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Privacy e consulenza tecnica: come tutelare la riservatezza

Continua il focus sul tema del trattamento dei dati personali nello svolgimento della consulenza tecnica sia d'ufficio che di parte

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Dopo aver esaminato le diverse regole tra Ctu e Ctp in ordine al trattamento dei dati personali, è il momento di fare il punto su come possono essere tutelati i dati dei soggetti coinvolti nelle questioni giudiziarie e quali sanzioni esistono per garantire la corretta applicazione delle norme.
Secondo quanto stabilito dalle Linee Guida, il Consulente Tecnico e il Perito possono raccogliere e trattare lecitamente dati personali nei limiti in cui ciò è necessario per svolgere l’incarico ricevuto e, comunque, solo nell’ambito dell’accertamento demandato dall’autorità giudiziaria.
Le relazioni e le informative fornite al magistrato o alle Parti non devono riportare dati che non siano pertinenti all’oggetto della perizia, specialmente se di natura sensibile o di carattere giudiziario, oppure dati di particolare delicatezza, né devono contenere informazioni personali di soggetti estranei al procedimento ai sensi dell’art. 11, c. 1, lett. d), Codice della Privacy.
Ne consegue che il trattamento dei dati effettuato dal CT o dal Perito deve avvenire:
‒ nel rispetto dei principi di liceità e di quelli che riguardano la qualità dei dati di cui all’art. 11;
‒ adottando misure di sicurezza idonee a preservare i dati da alcuni eventi, tra i quali accessi e/o utilizzazioni indebite di cui agli artt. 31 e seguenti, disciplinare tecnico, allegato B al Codice della Privacy.
Se, da un lato, non esistono limiti imposti al Consulente e al Perito in relazione alla trattazione dei dati personali, dall’altro lato, questi debbono fare molta attenzione alle forme di comunicazione utilizzate nello svolgimento del proprio mandato.
Le Linee Guida hanno infatti precisato che le informazioni personali acquisite nel corso dell’accertamento possono essere comunicate alle Parti, o ai loro rappresentanti in sede giudiziale (i legali e i rispettivi Consulenti di Parte) con le modalità e nel rispetto dei limiti fissati dalla normativa posta a tutela della segretezza e riservatezza degli atti processuali e, comunque, in modo rituale.
Resta tuttavia fermo, in ogni caso, l’obbligo per l’ausiliario di mantenere il segreto sulle operazioni compiute (art. 226 c.p.p., e art. 379 bis c.p.), mentre eventuali comunicazioni di dati a terzi, se ritenute indispensabili in funzione del perseguimento delle finalità dell’indagine, restano subordinate a quanto eventualmente stabilito dalla legge o, comunque, a preventive e specifiche autorizzazioni rilasciate dalla competente autorità giudiziaria.
Le informazioni personali e le modalità di trattamento dei dati, quindi, devono essere necessariamente parametrate allo scopo perseguito nel rispetto delle istruzioni e del mandato impartito dall’autorità giudiziaria e l’ausiliario, dinanzi a dati di carattere personale, deve utilizzare informazioni corrette e aggiornate.
Qualora poi il Consulente Tecnico ritenesse utile e necessario avvalersi di ausiliari, esperti in accertamenti di natura specialistica, dovrà ricorrere all’autorizzazione del Giudice, poiché, in base a quanto stabilito nel provv. 27 marzo 2002, n. 1063421, l’attività di tali soggetti è vincolata alle stesse normative che regolano la figura del Consulente Tecnico d’Ufficio.
Dal momento che l’attività dell’ausiliario è connotata dal carattere dell’autonomia, in relazione alla natura squisitamente tecnica delle indagini svolte, di regola senza l’intervento del Magistrato, il Consulente Tecnico e il Perito, una volta ricevuto l’incarico e fino al momento della consegna al Giudice o al Pubblico Ministero delle risultanze delle attività svolte, hanno precise responsabilità e obblighi relativi al profilo della sicurezza prescritti dal Codice.
L’ausiliario deve pertanto impiegare tutti gli accorgimenti idonei a evitare un’indebita divulgazione delle informazioni, la perdita o la distruzione delle stesse, adottando tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza dei dati e dei sistemi utilizzati.
Egli deve curare personalmente, ricorrendo al grado di autonomia riconosciutogli dalla legge o per il tramite dell’incarico ricevuto, sia le «misure idonee e preventive», a cui fa riferimento l’art. 31 del Codice, sia le “misure minime”, specificamente indicate negli artt. 33-35 e nel disciplinare tecnico allegato B al Codice. La violazione di tali misure di sicurezza costituisce fattispecie penalmente sanzionata (art. 169 del Codice).
Per i Consulenti Tecnici e i Periti ausiliari del Giudice o del Pubblico Ministero è assolutamente indispensabile e obbligatorio osservare tutte le normative relative al trattamento dei dati personali per non incorrere in pesanti sanzioni, sia amministrative che penali.
Le sanzioni amministrative sono previste in caso di:
‒ informativa all’interessato omessa o non idonea;
‒ notificazione omessa o incompleta;
‒ omessa informazione o esibizione al Garante;
‒ trattamento illecito di dati;
‒ false dichiarazioni o comunicazioni al Garante;
‒ omessa adozione di misure minime di sicurezza;
‒ inosservanza dei provvedimenti del Garante.

L’autore


Serena Pollastrini

Libera professionista esperta nel settore delle consulenze tecniche e delle valutazioni immobiliari, Pollastrini svolge attività per la pubblica giurisdizione, in ambito stragiudiziale e per gli istituti di credito.
Conciliatore, è iscritta all’Organismo di mediazione interprofessionale Nazionale “Geo-C.a.m.” nel settore “edilizia-urbanistica”.
Progetta e coordina corsi e seminari di studio ad elevata specializzazione tecnico-professionale per enti di formazione, associazioni e ordini professionali. Esperta nella gestione di finanziamenti per la formazione, erogati dal Fondo Sociale Europeo, con competenze certificate dalla Regione Marche secondo la Dgr 1071/05. E’autrice di pubblicazioni per riviste tecniche di settore.

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Autore:   •   Editore: Wolters Kluwer Italia   •   Anno:

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