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Come funziona il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC)

Il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) è costituito da una relazione tecnica e da prescrizioni correlate alla complessità dell'opera. Focus sul tema

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Il comma 1 dell’art. 100 del D.Lgs. n. 81/2008, ha cambiato l’infelice definizione di PSC fornita dall’abrogato D.Lgs. n. 494/1996 che dalla sua pubblicazione aveva creato non poca confusione ed aveva contribuito a non far emergere la profonda differenza tra i piani di igiene e sicurezza, introdotti a carico delle imprese esecutrici, per i soli appalti pubblici di lavori (art. 18, comma 8 della legge n. 55/1990) e il piano di sicurezza voluto dalla direttiva n. 92/57/CEE. Infatti, nell’art. 12, comma 1 del D.Lgs. n. 494/1996, i contenuti del piano indicati, altro non erano che i contenuti tipo dei piani di igiene e sicurezza citati che, in conseguenza dell’applicazione della legge n. 55/1990, si erano nel tempo definiti e consolidati, senza uno specifico intervento specifico del legislatore.

Pertanto, fino all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2008, il risultato è stato quello di vedere i CSP continuare ad adottare, nonostante la successiva pubblicazione del D.P.R. n. 222/2003 (Regolamento sui contenuti minimi dei piani di sicurezza), una metodologia identica a quella utilizzata per i citati piani di igiene e sicurezza, trascurando, però, che questi erano documenti redatti dalle imprese esecutrici dopo l’aggiudicazione dei lavori. Infatti, la coesistenza dell’art. 12 del D.Lgs. n. 494/1996 e dei contenuti del PSC previsti sempre nel citato regolamento, rendeva estremamente nebuloso stabilire quale dovesse realmente essere la struttura di questo documento.

Anche dopo il D.P.R. n. 222/2003, si è continuato ad assistere al confezionamento di un documento assolutamente generico nonché infarcito di misure di sicurezza aventi carattere esclusivamente protettivo (obbligo di parapetti, cinture sicurezza ecc.), estremamente importanti ma, in realtà, null’altro di diverso da quanto previsto, a carico delle imprese esecutrici, dalle norme di sicurezza dei vecchi decreti presidenziali degli anni Cinquanta. Infatti, che senso aveva prescrivere una protezione collettiva o individuale per proteggere gli addetti da un certo tipo di rischio se, prima, non fosse stata effettuata un’accurata ricerca prevenzionale in fase progettuale al fine di valutare la possibilità di eliminare, ove possibile, o ridurre alla fonte tale rischio?

L’attenzione si concentrava su questi aspetti ma si trascurava la preventiva valutazione delle interferenze, non solo temporali ma anche spaziali, tra le diverse lavorazioni o fasi e/o sottofasi di lavoro eseguite, anche dalla stessa impresa e non solo tra diverse imprese, in modo da individuare le azioni preventive (preferibilmente) e protettive da adottare per preservare la sicurezza e la salute degli addetti all’esecuzione dell’opera.

✔ Esempio
Difficilmente si prevedeva in un PSC, nel caso si dovesse eseguire una lavorazione in elevazione con il conseguente rischio di caduta di gravi dall’alto ed, a piano campagna, un’altra lavorazione che potenzialmente espone gli addetti al rischio citato precedentemente, tra le scelte possibili: a) la traslazione temporale di una delle due lavorazioni o, se ciò non fosse possibile, b) l’adozione di protezioni che impediscano ad un qualunque grave di raggiungere il piano campagna.
In conclusione, il legislatore si era allontanato enormemente dallo spirito della direttiva n. 92/57/CEE. Questa, infatti, non aveva certo come obiettivo quello di analizzare i rischi specifici delle lavorazioni delle imprese. L’obiettivo della direttiva era quello di intervenire fin dalla concezione dell’opera mediante scelte progettuali (architettoniche, tecniche ed organizzative) atte ad eliminare o ridurre al minimo i rischi per il personale addetto all’esecuzione dell’opera, derivanti dalla presenza, nello stesso luogo e nello stesso tempo, di più imprese e più lavoratori autonomi.

Oggi, il PSC viene definito come quel documento costituito da una relazione tecnica e prescrizioni correlate alla complessità dell’opera da realizzare ed alle eventuali fasi critiche del processo di costruzione, atte a prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi i rischi particolari di cui all’Allegato XI, nonché la stima dei costi di cui al punto 4 dell’Allegato XV (ex D.P.R. n. 222/2003).
Il PSC è corredato da tavole esplicative di progetto, relative agli aspetti della sicurezza, comprendenti almeno una planimetria sull’organizzazione del cantiere e, ove la particolarità dell’opera lo richieda, una tavola tecnica sugli scavi. I contenuti minimi del piano di sicurezza e di coordinamento e l’indicazione della stima dei costi della sicurezza sono definiti all’Allegato XV.

