Relazione peritale, ecco le 4 regole per essere efficaci | Periti.info

Relazione peritale, ecco le 4 regole per essere efficaci

Pur essendo una relazione tecnico-scientifica, non è detto che debba essere incomprensibile. Quattro semplici regole per la redazione di una relazione peritale di qualità

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Il linguaggio usato nell’ambito della perizia assume una rilevanza fondamentale, in quanto è lo strumento base attraverso il quale comunicare e far apprezzare le dimostrazioni peritali.

La scrittura tecnico-scientifica è anzitutto una scrittura di contenuti, deve avere un carattere espositivo e argomentativo e si deve quindi prestare particolare attenzione alla struttura logica e formale del testo, ai problemi di coerenza, brevità, precisione.

Essa deve rispondere a 4 requisiti fondamentali: chiarezza, pertinenza, essenzialità ed efficacia dimostrativa:

chiarezza, significa che il singolo dato esplicitato debba essere interpretabile in un unico modo e non diversamente, al fine di evitare ambiguità e confusioni che avrebbero l’effetto di sottrarre alla perizia il rigore tecnico, che diversamente non verrebbe meno in caso di interpretazione semplice, univoca ed inequivocabile. Il requisito della chiarezza può essere soddisfatto evitando sia le terminologie equivoche, inutili e complicate, sia le ripetizioni superflue.

pertinenza vuol dire che il perito non deve allontanarsi dall’oggetto dell’indagine al quale dovrà attenersi rigorosamente evitando di andare fuori tema.

essenzialità significa che l’esposizione peritale deve essere non prolissa, ma sobria. Un linguaggio sintetico consente di evitare lungaggini e cioè che si usino troppe parole, righe o pagine per esprimere concetti che potrebbero essere delineati senza giri di vocaboli a vuoto che andrebbero a discapito dell’oggettività tecnica. Tale requisito può essere quindi soddisfatto evitando tutto ciò che è superfluo.

efficacia dimostrativa richiede che gli elementi e i dati siano esposti in modo ordinato, consequenziale e lineare. Per soddisfare questo requisito il perito dovrà evitare contraddizioni, precisazioni superflue e ambiguità.

Anche la forma dovrà rispettare il principio della semplicità: diretta e priva di perifrasi. Il periodo dovrà essere il più breve possibile, senza intercalari. Gli incisi ridotti all’indispensabile. Le frasi dovranno sviluppare un’idea per volta e la veste grafica non dovrà essere oggetto di trascuratezza.

Può tornare utile analizzare alcuni termini che consentano di non incorrere in improprietà linguistiche che potrebbero essere lo specchio di improprietà metodologiche, contenutistiche e valutative.

Il termine parere in perizia non corrisponde all’eccezione del linguaggio comune, ossia opinione personale soggettiva basata su sensazioni o impressioni soggettive, ma significa giudizio, conclusione motivata oggettiva o intersoggettiva, determinata da rilevazioni esatte, coerenti, complete, oggettive, approfondite e argomentate, realizzate attraverso l’indagine metodica e scientifica.

I termini possibilità, probabilità e certezza utilizzabili per esprimere le conclusioni della perizia indicano ambiti concentrici, progressivamente circoscritti e sempre più illuminanti alla luce dei dati rilevati e dei confronti. Dalla “zona d’ombra” si cerca di arrivare alla certezza, la meta ambita, che purtroppo molte volte è solo ideale a causa anche della carenza del materiale di studio. Nonostante le comprensibili attese dei giudici, in determinati casi non è possibile non rispondere in termini di probabilità, senza inficiare la correttezza e la validità dell’indagine effettuata. Il linguaggio deve indicare con chiarezza in quale di questi tre ambiti ci si muove.

In perizia, il linguaggio comune risulta particolarmente efficace nella fase della relazione e della comunicazione dei risultati. Al perito è consentito utilizzare il linguaggio comune purché eviti espressioni generiche come: “piuttosto”, “alquanto”, “sembra”, “pare”, e simili per una sorta di cautela espressiva connaturata a noi italiani, che tende a ritirare la parola medesima non appena pronunciata nella preferenza di sfumare i concetti piuttosto che esprimerli con la necessaria discriminazione. Fermo restando il punto che la chiarezza e la categoricità non potranno essere forzate laddove non sussistano, si dovranno utilizzare termini consoni e parlare di “tendenza prevalente” o “immagine ricorrente” evitando qualsiasi generalizzazione o assolutizzazione.

Infine per quanto concerne la terminologia descrittiva occorrerà fare attenzione al lessico affinché sia comprensibile; al perito è consentito fare uso solo di un determinato tipo di linguaggio comune, quello cioè che non si oppone a quello scientifico, che consente una lettura agevole anche al lettore profano.

Il linguaggio comune pertanto non si oppone in maniera assoluta a quello scientifico soprattutto nella fase della comunicazione dei dati, che è distinta da quella della ricerca, dove l’utilizzazione degli strumenti scientifici rafforza l’esigenza di adottare un linguaggio più propriamente scientifico.

Nel testo espositivo di una relazione peritale vi è tutta una serie di legami logici che possono essere di diverso tipo:

– di esemplificazione: come; cioè;…

– di riaffermazione: in breve; infatti;…

– di confronto: allo stesso modo; diversamente;…

– di deduzione: pertanto; si può dire che;…

– di induzione: quindi; si può prevedere;…

– di contrasto: invece; tuttavia;…

– di concessione: sebbene; nonostante;…

– di autorità: ovviamente; secondo gli ultimi studi;…

– di conclusione: infine; in conclusione;…

Si dovrà fare attenzione alla forma perché si tenga conto della consequenzialità tra due aspetti di una medesima fenomenologia, del risultato di sommatoria o di contrasto derivante dalla presenza di due elementi e dalla differenza nell’uso dei modi.

Si dovrà aver cura di evitare aggettivi determinativi o pronomi relativi di cui non sia chiaro ed incontrovertibile il significato e di esplicitare sempre il soggetto dei predicati verbali (azioni) o nominali (modi di essere) che siano.

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