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Rapporto Living Planet

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Living Planet è il rapporto biennale realizzato dal WWF in collaborazione con la Zoological society di Londra e il Global footprint network. I dati del 2010 non sono però incoraggianti: le specie arretrano del 30% con picchi fino al 60% nei paesi tropicali e nelle nazioni più povere (anche al 70% per le specie d’acqua dolce), mentre la pressione antropica sulla natura è doppia rispetto agli anni ’60, quella di carbonio è 11 volte superiore (pari alla metà dell’impronta ecologica globale) e la domanda di risorse richiede già oggi la capacità bioproduttiva di 1,5 pianeti. ”Siamo già oltre i confini planetari– afferma Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia – almeno su tre aspetti: il flusso di azoto che è la nuova bomba che sta esplodendo, la biodiversità e i cambiamenti climatici. Ci troviamo in un deficit ecologico in cui soltanto 1/4 delle terre emerse conserva la sua naturalità”. L’Italia dal suo canto non fa nulla per migliorare la situazione: “lascia un’impronta sul Pianeta grande ben 5 ettari globali e soltanto per soddisfare il suo stile di vita – un valore che riparametrato a livello globale richiederebbe quasi tre pianeti”, posizionandosi così al 29mo posto per la pesantezza della propria impronta ecologica pro-capite. Per lo stile di vita degli Emirati Arabi invece ci vorrebbero 6 mondi, 4,5 per gli Usa, 4 per l’ Australia, quasi 3 per l’Ue.Il Perù ha un’impronta ecologica pro-capite di 1,5 ettari globali, in linea quindi con la capacità del pianeta, e un Indice di sviluppo umano di 0,86 che rientra nei parametri di aspettativa di vita, reddito e livello di educazione stabiliti dall’ONU. L’Indice dello Sviluppo umano può quindi essere alto anche in Paesi con un’impronta ecologica moderata. Complessivamente, i 31 Paesi dell’OCSE, che includono le economie più ricche del mondo, sono responsabili di circa il 40% dell’impronta globale. L’unico tra i Paesi europei a rientrare nei limiti del pianeta è la Repubblica Moldava, mentre a chiudere la classifica con impronte da “cenerentola” sono Bangladesh, Afghanistan e Timor-Est. Considerando che nel 2050 la popolazione globale dovrebbe arrivare a 9,2 miliardi, si afferma nel rapporto, è ”urgente” rientrare nei limiti del Pianeta e ”investire nel capitale naturale”. Indubbiamente un resoconto che dovrebbe far riflettere tutti i Governi dal Pianeta ma anche ogni singolo individuo che può, nel suo piccolo, contribuire a ridurre i consumi: meno acqua, meno energia, meno rifiuti. Di mondo ne abbiamo uno. I conti così non tornano.

di A.U.

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