La nullita' della consulenza tecnica d'ufficio | Periti.info

La nullita’ della consulenza tecnica d’ufficio

Con il deposito della relazione si conclude il mandato affidato dal Giudice all'esperto. Ma se la consulenza risulta nulla? Vediamolo insieme

wpid-26813_periti.jpg
image_pdf

 

L’esaurimento dell’attività del Ctu è segnato dal deposito della relazione tecnica, tuttaviacon esso non si esauriscono leresponsabilità che incombono sull’ausiliario qualora il lavoro non risulti svolto in maniera adeguata e corretta o mostri errori e carenze.

La nullità della relazione può derivare da cause formali o sostanziali.

Le prime riguardano l’aspetto formale dell’atto, come, ad esempio, le ipotesi di mancanza della sottoscrizione da parte del tecnico nominato.

In tali casi, il CTU, per non incorrere in violazioni di ordine formale di regola, deve:

– redigere la relazione in lingua italiana;

– sottoscrivere e controllare che la copia da lui sottoscritta coincida perfettamente con quella da lui estesa.

Le cause di nullità sostanziale, invece, consistono nella violazione, accertata in concreto, del principio del contradditorio e del diritto alla difesa.

La nullità può anche essere parziale e riguardare soltanto quella parte della relazione che si fonda su accertamenti nulli.

Le cause più frequenti di nullità, in tutto o in parte, della relazione sono rappresentate da:

– la mancata comunicazione dell’inizio delle operazioni peritali alle parti;

– la mancata comunicazione di ripresa delle operazioni peritali;

– la mancata partecipazione delle Parti alle operazioni peritali;

– la partecipazione alle operazioni peritali di consulenti tecnici di parte non regolarmente nominati;

– la partecipazione di persone non autorizzate alle operazioni peritali;

– l’acquisizione e valutazione di documenti non ritualmente prodotti in causa;

– l’espletamento di indagini o compiti non consentiti dai poteri che la legge conferisce al consulente.

Occorre anche ricordare che esistono anche casi in cui l’esperto non è vincolato dall’obbligo di comunicazioni, ad esempio quando occorre acquisire documenti e informazioni reperibili facilmente da pubblici registri oppure quando il Giudice ordini una richiesta di chiarimenti che non comporti, però, un supplemento di indagini.

Riguardo all’avviso di prosecuzione delle operazioni peritali, il CTU ha l’obbligo di avvisare le Parti qualora risulti necessario fissare ad altra data il proseguo delle operazioni peritali. Ugualmente se le operazioni vengano sospese e poi riprese a seguito della rinnovazione della consulenza disposta dal Giudice o qualora il CTU decida, una volta chiuse le operazioni peritali, che sia necessario procedere ad altre indagini.

In questi casi, alle Parti va data la comunicazione di inizio delle attività peritali; l’obbligo non sussiste per le indagini successive, dal momento che incombe sulle Parti l’onere di informarsi sul proseguimento delle indagini al fine di parteciparvi.

Nel caso in cui il consulente non abbia avvisato le Parti o nell’ipotesi in cui l’avviso sia stato comunicato con forma non idonea, la consulenza tecnica è nulla per la violazione del principio del contraddittorio e del diritto alla difesa se i legali o i CTP non siano potuti intervenire a causa di tale omissione.

La nullità della consulenza tecnica, nel caso in cui questa presenti vizi inerenti alle operazioni peritali, ha carattere relativo e quindi può essere sanata se non dedotta nella prima difesa o udienza successiva al deposito della stessa.

In relazione alla mancata partecipazione alle operazioni dei legali delle Parti o dei CTP eventualmente nominati, va detto che, nel caso in cui a seguito di regolare comunicazione siano presenti solo i difensori o i legali di una parte o di alcune delle parti, il CTU può avviare le indagini e non è tenuto a dare alcun avviso alle Parti ingiustificatamente assenti. Qualora invece alla data fissata per l’inizio o la prosecuzione delle attività non compaia nessuno dei legali o dei CTP, è opportuno che il CTU provveda a fissare una nuova data e darne avviso alle Parti tramite la Cancelleria.

Si ricordi che per il CTU non corre l’obbligo di avvisare la Parte contumace.

Riguardo alla valutazione di atti e documenti non ritualmente prodotti in causa, va ricordato che gli elementi sui quali si fonda il giudizio tecnico del CTU devono essere gli stessi su cui il Giudice potrebbe fondare la propria sentenza, con la conseguenza che l’esperto non potrà giungere a conclusioni basandosi sui fatti o circostanze che non siano già state ritualmente dedotte o provate in giudizio.

I legali e i Consulenti di Parte possono anche, come già detto, produrre istanze e osservazioni che devono essere oggetto di adeguata valutazione da parte del CTU, eccezion fatta per quelle non comunicate alla parte avversa. Va sottolineato come le osservazioni, le consulenze di parte e le note critiche redatte dai CTP, costituiscono semplici allegazioni difensive di tipo tecnico, prive di autonomo valore probatorio.