Il comma 1 dell’art. 100 del D.Lgs. n. 81/2008 rimanda sostanzialmente all’Allegato XV per la definizione dei contenuti del PSC ed ha, finalmente, permesso di ottenere la ricucitura definitiva dello strappo esistente (coesistenza dell’art. 12 del D.Lgs. n. 294/1996 e D.P.R. n. 222/2003).
Il successivo comma 2 dell’art. 100, impone l’obbligo di inserire il piano di sicurezza e coordinamento tra i documenti facenti parte integrante del contratto di appalto.
I datori di lavoro delle imprese esecutrici ed i lavoratori autonomi sono tenuti, secondo il comma 3, ad attuare quanto previsto dal piano di sicurezza e coordinamento e dal piano operativo di sicurezza; copie di questi due piani devono essere messe a disposizione dei rappresentanti per la sicurezza (comma 4) almeno dieci giorni prima dell’inizio dei lavori.
L’impresa aggiudicataria può presentare al CSE (comma 5) proposte di integrazione al piano di sicurezza e coordinamento, ove ritenga di poter meglio garantire la sicurezza nel cantiere sulla base della propria esperienza. In nessun caso, a detta del legislatore, le eventuali integrazioni potevano giustificare modifiche o adeguamenti ai prezzi pattuiti.

Il successivo comma 6 deroga all’obbligo di redazione del PSC per i lavori la cui esecuzione immediata è necessaria per prevenire incidenti imminenti o per organizzare urgenti misure di salvataggio o per garantire la continuità in condizioni di emergenza nell’erogazione di servizi essenziali per la popolazione quali corrente elettrica, acqua, gas, reti di comunicazione.
Infine il comma 6-bis prevede l’obbligo a carico del committente o del responsabile dei lavori, di assicurare che l’impresa affidataria liquidi i costi della sicurezza e che il datore di lavoro dell’impresa affidataria, i dirigenti ed i preposti sia adeguatamente formati per svolgere il proprio ruolo.

Art. 100 – Piano di Sicurezza e coordinamento e Allegato XV
1. Il piano è costituito da una relazione tecnica e prescrizioni correlate alla complessità dell’opera da realizzare ed alle eventuali fasi critiche del processo di costruzione, atte a prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi i rischi particolari di cui all’allegato XI, con specifico riferimento ai rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri interessati da attività di scavo, nonché la stima dei costi di cui al punto 4 dell’allegato XV. Il piano di sicurezza e coordinamento (PSC) è corredato da tavole esplicative di progetto, relative agli aspetti della sicurezza, comprendenti almeno una planimetria sull’organizzazione del cantiere e, ove la particolarità dell’opera lo richieda, una tavola tecnica sugli scavi. I contenuti minimi del piano di sicurezza e di coordinamento e l’indicazione della stima dei costi della sicurezza sono definiti all’allegato XV.
2. Il piano di sicurezza e coordinamento è parte integrante del contratto di appalto.
3. I datori di lavoro delle imprese esecutrici e i lavoratori autonomi sono tenuti ad attuare quanto previsto nel piano di cui al comma 1 e nel piano operativo di sicurezza.
4. I datori di lavoro delle imprese esecutrici mettono a disposizione dei rappresentanti per la sicurezza copia del piano di sicurezza e di coordinamento e del piano operativo di sicurezza almeno dieci giorni prima dell’inizio dei lavori.
5. L’impresa che si aggiudica i lavori ha facoltà di presentare al coordinatore per l’esecuzione proposte di integrazione al piano di sicurezza e di coordinamento, ove ritenga di poter meglio garantire la sicurezza nel cantiere sulla base della propria esperienza. In nessun caso le eventuali integrazioni possono giustificare modifiche o adeguamento dei prezzi pattuiti.
6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai lavori la cui esecuzione immediata è necessaria per prevenire incidenti imminenti o per organizzare urgenti misure di salvataggio o per garantire la continuità in condizioni di emergenza nell’erogazione di servizi essenziali per la popolazione quali corrente elettrica, acqua, gas, reti di comunicazione.
6-bis. Il committente o il responsabile dei lavori, se nominato, assicura l’attuazione degli obblighi a carico del datore di lavoro dell’impresa affidataria previsti dall’articolo 97, comma 3-bis e 3-ter. Nel campo di applicazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, si applica l’articolo 118, comma 4, secondo periodo, del medesimo decreto legislativo.

€ Sanzioni
Art. 100, co. 6-bis: i committenti e i responsabili dei lavori sono puniti con l’arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.096,00 a 5.260,80 euro [Art. 157, co. 1, lett. b)]
Art. 100, co. 3: il datore di lavoro e i dirigenti sono puniti con l’arresto fino a sei mesi o ammenda da 2.740,00 a 7.014,40 euro [Art. 159, co. 2, lett. a)]
Art. 100, co. 4: il datore di lavoro e i dirigenti sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da 548,00 a 1.972,80 euro [Art. 159, co. 2, lett. d)]
Art. 100, co. 3: i lavoratori autonomi sono puniti con l’arresto fino a tre mesi o ammenda da 438,40 a 1.753,60 euro [Art. 160, co. 1, lett. a)]

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