Riportiamo il testo integrale della Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, inviata dal Consiglio Nazionale dei Periti Industriali. | Periti.info

Riportiamo il testo integrale della Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, inviata dal Consiglio Nazionale dei Periti Industriali.

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Riportiamo il testo integrale della Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, inviata dal Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali laureati in data 14 settembre 2007.

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CONSIGLIO NAZIONALE DEI PERITI INDUSTRIALI E DEI PERITI INDUSTRIALI LAUREATI

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri
Prof. Romano Prodi
Palazzo Chigi
Roma

Roma, 14 settembre 2007

Oggetto: Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi.

Un’altra speranza delusa, un’altra attesa invano consumata. Un anno e mezzo fa, nel maggio del 2006, ci rivolgevamo direttamente a Lei, Presidente Prodi, con un preciso documento per rappresentare, negli interessi superiori del Paese, le aspettative della nostra categoria professionale.

In quella circostanza era stata sottolineata soprattutto l’esigenza prioritaria di una riforma dei percorsi scolastici e universitari e degli ordinamenti professionali. Ebbene, dopo un anno e mezzo, nulla è avvenuto e ancora una volta le nostre attese sono state mortificate. Anzi, la situazione è in qualche modo peggiorata: la riforma degli Istituti Tecnici, tra Moratti e Fioroni, continua a restare in un limbo paralizzante, per non parlare di quella delle professioni che, tra deleghe, controdeleghe, bozze di varia natura, controversie tra questo e quel Ministro è, di fatto, ferma al palo.

Ecco perché, Presidente Prodi, siamo di nuovo qui, per sollecitarLa, come nel documento del 17 maggio 2006, ad assumere al riguardo rapide e concrete iniziative. Ancora una volta, infatti, nonostante le aspettative deluse, non ci arrendiamo all’idea che non si arrivi, al più presto, alla risoluzione di questi annosi problemi, dei quali, siamo certi, Lei ha precisa consapevolezza, a partire dalla riforma del sistema dell’istruzione e della formazione tecnico-professionale.

Non è stato proprio Lei a ribadire, a chiusura del convegno “Gli stati generali sull’istruzione tecnica e professionale”, l’urgenza di una riforma concreta dei percorsi scolastici? Sottolineando che si tratta di una necessità per il nostro sistema economico che, senza formazione tecnica professionalizzante, va sicuramente in malora? E sempre Lei non aveva dichiarato che se l’Italia tarda ancora avrà un buco di 20 anni e mancherà una generazione di Periti Industriali tra i protagonisti dell’industria italiana del XXI secolo?

Sarà perciò d’accordo anche Lei, Presidente, che per evitare una cattiva tendenza tutta italiana (si studia per non lavorare e si lavora per non studiare) è essenziale attuare una profonda riforma degli Istituti Tecnici che dovrà fornire una base tecnica e professionalizzante, da completare nel triennio universitario. Del resto, per formare i tecnici del XXI secolo, i percorsi formativi devono non solo essere fondati su solide conoscenze scientifiche e tecnologiche, ma anche rispondere, in modo organico, ai bisogni della società italiana.

Per noi, infatti, studiare e lavorare non sono situazioni antitetiche, perché, per ogni professionista, l’una non vive senza l’altra. E’dunque necessario immaginare e realizzare uno sforzo comune che coinvolga pubblico e privato, un piano nazionale per la formazione continua. E questa deve essere obbligatoria per tutti gli iscritti negli Albi professionali. Insomma il sapere inesauribile è la vera ricchezza del nostro Paese.

Che dire poi, Presidente Prodi, della riforma delle professioni, che prometteva un utile confronto anche nel periodo estivo, ma che invece, sembra abbia fatto fare vacanze spensierate a tutti coloro che, in qualche modo, avrebbero dovuto occuparsene?

Noi speriamo che Lei non permetterà che il braccio di ferro tra Ministri contrapposti blocchi l’iter legislativo, mandando in fumo, ancora una volta, il progetto di legge. O peggio ancora, che si arrivi ad una soluzione non auspicata dalla nostra Categoria e che non riguarda nemmeno gli interessi complessivi del Paese.

Infatti, è chiaro ormai, dopo le ultime dichiarazioni di Pierluigi Bersani che punta sullo strumento delle deleghe, il braccio di ferro che si sta consumando. Perché, a noi sembra, che se da una parte c’è chi vuole lasciare intatte le deleghe contenute nel D.d.L. Mastella, per contro c’è, invece, chi è a favore di una revisione dell’articolato che annulli la possibilità di intervenire con decreti delegati. Se la volontà è quella di lasciare intatto il provvedimento Mastella allora significa che noi abbiamo perso solo tempo. Ma, soprattutto, il timore è che ancora una volta finisca l’anno, passi addirittura anche questa legislatura, senza portare a casa nessun risultato. E’necessario invece che ci sia un percorso parlamentare in grado di rappresentare correttamente le diverse forze in gioco e di raccogliere un reale consenso.

Ne approfittiamo così per ribadire la nostra contrarietà alla riduzione degli Ordini, e invece la nostra approvazione a far sì che ci sia un accorpamento delle professioni tecniche suddivise per settori di competenza. In questa prospettiva e nell’interesse dell’economia nazionale è quindi necessario, come abbiamo più volte sostenuto, procedere all’unificazione degli Albi dei professionisti di 1° livello e istituire l’Ordine dei Tecnici Laureati per l’Ingegneria, nel quale confluiscano fisiologicamente i laureati triennali nelle materie tecniche e che, di conseguenza, accolga i Geometri, i Periti Agrari, i Periti Industriali e unifichi le rispettive Casse di previdenza.

E’ poi indispensabile procedere ad un’armonizzazione europea dei livelli delle professioni intellettuali, tenendo presente che noi Periti Industriali facciamo parte del quarto livello, assieme ai laureati triennali, e meritiamo di avere il cambio di denominazione del nostro titolo con quello di Ingegnere Tecnico per essere giustamente identificati fra le professioni tecniche comunitarie di primo livello.

Infine, Le abbiamo rappresentato recentemente le nostre critiche, unitamente al Consiglio Nazionale degli Ingegneri, alla bozza di Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico sulla progettazione, installazione e verifiche degli impianti perché non risponde alla delega del Parlamento, nonché alle esigenze degli utenti, volta a disciplinare “il riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici e la definizione di un reale sistema di verifiche degli impianti con l’obiettivo primario di tutelare gli utilizzatori degli impianti garantendo una effettiva sicurezza”.

Confidiamo che, alla ripresa della piena attività parlamentare e di governo, Lei si faccia interprete delle esigenze della nostra categoria. E che voglia portare a soluzione questi problemi irrisolti, non certo per la tutela dell’interesse corporativo, ma per il sistema economico italiano.

Berardino Cantalini

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