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Presentata l’Agenda ambientalista per la ri-conversione ecologica del Paese

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Sedici associazioni ambientaliste hanno presentato ieri, 11 dicembre 2014, al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, l’“Agenda ambientalista per la ri-conversione ecologica del Paese”: 55 proposte sui 15 filoni tematici per il rilancio del Paese: clima e energia; trasporti e infrastrutture; consumo del suolo; difesa del suolo; bonifiche; biodiversità ed aree protette; mare; montagna; beni culturali e paesaggistici; agricoltura; turismo e ambiente; Ministero dell’ambiente; diritti e delitti ambientali; andare oltre il Pil; informazione e educazione ambientale.

All’incontro con Delrio sono intervenuti: Donatella Bianchi, presidente Wwf Italia; Norberto Canciani, segretario nazionale Associazione Ambiente e Lavoro; Andrea Carandini, presidente Fai; Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente; Gino De Vecchis, presidente Aiig; Mauro Furlani, presidente Federazione Pro Natura; Giuseppe Gisotti, presidente Sigea; Rosalba Giugni, presidente Marevivo; Domenico Iannello, presidente Cts; Franco Iseppi,  presidente Tci; Ennio La Malfa, presidente di Accademia Kronos; Umberto Martini, presidente generale Cai; Fulvio Mamone Capria,  presidente Lipu; Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab; Andrea Purgatori, presidente Greenpeace Italia; Graziella Zavalloni, presidente Lac.

Tra le proposte contenute nell’’Agenda ambientalista per la ri-conversione ecologica del Paese ha innanzitutto rilevanza la convocazione di una conferenza nazionale su Clima e Energia che definisca una Strategia energetica nazionale e un Piano per la de-carbonizzazione con obiettivi chiari al 2020 e al 2030 per raggiungere entro il 2050 l’obiettivo del 100% rinnovabili, procedendo subito alla progressiva chiusura degli impianti a carbone.

Le associazioni ambientaliste chiedono poi al Governo di procedere a una profonda revisione delle procedure semplificate sulle grandi opere del Codice Appalti a tutela delle legalità e dei diritti dei cittadini alla partecipazione e informazione e l’abbandono dell’insostenibile Programma sulle infrastrutture strategiche – i cui costi sono lievitati dai 125,8 miliardi del 2001 agli attuali 375 miliardi di euro – in favore di Piano nazionale della mobilità che punti sul supermento dello squilibrio gomma/ferro e sull’adeguamento delle infrastrutture esistenti.

In agricoltura chiedeono che il previsto Piano operativo del Programma delle Rete rurale nazionale, alimentato con risorse comunitarie, contenga azioni a favore della biodiversità naturale, al contrasto dei cambiamenti climatici e alla gestione sostenibiledelle risorse idrica. Nel settore del turismo si chiede un Piano nazionale della qualità che promuova l’eccellenza in campo ambientale della nostra offerta turistica.

Si rende necessaria, secondo l’’Agenda ambientalista’, anche una nuova consapevolezza delle scelte macroeconomiche con l’adozione di nuovi indicatori della contabilità nazionale oltre il Pil, quali quelli definiti su scala internazionale dalle Nazioni Unite e dell’Unione europea e maturati anche sul piano nazionale da Istat con i Bes, indicatori del benessere ecologico e sociale.

Per le associazioni ambientaliste la più grande opera pubblica di cui avrebbe bisogno il Paese è la manutenzione del territorio e la riqualificazione delle aree urbane. Per questo chiedono innanzitutto di entrare nel merito della congruità e dell’efficacia dei progetti definiti a suo tempo per contrastare il rischio idrogeologico, che sono attivati, attingendo al ‘tesoretto’ di 2 miliardi di euro delle contabilità speciali dei Commissari regionali e una verifica dell’esatta consistenza e la reale disponibilità dei 7 miliardi aggiuntivi che dovrebbero provenire dai fondi di sviluppo e coesione e dal cofinanziamento delle Regioni o dai fondi europei a disposizione delle Regioni.

Le associazioni invitano inoltre il Governo a sollecitare il Parlamento alla veloce approvazione del testo unificato per il contenimento sul consumo del suolo. Venga avviata senza ulteriori ritardi la stagione della pianificazione paesaggistica evitando  qualsiasi nuovo iniziativa anche governativa di bypassare la pianificazione urbanistica e il parere vincolante delle Soprintendenze. Si definisca una Strategia nazionale per le bonifiche dei siti inquinati, dotate di risorse economiche adeguate in accordo con le Regioni.

Il capitale naturale del Paese deve essere ancora opportunamente valorizzato: per questo viene chiesto innanzitutto che si definiscano linee guida per le Regionie gli enti gestori per tutelare al meglio la Rete Natura 2000, tutelata dall’Europa, e che i Parchi nazionali facciano sistema dimostrando quanto stanno facendo sulla tutela e valorizzazione della biodiversità, come richiesto dal Ministero dell’Ambiente sin dal 2012.

Per la tutela del mare risulta indispensabile che l’Italia dia piena attuazione alla Politica comune sulla pesca, in vigore dall’inizio del 2014, e alla Strategia marina in modo che, come richiesto dalla Direttiva comunitaria quadro, si consegua il buono stato ambientale delle acque marine. A tutela dell’ambiente montano le associazioni chiedono di riscrivere il Patto tra il Paese e la Montagna, valorizzando le zone montane e le aree interne d’Italia, le quali rappresentano un grande serbatoio di natura, paesaggio e cultura, anche valorizzando e mettendo in sicurezza la rete dei 1.000 rifugi e dei 65.000 km di sentieri e mulattiere.

Tra gli interventi di sistema per garantire la governance ambientale nell’Agenda ambientalista si chiede di portare il bilancio annuale del ministero dell’Ambiente dagli attuali 580 milioni di euro a 700 milioni di euro.Inoltre si ritieneindispensabile rendere finalmente effettiva la tutela penale dell’ambiente, sollecitando il parlamento alla veloce approvazione del testo unificato approvato a larghissima maggioranza alla Camera ed oggi fermo in Senato e esprimendo nel contempo  preoccupazione per gli effetti che potrà avere il prossimo decreto legislativo in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto – in esecuzione della legge delega 28 aprile 2014, n. 67. Infine, si ritiene necessario, nel rispetto della strategie europee, che si introduca l’educazione per l’ambiente e la sostenibilità (Eas) nei piani di studio della scuola e nei programmi di formazione e educazione permanente.

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