biologico per l’abbattimento dell’inquinamento organico degli scarichi. Inoltre è necessario separare le acque bianche dalle nere, per evitare che l’eccessiva portata che si verifica con le intense piogge arrivi ai depuratori mandando in tilt il sistema.

Infine, risulta fondamentale munire tutti gli impianti di disoleatore, il sistema per la raccolta di oli e grassi che vengono trattenuti dal depuratore evitando che finiscano in mare, e controllare l’attività degli auto spurgo, che soprattutto d’estate quando il lavoro aumenta, scaricano anche in impianti già al limite della saturazione, rendendo ancora più critica la loro capacità di depurazione.

“Proponiamo anche– conclude il vicepresidente di Legambiente – la composizione di una task force regionale in grado di garantire il necessario supporto tecnico e amministrativo, coordinare le attività di controllo e verificare la programmazione degli investimenti”.

di O.O.

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