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Low- tech o High-tech?

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“I tempi per l’edilizia, sia a livello nazionale quanto internazionale, non sembrano essere dei più rosei. Così prima o poi finirà il tempo del Leed, non come approccio in senso qualitativo, ma a causa degli elevati costi che comporta”. Questo è il pensiero del noto architetto e urbanista Andrés Duany che propone un’alternativa un po’ controcorrente, ossia un ritorno ai principi che descrive come quelli del “verde originale”.

Duany punta in particolar modo il dito all’estrema rigidità della cosiddetta “ottimizzazione”, la prassi, cioè, di imporre sempre più norme dettagliate e rigorose, nel tentativo di portare lo sviluppo a una sorta di perfezione. Parole dure per i certificatori della bioedilizia. L’architetto prosegue: “le norme della bioedilizia non danno punti di approcci a basso costo come il riscaldamento solare passivo, ma incoraggiano gli sviluppatori a comprare costose finestre. “E ‘assurdo quello che si deve passare per ottenere certificati Leed.”

Duany, dirigente della ditta Duany Plater-Zyberk & Company (DPZ) e co-fondatore del Congress for New Urbanism con la sua compagna Elizabeth Plater-Zyberk, aggiunge: “costa di più ottenere una certificazione Leed che la progettazione stessa”. Poi ha invitato il movimento della bioedilizia ad adottare un approccio in grado di unire bassi livelli di tecnologia, costi contenuti e rispetto per l’ambiente.

Secondo l’architetto inoltre lo sviluppo ad alta densità in luoghi urbani implicherebbe una minore dipendenza dalle autovetture private e questo è solo uno degli esempi che riporta al punto principale del suo pensiero: un ritorno a un’edilizia sostenibile ma anche poco costosa, meno pretenziosa, in grado di utilizzare quegli accorgimenti che si utilizzavano un tempo, per rispettare l’ambiente ma anche le possibilità economiche dei cittadini.

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