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L’ingegno italiano non conosce confini

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Portarsi a casa un contratto da 650 milioni di euro non è male di questi tempi. E’ quello che ha fatto Maire Tecnimont, che il 3 dicembre ha siglato un accordo con Tobolsk Polymer, società controllata da Jsc Sibur Holding, il più importante produttore petrolchimico russo, per la realizzazione di un impianto di polimeri a Tobolsk, in Siberia. Ma è solo l’ultimo «colpo grosso» di un settore, l’impiantistica, che sta dando crescenti soddisfazioni al made in Italy. «E si sta dimostrando capace di  trainare le piccole imprese con capacità produttiva e competenze elevate, ma dimensioni insufficienti per competere all’estero» dice Fabrizio Di Amato, presidente e a.d. di Maire Tecnimont e presidente di Federprogetti, l’associazione che raccoglie 4 mila aziende operanti nell’impiantistica, solo sfiorate dalla crisi dei mercati. Il settore, infatti, ha chiuso il 2008  con circa 145 miliardi di euro di ricavi, 120 dei quali riconducibili all’impiantistica industriale o civile e alle infrastrutture.

Con il 60% del fatturato realizzato all’estero, il settore guarda con ottimismo all’anno che sta per concludersi e al 2010: «Gli ordini del 2009 sono già superiori rispetto a quelli del 2008» continua Di Amato «e questo fa ben sperare per i prossimi dodici mesi, ancora di transizione. La ripresa verrà nel 2011, ma è importante notare che nessuna delle grandi società di ingegneria ha fatto ricorso alla cassa integrazione». Grazie anche a coraggiose iniziative di collaborazione. «La federazione nasce proprio con l’obiettivo di aiutare le aziende a “fare rete”» dice Di Amato «con le piccole che supportano le grandi con prodotti di alta qualità e queste ultime che mettono a disposizione la loro esperienza e reputazione per aiutarle a esportare».

Anche perché le aziende che hanno sofferto di più sono state quelle legate ai mercati italiano ed europeo; vince invece chi osa ed estende lo sguardo più lontano, in modo particolare ai Paesi in via di sviluppo. «Penso soprattutto al Medio Oriente, all’Asia e al Nord Africa» calcola Di Amato «ma Brasile, India, Cina, Russia e Paesi arabi sono fondamentali per il successo nel settore dell’energia, fra gas, petrolio e più in generale gli idrocarburi». I numeri corroborano l’opinione del presidente: con un valore di 28,8 miliardi di euro, il segmento che comprende gas, petrolchimica e chimica è stato il secondo più prolifico dopo l’impiantistica elettronica ed elettrotecnica coi suoi 31,2 miliardi.
Con incoraggianti prospettive di crescita, gli Stati extraeuropei rappresentano già il 30% circa dei ricavi, contro il 35% dell’Europa.

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