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La crisi del settore edile e la depurazione globale

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La crisi del settore edile nei Paesi a crescita zero come l’Italia è endemica ed irreversibile, non essendo il settore strettamente legato allo sviluppo tecnologico e industriale, che pure languono da anni intorno alla crescita zero. Segno evidente di mancanza di idee più che di risorse.

Ma l’edilizia sta peggio. Si parla di un calo occupazionale già subito di 250.000 occupati, con crollo degli investimenti del 6,4%, mentre per l’anno in corso è prevista una perdita del 2,4% (leggi articolo collegato). Tuttavia questo settore, che sarebbe il maggior beneficiario della “depurazione globale” non la conosce o non ha preso sul serio questa importante opportunità.

Basterebbe leggere uno dei tanti articoli pubblicati in rete dal sottoscritto per comprendere come è concepita la depurazione globale e quanti sarebbero gli interventi necessari sul territorio di natura edile per far diventare gli imprenditori edili i migliori alleati del risanamento ambientale globale, che tra l’altro è l’unica proposta concreta e strutturale per combattere il riscaldamento globale del Pianeta.

Per riassumere il concetto agli addetti ai lavori del settore edile, estraggo qualche stralcio da articoli già pubblicati, dicendo che il “riscaldamento globale del Pianeta”, causato principalmente dall’incremento delle emissioni di CO2 e dalla acidificazione oceanica, è un fenomeno grandissimo che non può essere combattuto se non attraverso la prevenzione ambientale, poiché le leggi fisiche e biochimiche che ne governano l’aggravamento seguono leggi esponenziali e l’uomo non è abbastanza  potente per contrastarle.

La prevenzione deve essere fatta sul territorio mediante opere strutturali di natura soprattutto edile (di basso impatto ambientale), che anticipano gli eventi che portano all’acidificazione delle acque e alla diffusione di CO2 nell’atmosfera. Nella sostanza si tratta di mettere in atto a livello mondiale un nuovo sistema depurativo che tratta contemporaneamente l’aria e l’acqua, ma molto più semplice di quello che conosciamo e molto più presente sul territorio. Un sistema nel quale non contano i carichi organici da abbattere ma la quantità di  CO2 che si può sottrarre all’ambiente attraverso il trattamento delle acque. Per assicurare l’azzeramento del surplus di CO2 annuale nel mondo (non la riduzione di una percentuale) risanando gli oceani, le acque da trattare saranno 70–100 volte superiori a quelle che trattiamo attualmente nei depuratori. I quali allo stato attuale badano soltanto all’abbattimento del BOD e COD, senza curarsi delle emissioni che provocano loro stessi nell’atmosfera.

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