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Nuove alleanze

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Stalking, phishing, adescamento di minori, pedofilia, ricatti, truffe. E poi gruppi “criminali” che incitano alla violenza, al razzismo o che osannano mafia e criminalità organizzata. Ecco cosa ospita (malvolentieri, s’intende) anche il social network più importante del mondo, con quasi 500 milioni di utenti nel mondo, di cui circa 16,5 milioni italiani.

Per combattere tutto ciò Facebook e la Polizia Postale hanno firmato un accordo senza precedenti per quanto riguarda la sicurezza su internet, un protocollo di collaborazione che potrebbe essere poi esteso a livello internazionale e che può fungere da modello per i futuri accordi fra organi pubblici e aziende private di servizi web. Con questo accordo la Polizia Stradale potrà intervenire ogni qual volta verranno commessi reati gravi sul social network dalla famosa interfaccia blu.

Soddisfazione da entrambi le parte coinvolte: Antonio Apruzzese, capo della  Polizia postale, ha dichiarato: “Il contrasto agli abusi commessi nel mondo dei social network si arricchisce di uno strumento assolutamente innovativo che consentirà sia a noi che a Facebook di garantire agli utenti una migliore e più serena fruizione di un servizio a cui hanno iniziato ad affacciarsi anche importanti realtà imprenditoriali, attratte dalla grande popolarità di questo poliedrico  sistema di comunicazione”.

Il prefetto Oscar Fioriolli, responsabile della Direzione Centrale delle Specialita’ della Polizia di Stato, ha ringraziato per il prezioso contributo i responsabili dell’azienda di Palo Alto, definendo le linee guida individuate durante i due giorni di incontri che hanno portato alla firma del protocollo, delle pietre miliari; mentre Cristian Perrella, responsabile delle relazioni Law Enforcement per l’area EMEA di Facebook, ha reso chiara la posizione dell’azienda: “Il nostro obiettivo è di garantire la migliore esperienza possibile su Facebook e cerchiamo di farlo adottando tutte le iniziative che premiano i comportamenti positivi e scoraggiano quelli negativi. Abbiamo costruito un sistema di regole e una struttura del sito che incoraggiano le persone a utilizzare i nomi reali e disincentivano i comportamenti negativi. Abbiamo sviluppato una tecnologia straordinaria e un efficace processo operativo che consente di eliminare lo spam e di bloccare gli utenti che non rispettano le regole. Coinvolgiamo le autorità soltanto nelle situazioni più gravi e, quando questo avviene, vogliamo che gli organi di polizia abbiano tutte le informazioni utili a perseguire i reati, che si tratti di malware, phishing, ladri d’identità o pedofili. Nella maggior parte dei casi facciamo un ottimo lavoro internamente, ma nelle situazioni peggiori ci rivolgiamo all’autorità giudiziaria. Esattamente come avviene nel mondo reale”.

Un passo avanti per rendere Internet un posto più sicuro, sottolineando la differenza che intercorre tra libertà e rispetto, senza il quale la prima cessa di esistere.

di A.U.

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