In merito all’acquisizione e utilizzazione di documenti, va detto che il CTU, quando opera da solo, ovvero senza la presenza del Giudice, può compiere tutti gli accertamenti che ritiene necessari per rispondere ai quesiti del magistrato collegati con l’oggetto della perizia, può attingere aliunde notizie non rilevabili dagli atti processuali, ottenere copie di documenti da enti e uffici pubblici e può anche assumere informazioni da terzi o acquisire dalle Parti o da terzi documenti che non siano stati prodotti in giudizio previo consenso della controparte.

Il CTU può esaminare di regola solo documenti ritualmente prodotti dalle Parti e validamente acquisiti agli atti del processo; unica eccezione prevista è quella che riguarda la perizia contabile, dal momento che il CTU può esaminare anche documenti non prodotti in causa e menzionarli nella relazione.

Tuttavia tale possibilità resta comunque vincolata al consenso unanime delle parti, con la conseguenza che, in mancanza di tale elemento, l’attività dell’ausiliario è fonte di nullità relativa come dall’art. 157 c.p.c.

Riguardo al potere d’indagine del CTU va precisato che costui, nello svolgimento delle sue funzioni, è abilitato ad acquisire, anche di sua iniziativa, ogni elemento necessario per rispondere ai quesiti del Giudice, sempre che si tratti di fatti accessori rientranti nell’ambito della consulenza tecnica e non di fatti e situazioni che, posti direttamente a fondamento delle domande e delle eccezioni delle parti, devono da queste essere provati.

Tali elementi possono essere utilizzati dal magistrato per la formazione del proprio convincimento, a patto che nella relazione di consulenza vi sia l’indicazione della fonte da cui sono stati tratti, in modo da consentire durante il processo il controllo sulla loro attendibilità. Qualora poi il CTU abbia il compito di svolgere indagini per ricostruire determinati fatti o situazioni, questi può raccogliere notizie e informazioni anche senza specifica autorizzazione e i risultati di tali indagini costituiscono elementi probatori acquisiti al processo e utilizzabili dal Giudice per il proprio convincimento.

Si può dunque concludere sostenendo che la nullità della consulenza tecnica è sempre legata alla violazione del principio del contraddittorio e può invalidare il lavoro del consulente, anche se ineccepibile sul piano scientifico. Trattandosi tuttavia di nullità relativa, questa deve essere fatta valere alla prima udienza successiva al deposito della relazione, altrimenti resta sanata.

Ne deriva pertanto che, qualora la consulenza sia stata espletata nel corso del giudizio conclusosi con la sentenza oggetto di ricorso per cassazione, il ricorrente che ne ricava una tale nullità deve dedurre e dimostrare di aver sollevato la relativa eccezione in sede di merito e che la Corte d’Appello ha omesso di pronunciarsi sul punto.

Non è dunque consentito in sede di legittimità far valere la nullità della consulenza non tempestivamente eccepita, inoltre questa non può essere pronunciata se la violazione non ha impedito il raggiungimento dello scopo previsto (art. 156, c.p.c.).

Si ricordi infine che la nullità della CTU ne comporta la rinnovazione con spese a carico del CTU e relativo risarcimento dei danni eventualmente causati alle Parti ai sensi degli artt. 162 e 64 c.p.c.

 

LEGGI ANCHE: Perizie: cosa succede se il sopralluogo è complesso? Il perito risponde

 

L’autore

Serena Pollastrini

 

Libera professionista esperta nel settore delle consulenze tecniche e delle valutazioni immobiliari, Pollastrini svolge attività per la pubblica giurisdizione, in ambito stragiudiziale e per gli istituti di credito.
Conciliatore, è iscritta all’Organismo di mediazione interprofessionale Nazionale “Geo-C.a.m.” nel settore “edilizia-urbanistica”.
Progetta e coordina corsi e seminari di studio ad elevata specializzazione tecnico-professionale per enti di formazione, associazioni e ordini professionali. Esperta nella gestione di finanziamenti per la formazione, erogati dal Fondo Sociale Europeo, con competenze certificate dalla Regione Marche secondo la Dgr 1071/05. E’autrice di pubblicazioni per riviste tecniche di settore.

 

 

 

 

Riferimenti Editoriali

Il manuale del Ctu

 

Un’opera che ripercorre il modus operandi che il professionista deve seguire in tutte le fasi della consulenza, partendo dalle fonti normative: Codice di Procedura Civile, altre norme codicistiche e di legge: dagli aspetti preliminari fino alla definizione dei compensi, con approfondimenti relativi al rito amministrativo e penale, alla responsabilità sia civile sia penale, alla gestione della privacy. Comprende il software “Ctu Gestione Ufficio”, che consente di gestire e ottimizzare al meglio l’attività funzionale di un qualunque studio tecnico adattandosi bene alle esigenze sia dei piccoli studi, sia di quelli più evoluti.

Autore: Serena Pollastrini   •   Editore: Wolters Kluwer Italia   •   Anno: 2013

Vai all’approfondimento tematico

 

 

Copyright © - Riproduzione riservata
La nullita’ della consulenza tecnica d’ufficio Periti.info