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Nomisma – Pentapolis, sempre piu’ imprese realizzano interventi “green” sulle case

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Le pratiche di “green building” cominciano ad essere una realtà, il mercato italiano può contare su una domanda in veloce crescita, anche se ancora non in grado di imprimere una reale conversione al settore e a tutta la filiera, ma il cui orientamento inizia a pesare”: ad affermarlo è Massimiliano Pontillo, presidente di Pentapolis, associazione no-profit che promuove la responsabilità sociale e lo sviluppo sostenibile, sia tra i cittadini che verso le imprese.

Il tema della sostenibilità declinato in ambiti edilizio-architettonico è al centro di una ricerca, commissionata da Pentapolis a Nomisma, e intitolata: “Abitare Verde: tendenze in atto e futuri drivers di mercato”. Presentata a Roma presso la Casa dell’Architettura, la ricerca vuole fare il punto su quanto i parametri “green” stiano diventando sempre più centrali non solo nella progettazione degli edifici, ma anche a livello di trasformazioni urbane in senso più generale.

Secondo il campione McGraw-Hill Construction delle imprese del settore delle costruzioni operanti su scala internazionale, la quota di quelle che hanno in portafoglio oltre il 60% di progetti di trasformazione urbana sostenibile (green projects) risulta raddoppiata dal 2009 al 2012 (rispettivamente 13% e 28% di imprese) e si prevede che raddoppierà ulteriormente entro il 2015 (51% di imprese). Una tendenza confermata dalla direzione delle risorse finanziarie: a fine 2012 gli investimenti destinati al settore residenziale in Italia sono 69,6 miliardi di euro, di cui ben 44,8 miliardi relativi ad interventi di manutenzione straordinaria, in cui rientrano investimenti in retrofit energetico e riqualificazione del patrimonio abitativo esistente.

A tal proposito, Cresme ed Enea hanno stimato che, grazie al sistema di agevolazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica, a dicembre del 2011 era stato attivato un volume complessivo di 1,4 milioni di interventi, per un controvalore di investimenti pari a 17 miliardi di euro (in media 12.150 euro per singolo intervento) che ha registrato una rilevante attivazione di economia a basso contenuto esportativo stimabile in oltre 50mila nuovi posti di lavoro nei settori dell’edilizia e dell’indotto (dalle fonti rinnovabili alla domotica, dagli infissi ai materiali avanzati).

Basandosi su una serie di caratteristiche “verdi” riferite all’abitazione, lo studio ha tracciato l’identikit “abitativo” delle famiglie italiane. Gli elementi presi in considerazione sono: presenza di caldaia di ultima generazione, infissi ad alte prestazioni energetiche, isolamento muri esterni, elettrodomestici a basso consumo, riduttori flusso dell’acqua, riciclo delle acque e utilizzo di materiali non nocivi alla salute.

Il quadro emerso vede contrapposto un ridotto 3,2% di famiglie che possiede già tutti i requisiti “green”, contro un 24% che non dispone di nessuna delle caratteristiche considerate. In mezzo, solo il 12,1% dei nuclei rivela di essere in fase di progresso verso pratiche a basso impatto, mentre nel 60,7% dei casi l’attenzione a prestazioni energetiche o ambientali della casa risulta sporadica. L’analisi anagrafica rivela una maggiore diffusione di “eco-famiglie” tra le fasce più giovani, mentre sono gli over 65 ad essere più “black” o “grey”.

Le caratteristiche ambientali, tuttavia, diventano temi sempre più preponderanti nella valutazione di un immobile, di fianco alle questioni legate all’efficienza energetica. Se, prescindendo da prezzo e localizzazione come motivi di scelta, il 22,8% delle famiglie dichiara di considerare per l’acquisto l’elemento della classe energetica della casa e il 19,5% la tipologia nuova o ristrutturata dell’immobile, vi è un significativo 15,1% che sostiene di prestare attenzione all’utilizzo di materiali non nocivi alla salute e il 14,7% alla presenza di impianti di energia rinnovabile.

Un orientamento confermato dai risultati dell’indagine in tema di interventi sugli immobili posseduti: se negli ultimi anni il 10,% dice di aver effettuato interventi sugli infissi e il 12% sulle caldaie, soprattutto grazie agli incentivi fiscali, per i prossimi mesi le famiglie dichiarano di orientarsi per interventi di isolamento termico dei muri esterni (cappotti e coibentazioni) o per “bonificare” le proprie mura domestiche da materiali considerati nocivi per la salute (intonaci vecchi, materiali trattati, etc) o anche per dotarsi autonomamente di impianti di energia rinnovabile.

“In un quadro di progressivo deterioramento del contesto sociale ed economico”, sottolinea Pontillo, “emerge un nuovo ciclo nell’edilizia orientato al rinnovo del patrimonio disponibile con l’utilizzo di tecniche di bioedilizia già da tempo sperimentate sui mercati globali di riferimento”.

La necessità di intervenire sul costruito è giustificata dalla vetustà del patrimonio immobiliare, dall’obsolescenza delle sue componenti (specialmente nei centri urbani di maggiori dimensioni) e dalla breve vita degli impianti. Centrale è la necessità di accelerare i ritmi di riqualificazione del parco edilizio e infrastrutturale in chiave ambientale, allo scopo di rispondere in maniera adeguata alle sfide poste dal cambiamento climatico e, soprattutto, all’emergere di una nuova domanda di “abitare verde” da parte delle famiglie italiane e degli investitori internazionali.

All’interno del convegno di presentazione del rapporto, è stato anche consegnato il Premio AbitareVerde, giunto alla 3a edizione e rivolto ad enti pubblici particolarmente impegnati in materia di sostenibilità ed edilizia. I premi sono andati al Comune di Capannori, per gli incentivi alle case ecologiche e alla coltivazione della canapa nel comparto produttivo e al progetto Med in Italy dell’Università Roma Tre. 

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