Ibm 5 in 5, visioni dal prossimo futuro | Periti.info

Ibm 5 in 5, visioni dal prossimo futuro

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Dal ‘custode digitale‘ al piano terapeutico ‘personalizzato’ partendo dal Dna, dal boom di e-learning di ultima generazione alla nuova era dell’acquisto locale: sono queste le novità che cambieranno la nostra vita quotidiana e professionale nei prossimi cinque anni, secondo la consueta lista degli “Ibm 5 in 5” (#ibm5in5). L’ottava edizione dell’elenco, prodotto da Ibm analizzando tutte le ricerche in corso nei laboratori del gruppo sparsi per il mondo, con un orecchio attento alle tendenze del mercato, focalizza la sua attenzione in particolare sul concetto di ‘sistema cognitivo‘.

Nel prossimo futuro, secondo Ibm, “le macchine saranno in grado di imparare, ragionare e impegnarsi con noi in modo più naturale e personalizzato”. Innovazioni che stanno cominciando ad emergere in quanto abilitate dalla combinazione di cloud computing, Big Data analytics e tecnologie di apprendimento, nel rispetto di tutti gli aspetti relativi alla sicurezza e alla privacy per consumatori, cittadini, studenti e pazienti. Sviluppando l’interazione con dati, dispositivi ed esseri umani, queste macchine diventeranno sempre più ‘intelligenti’, permettendoci di affrontare problemi finora considerati irrisolvibili, gestendo tutte le informazioni che ci circondano.

“Sappiamo di più noi adesso, rispetto a qualsiasi altra generazione in passato. Eppure, lottiamo per stare al passo con questo flusso di informazioni sempre più complesse, per non parlare di come comprendere il senso intrinseco delle grandi quantità di dati che acquisiamo in modo sempre più rapido” ha affermato il Dr. Dario Gil, direttore del Cognitive experience lab della Ibm. “Creando una tecnologia, espressamente ideata per apprendere e migliorare le nostre capacità cognitive, inaugureremo una nuova era di progresso per i singoli e la società in generale”.

È proprio il legame tra studenti e tecnologia il cuore della prima ‘previsione’ degli Ibm 5 in 5 2013: l’aula del futuro, che fornirà agli educatori gli strumenti per conoscere ogni studente, fornendo loro un curriculum su misura dalla scuola materna alla scuola superiore fino al lavoro. Un sistema che, sfruttando le potenzialità del cloud, sarà in grado di apprendere informazioni su ogni studente, utilizzando sul lungo periodo dati come i voti degli esami, la frequenza e il suo comportamento su piattaforme di e-learning e non solo in base ai test attitudinali. Un progetto già in fase di test negli Usa, il primo nel suo genere, con le Gwinnett County Public Schools.

La seconda previsione è la sorprendente ‘rimonta’ dell’acquisto locale, favorita proprio dall’esperienza digitale, che finora è stata imputata della disaffezione dei clienti al piccolo shop rispetto all’acquisto on line. Secondo Ibm sistemi come la realtà aumentata o evoluzioni di Watson permetteranno ai rivenditori di sfruttare l’immediatezza del negozio e la vicinanza al cliente per creare esperienze di acquisto che non possono essere replicate on-line. Esalteranno l’esperienza digitale “portandola” dove l’acquirente può fisicamente toccare il prodotto.

La terza previsione è una speranza in campo della cura al cancro: “Nell’arco di 5 anni”, spiega Ibm, “i progressi nella big data analytics e negli emergenti sistemi cognitivi basati sul cloud, unitamente ai progressi nella ricerca e sperimentazione della genomica, potrebbero aiutare i medici a diagnosticare con precisione il cancro e a creare piani terapeutici personalizzati per milioni di pazienti in tutto il mondo. Macchine intelligenti cattureranno l’attività dell’intera sequenza del genoma e perlustreranno vasti archivi di cartelle cliniche e pubblicazioni per apprendere e fornire in modo rapido agli oncologi suggerimenti specifici e perseguibili sulle opzioni terapeutiche”.

L’innovazione porterà, sempre secondo la previsione, anche un superamento dei sistemi di sicurezza considerati ormai tradizionali, come password, firewall o antivirus, ormai non più sufficienti. Tra cinque anni, ciascuno di noi potrebbe essere protetto da un “custode digitale” che sarà preparato per concentrarsi sulle persone e gli elementi che gli sono affidati, offrendo un nuovo livello di protezione dal furto di identità. La sicurezza assimilerà i dati contestuali, situazionali e storici per verificare l’identità di una persona su vari dispositivi. Conoscendo l’utente, un custode digitale può arrivare a conclusioni su quella che è la sua normale o ragionevole attività e su quanto invece è anomalo, agendo come consigliere quando l’utente lo richiede.


Infine, ad essere ‘capaci di apprendere’, secondo Ibm, saranno le stesse città. Una necessità, se si considera che entro il 2050 7 persone su 10 abiteranno nei centri urbani. Le città più intelligenti capiranno in tempo reale in che modo si verificano miliardi di eventi, dato che i computer impareranno a capire di cosa necessitano le persone, cosa amano, cosa fanno e come si spostano da un luogo all’altro. Presto le città e i loro leader potranno capire e assimilare nuove informazioni fornite liberamente dai cittadini, sapendo quali risorse sono necessarie, dove e quando, in modo tale che la città possa progredire con dinamicità in base alle esigenze dei cittadini.

Per conoscere di più sulle cinque innovazioni dell’anno secondo Ibm, visitare il sito.

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