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Anche per i collegi professionali si applica la legge Severino

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Anche i collegi professionali sono soggetti alle norme della legge Severino: devono pertanto rispettare gli obblighi di trasparenza, rendendo pubblici i dati patrimoniali e definendo il responsabile della prevenzione della corruzione.

A stabilirlo è l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione con la delibera n. 145/2014, che chiude così una controversia interpretativa, proprio in merito alla possibile inclusione degli ordini professionali all’interno dei destinatari della legge.

Con la delibera vengono applicate agli Ordini le disposizioni anticorruzione previste dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190, “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalita’ nella pubblica amministrazione”, e dai successivi atti delegati fra cui il dlgs 235/2012 – “Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità” (la legge Severino) oltre alle norme sulla trasparenza fissate da dlgs 33/2013.

Il chiarimento principale è nell’aver ritenuto gli ordini e collegi alla pari di “organi di indirizzo politico”, mettendo loro così nella condizione di essere obbligati a rendere pubblici redditi, patrimoni, atti di nomina, curricula e compensi legati alla carica e ad eventuali altri incarichi pubblici. Vigono inoltre i vincoli sugli incarichi, definiti dalla griglia delle incompatibilità e delle inconferibilità. Viene chiusa così la porta a chi abbia subito una condanna per reati contro la Pa, e al contempo si vietano l’assegnazione di incarichi dirigenziali a chi ricopre o ha ricoperto altre cariche politiche o amministrative, o l’incrocio di cariche tra enti e le loro società partecipate.

La figura del “Responsabile della prevenzione della corruzione” deve essere nominata da ogni Ordine: egli ha il compito di vigilare che ogni incarico sia in linea con la legge Severino, segnalando all’Autorità tutti i casi di “possibile violazione”. Tra gli obblighi dell’Ordine, c’è la stesura del Piano triennale di prevenzione della corruzione, il Piano triennale della trasparenza e il Codice di comportamento del dipendente pubblico.

Per chiarire la questione interpretativa, l’Anac fa riferimento sia alla definizione inclusa nel “Testo unico sul Pubblico impiego” (dlgs 165/2001) per cui “per amministrazioni pubbliche si intendono tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali”, associando gli Ordini ad esse pertanto per via analogica; sia alla sentenza della Cassazione n. 21226/2001, riguardante la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, che pur avendo escluso la giurisdizione della Corte dei conti sugli ordini professionali, poiché non gravanti sul bilancio dello Stato, ha stabilito la natura indiscutibile di ente pubblico nazionale – in quel caso della Federazione dei farmacisti. La sentenza recita: “La loro natura è quella di enti pubblici non economici, che operano sotto la vigilanza dello Stato per scopi di carattere generale, che le prestazioni lavorative subordinate integrano un rapporto di pubblico impiego, che è indubitabile la qualificazione del patrimonio dell’ente”.

La delibera Anac chiarisce anche il regime sanzionatorio nel caso in cui gli ordini omettano l’adozione dei piani e codici anticorruzione. Sono previste multe dai mille ai 10mila euro.

La delibera è già diventata efficace alla data della pubblicazione sul portale web dell’Anac, e gli ordini e collegi professionali sono tenuti a darne immediata attuazione. L’Anac eserciterà i propri poteri di vigilanza sul rispetto degli obblighi dai 30 giorni successivi dalla data di pubblicazione della delibera.

Il testo completo della delibera 145/2014 dell’Autorità nazionale anticorruzione

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