Federchimica: come sarà il 2016 per l'industria chimica italiana | Periti.info

Federchimica: come sarà il 2016 per l’industria chimica italiana

L'analisi di Federchimica dell'anno appena trascorso e le prospettive per il 2016

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Come di consueto a ogni semestre, Federchimica fa il punto sulla situazione dell’industria chimica in Europa e Italia, profilando lo scenario attuale e intravedendo prospettive di sviluppo. E la parola ‘sviluppo’, in questo caso, è appropriata: secondo il ‘braccio chimico’ di Confindustria, infatti, il 2016 dovrebbe essere, pur con molte cautele, un anno in attivo per l’industria nazionale (e comunitaria).

Ecco i contenuti principali dell’analisi.

Domanda mondiale di chimica

Si prevede a livello globale un ritmo di espansione piuttosto stabile e pari al 2,5%. In questo quadro, appare il rallentamento della Cina, seppure non drammatico. Peraltro le situazioni di possibile sovraccapacità riguardano solo alcuni settori specifici. Negli Stati Uniti la crescita della produzione proseguirà a tassi robusti (+3,1%) beneficiando di una solida ripresa economica.

Per la chimica europea si prevede un miglioramento solo graduale (compreso tra l’1,0 e l’1,5%) dopo un 2015 in modesta espansione (+0,5%). La ripresa dell’industria manifatturiera rimarrà condizionata dall’incertezza, il cambio euro/dollarp sosterrà le esportazioni e mitigherà la pressione dell’import insieme ai bassi corsi del petrolio che ridimensionano il vantaggio di costo delle produzioni alimentate a gas, nord-americane e medio-orientali.

Il calo dei prezzi delle materie prima

Il calo nei prezzi della petrolchimica si è realizzato solo nei mesi più recenti, frenato da condizioni di offerta tese in relazione a fattori destinati a rientrare solo in parte in futuro: oltre alle fermate per force majeur, la definitiva chiusura di impianti conseguente alla crisi e flussi di import contenuti.

I produttori italiani di chimica delle specialità non hanno beneficiato di un calo significativo e generalizzato dei costi. Oltre alle già citate tensioni, bisogna tenere conto che il petrolio è una materia prima lontana dalla chimica a valle – di conseguenza il calo si manifesta con ritardo e in misura diluita – e che non tutte le materie prime sono riconducibili al petrolio.

Le recenti quotazioni del petrolio, inferiori ai 40$, sono da considerarsi temporanee in quanto generano rischi di instabilità per l’economia mondiale così gravi da spingere, se necessario, tutti gli attori in gioco (OPEC e non) a trovare un accordo di restrizione dell’offerta. Le previsioni per il 2016 collocano il petrolio intorno ai 45$ presupponendo il ritorno nella seconda parte dell’anno su livelli analoghi alla media 2015, di conseguenza non si prospettano ulteriori forti spinte al calo dei costi.

La ripresa in Italia

Nel 2015 la produzione chimica in Italia evidenzia un recupero – ancora molto graduale – che vede per la prima volta segnali di risveglio della domanda interna. L’avvio della ripresa appare consolidato in alcuni settori clienti (auto, ma anche plastica, cosmetica e alimentare) mentre rimangono in negativo altri importanti comparti come il tessile-cuoio e le costruzioni.

Nonostante la generale debolezza del commercio mondiale, l’export chimico italiano mostra una crescita marcata (+3,9% in valore nonostante prezzi lievemente cedenti). Le vendite estere restano molto diversificate a livello geografico, risultando in espansione nel 61% dei paesi, in calo nel restante 39%. Nei mesi più recenti emerge un rallentamento, comunque non drammatico.

La produzione chimica in Italia è attesa chiudere il 2015 in crescita dello 0,8% grazie all’export in forte espansione (+4,5% in volume) e al primo rialzo della domanda interna (+1,2%), accompagnati da un consistente aumento dell’import (+4,3%).

Le previsioni

Alla luce di uno scenario esterno denso di rischi, le previsioni per la chimica nel 2016 – in Italia come altrove – presentano un grado di incertezza molto maggiore che in passato. In Italia la crescita della produzione potrà consolidarsi all’1,4% nell’ipotesi che il quadro internazionale non porti a una più brusca frenata degli Emergenti o all’arresto della ripresa europea. L’incertezza non consentirà di vedere amplificati i frutti della ripresa attraverso un consistente ciclo scorte. La continua crescita dell’export (+3,0%), seppure a ritmi più contenuti del 2015, si accompagnerà al con-solidamento della domanda interna (+1,5%). Il miglioramento – diffuso via via a tutti i settori clienti – consentirà di mitigare il forte dualismo che ha caratterizzato gli anni recenti tra le imprese chimiche orientate all’export e quelle dipendenti dal mercato interno. I livelli di attività rimarranno però inferiori a quelli pre-crisi per le PMI attive nei settori – come le costruzioni – più colpiti dalla crisi e a bassa proiezione internazionale.

Tecnologia e sviluppo

Nonostante i pesanti condizionamenti derivanti da deficit di sistema (costi energetici, infrastrutture, oneri burocratici), il settore affronta la ripresa in condizioni migliori di tanti altri comparti. Infatti, l’incidenza delle sofferenze sui prestiti bancari (6,2%) si conferma la più bassa del panorama industriale.

Questo posizionamento deriva dal crescente impegno nella ricerca e dall’upgrading tecnologico, testimoniato da un aumento della quota di valore aggiunto sulla produzione (+6% nel 2007-2013 a fronte del moderato calo nel manifatturiero) non riconducibile al calo del costo delle materie prime. La performance all’export risulta, inoltre, tra le migliori nel confronto europeo (+20% dal 2010 dietro solo alla Spagna e lievemente meglio della Germania).

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