Periti industriali, è confermato: dal 2021 accesso all'albo solo con laurea triennale | Periti.info

Periti industriali, è confermato: dal 2021 accesso all’albo solo con laurea triennale

Passa al Senato l'emendamento che cambia le modalità d'accesso all'albo dei periti industriali: dal 2021 servirà la laurea triennale proveniente da 13 classi di laurea distinte

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È confermato: dal 2021 si diventerà periti industriali soltanto con la laurea. Come vi avevamo già preannunciato nei giorni scorsi, il cosiddetto ‘Decreto Scuola’ sancisce di fatto l’obbligo di una laurea triennale per l’accesso all’albo dei periti industriali, a partire dal 2021.

La norma è stabilita da un emendamento al disegno di legge n. 2299 di conversione del decreto-legge n. 42 sulla funzionalità del sistema scolastico e della ricerca. L’emendamento è stato approvato dalla commissione Istruzione del Senato con fiducia: pertanto il testo emendato arriva adesso alla Camera, con discussione finale prevista entro il 28 maggio 2016.

Restano ‘salvi’ dal decreto i periodi di praticantato e i titoli di studio conseguiti prima della data di entrata in vigore della nuova legge, per un periodo ‘finestra’ di cinque anni.

In sostanza, mentre il titolo della scuola tecnica secondaria superiore sarà ancora valido per accedere alle professioni di geometra e perito agrario, per i periti industriali saranno necessarie lauree triennali appartenenti a tredici differenti classi di laurea:

  • L-4 – Disegno industriale
  • L-7, L-8, L-9 – ingegneria civile e ambientale, ingegneria dell’informazione, ingegneria industriale
  • L-17 – Scienze dell’architettura
  • L-25, L-26 – Scienze e tecnologie agrarie e forestali, Scienze agroalimentari
  • L-27, L-30, L-34 – Scienze e tecnologie chimiche, fisiche e geologiche

Confermato anche il passaggio dall’obbligo di praticantato a 18 mesi per i diplomati a quello di 6 mesi.

“Il legislatore italiano ha voluto riconoscere che il perito industriale resta a pieno titolo nel quadro delle professioni intellettuali di stampo europeo”, spiega il Consiglio nazionale dei periti industriali e periti industriali laureati. “Questo primo tassello segna un passaggio importante per la categoria che da anni si batte per elevare il proprio titolo di studio, dal momento che la formazione tecnica di livello secondario, tradizionale nostro punto di riferimento, è andata sempre più depauperandosi, risultando oggi del tutto inadeguata e non in linea con le norme europee”

“Finalmente possiamo affermare che il Parlamento ha reso coerente il nostro ordine professionale al quadro europeo delle qualifiche, assecondando anche quanto stabilito dal “Primo rapporto italiano di referenziazione delle qualificazioni al Quadro europeo Eqf”, approvato in Conferenza Stato/Regioni il 20/12/12”, che prevede per l’esercizio di una professione “il possesso di un titolo accademico”, corrispondente, norme alla mano, al VI livello (lettera D direttiva 35/05)” aggiunge il Cnpi. “Solo con una laurea triennale quindi il professionista italiano non sarà discriminato rispetto a quello europeo e solo così potrà mantenere quell’autonomia e quella capacità di progettare, cuore della professione intellettuale. Tutto facendo salve naturalmente tutte le competenze degli attuali iscritti.”

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