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Regolamento europeo sulle professioni: il contributo dei periti industriali

Il Consiglio dei periti industriali è impegnato in merito al lavoro della task force Cnpi-Hba Partners per orientare l’azione dei parlamentari della Commissione Ue sulle nuove misure in materia di professioni

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Vigilare sul processo normativo comunitario in materia di professioni, migliorare i contenuti della futura legislazione e quindi tutelare l’esercizio della libera professione nel mercato europeo.
Su queste direttrici prosegue il lavoro della task force Cnpi-Hba Partners (Società di consulenza per le relazioni istituzionali in materia di affari europei) avviato in primavera e, in questa fase, finalizzato ad orientare l’azione dei parlamentari della commissione europea impegnati nell’approvazione di nuove misure in materia di professioni.

Il lavoro del Cnpi si sta concentrando in particolare su due proposte di direttiva, una (Com 2016/821) per definire un quadro di riferimento più preciso per la valutazione di proporzionalità delle norme nazionali che regolano l’accesso alle professioni regolamentate e il loro esercizio, e la seconda (Com 2016/822) per migliorare il meccanismo di notifica dei progetti di norme nazionali sui servizi.
La prima punta a migliorare la trasparenza sulle modalità con la quale sono regolamentate alcune professioni negli stati membri, garantendo in particolare che le misure nazionali siano proporzionate e non limitino indebitamente l’accesso alle professioni creando barriere ingiustificate nel mercato interno. Si tratta di una proposta di direttiva piuttosto controversa soprattutto per la presunta possibilità di regolamentare nuove attività professionali. Per questo la posizione del Cnpi è stata quella di ribadire la specificità delle attività riservate, l’importanza del titolo professionale protetto e della sua relazione con il percorso formativo accademico e con l’esperienza professionale.

Il nostro obiettivo”, ha spiegato il presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali Giampiero Giovannetti, “è quello di lavorare affinchè i principi della direttiva garantiscano l’adeguatezza della qualificazione professionale rispetto al servizio affidato all’utente e, parallelamente, di tutelare la mobilità dei professionisti all’interno di un mercato unico in Europa”.

La seconda proposta di direttiva, invece, punta a migliorare l’attuale procedura di notifica della direttiva sui servizi (2006/123/CE). Tale procedura prevede che gli Stati membri siano obbligati a notificare alla Commissione i regimi di autorizzazione o i requisiti nuovi o modificati che rientrano nel campo di applicazione della direttiva sui servizi per garantirne la corretta attuazione.
In questo senso il Cnpi si è concentrato su quei passaggi finalizzati a semplificare l’iter procedurale presente nella proposta di direttiva e che rischierebbero di rendere ancora più faticoso il già complesso iter parlamentare italiano.

I processi di riforma dei servizi professionali nei diversi Paesi europei”, ha dichiarato il presidente del Cnpi Giampiero Giovannetti, “sono alla base della crescita economica, ma è evidente come ci sia ancora una grande disomogeneità nella regolamentazione tra paese e paese e tra le stesse professioni.
Per diventare davvero professionisti europei, però, dobbiamo poter contare su una precisa legislazione europea che sia in perfetta armonia e coerenza con quella dei singoli stati membri”.

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