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Istruzione tecnica: è l'ora del rilancio

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Anche in un momento di crisi occupazionale le imprese italiane sono alla ricerca di diplomati tecnici, sempre più difficili da trovare sul mercato del lavoro. La scarsa reputazione di cui gode immeritatamente la cultura tecnica tra i ragazzi e le famiglie, la dispersione scolastica e la qualità dell’offerta formativa sono alla base di questo paradosso che colpisce in particolare quei territori dove è più alta la vocazione industriale dell’economia locale. Proprio in queste province, le associazioni industriali del Sistema Confindustria hanno dato vita al raggruppamento denominato Club dei 15.

Valorizzare e rivalutare l’istruzione tecnica è l’obiettivo che Club dei 15 e Confindustria si sono prefissati attraverso il progetto “Club degli Istituti dell’innovazione manifatturiera”, partito un anno fa. Le associazioni industriali territoriali del Club dei 15 hanno creato una rete di partnership con un numero selezionato e ristretto di istituti tecnici, con l’obiettivo di dar vita a iniziative in grado di innovare e modernizzare la scuola, i metodi di insegnamento, i programmi di stage e di alternanza scuola-lavoro.

La sfida di salvare il primato intellettuale e industriale del Paese e il bilancio del primo anno del progetto sono stati al centro del convegno del Club dei 15 e di Confindustria che si è svolto venerdì scorso a Modena. Ne è emerso che, pur in un momento congiunturale difficile, la richiesta di diplomati tecnici e professionali tra le imprese manifatturiere italiane è in crescita in alcuni settori. Secondo i dati Excelsior elaborati da Confindustria, ad esempio, nel comparto meccanico si è passati da una domanda di 14.840 persone del 2009, ai 22.660 del 2010.

Aumenti si registrano anche tra le imprese elettrotecniche – dai 7.790 tecnici ricercati un anno fa, agli attuali 10.460 -, quelle chimiche (da 1.720 a 2.410), e persino in quelle del tessile-abbigliamento-moda (da 1.410 a 1.620). Numeri che dimostrano la capacità degli istituti tecnici di fornire concrete opportunità occupazionali ai giovani.

L’istruzione tecnica per molti ragazzi rappresenta anche un trampolino di lancio verso gli studi universitari. Nell’anno accademico 2009-2010 più di un quarto (26,1%) degli immatricolati delle Università Scientifiche italiane aveva un diploma di tipo tecnico. Segno di quanto queste scuole siano capaci di assicurare un’istruzione di alta qualità, in grado di preparare gli alunni a un cammino che li porti, in futuro, a una laurea.

Le tesi per il rilancio dell’istruzione tecnica presentate a Modena si basano essenzialmente tre pilastri: Apertura al mondo, perché le attuali dinamiche economiche impongono di formare ragazzi in grado di confrontarsi con l’internazionalizzazione; Visione del nuovo, per avere dalla scuola giovani innovatori; Capacità, elemento che l’industria italiana ha sempre avuto e che ora deve ricreare al proprio interno, anche con il supporto di una scuola che agisca sulle intelligenze, ampliando la propria gamma di saperi.

“Rafforzare i contenuti tecnici e scientifici del sapere del nostro Paese – ha spiegato Alberto Barcella, presidente della commissione scuola di Confindustria – vuol dire agire direttamente sulle capacità dei nostri ragazzi. Abbiamo il compito di nobilitare il valore della cultura tecnica, che tanto ha dato alla competitività delle nostre imprese. La scuola, in questo processo, ha un ruolo fondamentale che è quello di aiutare la sedimentazione del saper fare che si è diffuso col tempo nelle imprese e nei territori manifatturieri. A noi imprenditori e rappresentanti delle associazioni industriali, invece, il compito di diffondere le buone pratiche di collaborazione scuola-mondo del lavoro, coinvolgendo le stesse imprese con un impegno in prima persona nella crescita degli istituti tecnici”.

di O.O.

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