I periti verso il futuro: la 59esima Assemblea dei presidenti dei Collegi | Periti.info

I periti verso il futuro: la 59esima Assemblea dei presidenti dei Collegi

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Si è tenuta il 31 ottobre scorso a Roma la 59esima Assemblea dei presidenti dei Collegi dei periti industriali e periti laureati di tutta Italia, cui hanno partecipato 84 collegi provinciali su 98 e con la rappresentanza del 92% degli iscritti all’albo.

Come riporta Italia Oggi dello scorso 1˚ novembre, tema centrale della riunione è stato il futuro della professione, che deve allinearsi con il sistema socio-economico moderno. Infatti, oltre ad essere stato il primo incontro tra i rinnovati vertici e il territorio, l’assemblea è stata l’occasione per illustrare quelle cosiddette «Linee di indirizzo» che, come ha sottolineato il presidente Giampiero Giovannetti nel suo discorso di apertura, «ci impegneranno nei prossimi mesi, nel periodo cioè che intercorrerà all’appuntamento Congressuale». Sarà di fatto il Congresso a tracciare la strada da percorrere per la professione.

Sempre Giovannetti ha precisato che l’attuale consiglio agisce in «una linea di sostanziale continuità con la politica seguita negli ultimi anni, seppur con alcuni elementi di novità». Con un punto nodale ancora da definire: l’impostazione che si vuole percorrere per i futuri requisiti di accesso all’albo.

Attualmente si sono profilate due strade. Da una parte, sia per ragioni tradizionali che per contrastare il calo degli iscritti, si tende a ragionare in termini di mantenimento degli accessi per i diplomati al percorso di tirocinio attualmente previsto. Questo al fine di rinviare la chiusura della finestra di accesso all’albo con il titolo di studio del solo diploma al momento della riduzione a quattro anni del ciclo scolastico del secondario, come pare accadrà viste le recenti dichiarazioni dell’attuale ministro dell’istruzione.

D’altro canto, vi è la volontà di uniformare il nuovo percorso formativo a quello richiesto in Europa per il mantenimento dei requisiti minimi per essere classificati come professione intellettuale.

Nel primo caso i diplomati che escono dai corsi della nuova istruzione tecnica voluta della Riforma Gelmini hanno la possibilità di accedere all’Albo, mantenendo o forse anche aumentando gli attuali livelli di iscritti. Nel secondo, invece, non consentendo il tirocinio e la conseguente iscrizione nell’Albo dei futuri diplomati della Gelmini, si evita lo scivolamento verso un terzo livello della professione di perito industriale. L’effetto, però, è che il numero di iscritti sia molto basso, soprattutto per quanto riguarda gli iscritti laureati.

Come ha precisato il presidente del Cnpi, questo accade «perché il laureato in ingegneria che si vuole iscrivere nel nostro Albo è costretto spesso a iscriversi al Registro dei praticanti per sei mesi e se laureato in ingegneria industriale, pure a sostenere un esame di abilitazione alla professione per ogni specializzazione, con una evidente sperequazione delle competenze. Notevolmente diverse da quelle più ampie di chi si iscrive nella sezione «b» degli Ordini degli ingegneri che con un solo esame di abilitazione può operare in tutti i settori impiantistici. Senza parlare della evidente dequalificazione del titolo. Quindi, se i laureati preferiscono non iscriversi nei nostri albi e se chiudiamo anche l’accesso ai nuovi diplomati, è facile immaginare cosa accadrà».

Il presidente Giovannetti, ha dunque dichiarato che questo nuovo consiglio intende ripartire «costruendo un progetto che non ha altro obiettivo che l’interesse del Paese. Perché noi per primi abbiamo capito che, facendo l’interesse del Paese, facciamo anche il nostro. Non sarà semplice, ma gli anni difficili sono anche pieni di opportunità. Chiedo collegialità e condivisione sulla scelta perché c’è in gioco il futuro dei periti industriali. E solo lavorando tutti insieme ne verremo fuori».

Nello specifico, il punto di partenza sarà privilegiare l’innalzamento il livello di istruzione come punto qualificante della futura professione, con un Albo altamente più appetibile per i nuovi iscritti. Un’ipotesi questa che potrebbe aprire scenari futuri approfittando delle opportunità contenute nell’emendamento inserito su pressione del precedente Consiglio nazionale dalla senatrice Simona Vicari (Pdl) alla legge 148/2013, che ha inserito il principio dell’accorpamento, su base volontaria, fra professioni che svolgono attività similari.

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