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Tlc e Ict in Italia non decollano

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Il mercato italiano delle telecomunicazioni continua a rallentare dal 2006 e versa in uno stato di crisi che la congiuntura economica internazionale ha soltanto accentuato. È quanto emerge dal convegno “Le Telecomunicazioni per l’Italia”, organizzato da Asstel, l’Associazione delle filiera delle Tlc aderente a Confindustria, per mostrare lo stato di salute del settore delle attraverso la presentazione del primo rapporto sulla filiera Tlc e Ict realizzato da Analysys Mason.

Una contrazione di natura strutturale quella del settore Tlc in Italia, con gli operatori che hanno visto perdere quasi l’8% dei ricavi, circa 4,5 miliardi di euro. un andamento che i primi sei mesi del 2010 sembrano confermare, con una flessione del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2009.

Ritardo e arretratezza di un sistema che si è mantenuto più o meno uguale dalla sua nascita ad oggi sono i fattori che maggiormente influiscono sulle sorti delle Tlc. Se la penetrazione del mobile si conferma forte, con circa 10 milioni di linee in più e un tasso che supera il 150%, le linee fisse, che sono calate di 5 milioni, ponendo la Penisola agli ultimi posti in Europa con il 77% di penetrazione.

La crescita di accessi banda larga fissa, che tra giugno 2009 e giugno 2010 ha segnato un +7%, non riesce a compensare e a rilanciare il settore: il dato nazionale supera appena il 51%, un valore che relega l’Italia all’ultimo posto tra i cinque principali Paesi dell’Ue. I prezzi dei servizi risultano proporzionati a quelli europei e l’offerta a banda larga copre il territorio per l’88%. Anche la velocità di accesso sembra in linea con gli altri Paesi Ue, con i 10 Mbps facilmente accessibili, Adsl2+ oltre il 67% e diverse opzioni che già propongono i 100 Mbps.

Dati che non spiegano, secondo il Rapporto, come mai l’Italia mostri una così bassa penetrazione della banda larga fissa quando in Francia è al 76%, in Gran Bretagna al 68%, in Germania al 64% e in Spagna al 56%. Analysys Mason indica come altra problematica del panorama italiano la bassa alfabetizzazione informatica, nell’uso del pc come di altri device di accesso alla rete. Scarso interesse per la tecnologia delle comunicazioni (25%) e difficoltà oggettiva nell’utilizzo dei dispositivi elettronici (41%) sono le principali motivazioni alla base del fenomeno.

Ne consegue che anche i tassi di utilizzo di servizi di eGovernment, scelti dal 15% della popolazione contro l’obiettivo dell’Agenda digitale europea del 50%. Da notare anche che i servizi pubblici effettivamente fruibili su internet sono il 79% di quelli potenzialmente disponibili, contro la media dell’82% per l’Unione europea a 27 e dell’88% per i cinque principali Paesi.

Sintesi del Rapporto sul settore delle telecomunicazioni

di O.O.

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