I siti web dei Comuni italiani sono "autoreferenziali", secondo una ricerca | Periti.info

I siti web dei Comuni italiani sono “autoreferenziali”, secondo una ricerca

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Pochi giorni fa il Design Museum di Londra, annunciando i prestigiosi premi annuali per i migliori di design, ha assegnato il riconoscimento per il miglior Sito Web al sito Gov.Uk, il portale istituzionale del governo britannico. Un riconoscimento un po’ a sorpresa, perché tutto si può dire del portale in questione tranne che sia graficamente innovativo. E invece il punto, per il Design Museum, è proprio lì: nessun fronzolo, soltanto un’assoluta funzionalità, semplicità d’accesso, ricchezza di informazioni e chiarezza nel loro raggiungimento, ovvero tutto ciò che serve a un cittadino alle prese con le nuove dinamiche della burocrazia digitale.

Questo esempio di istituzione al passo con i tempi serve a introdurre, purtroppo, l’ennesimo tonfo italiano, stavolta in materia di Pubblica amministrazione e portali istituzionali. A raccontare il deficit italiano è una ricerca realizzata da Elena Bellio e Luca Buccoliero del Cermes della Bocconi, che sostiene che i siti web dei Comuni italiani siano “autoreferenziali”, costruiti cioè partendo dalle esigenze della burocrazia e degli amministratori e lontani da quelle dei cittadini, che in 9 casi su 10 non promuoverebbero i loro Comuni.

Tramite il Citizen web empowerment index (Cwei), la ricerca ha rilevato la presenza (o l’assenza) nei siti dei Comuni degli elementi che rispondono alla nuova domanda di informazioni e servizi personalizzati, di trasparenza e di interattività dei cittadini e che possono perciò promuovere un ruolo attivo di questi ultimi nel processo decisionale delle amministrazioni.

Su un valore teorico massimo dell’indice di 100, i 104 Comuni in media ottengono un 37,30, che sarebbe come dire a scuola un voto inferiore al 4, o un 4– per esser buoni. Le valutazioni, inoltre, coprono uno spettro molto ampio, passando da un minimo di 7,69 a un massimo, comunque non del tutto soddisfacente, di 69,23, raggiunto da Arezzo, Udine e Venezia.

La valutazione finale è la media di quattro indicatori. Il primo consiste nelle informazioni contenute nei siti: qui il valore medio è alto, pari a 64,42 su 100, ma perché, spiegano i ricercatori, “alcune informazioni, come la lista degli amministratori o il bilancio del comune, sono obbligatorie per legge”. Il secondo parametro sono gli Strumenti e strategie web: essi misurano la presenza di blog, forum, collegamenti ai social network, servizi mobili, web tv e strategie open data. Sono pochi i Comuni che in questo senso hanno definito delle strategie: solo il 29,81% dei Comuni sono presenti su un social network e solo 10 comuni offrono servizi mobili, con una forte prevalenza di servizi per i turisti usufruibili tramite codici QR. La valutazione media è 29,29 su 100, con l’eccezione positiva di Torino, che eccelle per completezza dell’offerta.

Il terzo indicatore calcola quanto i Comuni si consultino coi cittadini attraverso il sito web, con strumenti quali i sondaggi, le survey, la possibilità di postare lamentele e un filo diretto con il sindaco, anche attraverso suoi social network. Il punteggio medio è 22,12 su 100, con Rimini che raggiunge però il valore massimo. Il fattore più critico è l’ultimo, il Processo decisionale, che misura se i suggerimenti e i reclami dei cittadini siano effettivamente stati presi in considerazione. Qui la valutazione media precipita a 7,21 su 100 e le eccezioni più rilevanti sono quelle di Venezia e Udine.

“La ricerca”, afferma Buccoliero, “dimostra che le potenzialità del web sono ancora poco sfruttate dalle amministrazioni comunali, che nella gran parte dei casi non considerano i cittadini parte attiva del processo, e che le esperienze migliori non dipendono dalle dimensioni delle città, ma da una strategia globale e sistemica basata sul web per la gestione dei rapporti con i cittadini. Non è un caso, infatti, che Arezzo, Udine e Venezia, i comuni i cui siti web generano più empowerment per il cittadino, abbiano anche preventivamente investito in fibra ottica e collegamenti wi-fi”.

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