DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011, n. 167 - Testo unico dell'apprendistato, a norma dell'articolo 1, comma 30, della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209) - (GU n. 236 del 10-10-2011 | Periti.info

DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011, n. 167 – Testo unico dell’apprendistato, a norma dell’articolo 1, comma 30, della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209) – (GU n. 236 del 10-10-2011

DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011, n. 167 - Testo unico dell'apprendistato, a norma dell'articolo 1, comma 30, della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209) - (GU n. 236 del 10-10-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 25/10/2011

DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011 , n. 167

Testo unico dell’apprendistato, a norma dell’articolo 1, comma 30,
della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76, 87 e 117 della Costituzione;
Vista la legge 24 dicembre 2007, n. 247, ed in particolare
l’articolo 1, comma 30, lettera c), come sostituito dall’articolo 46,
comma 1, lettera b), della legge 4 novembre 2010, n. 183, nonche’ i
commi 33 e 90;
Vista la legge 19 gennaio 1955, n. 25;
Visti gli articoli 8, comma 4 e 25, comma 9, della legge 23 luglio
1991, n. 223;
Visto l’articolo 16 della legge 24 giugno 1997, n. 196;
Visto il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;
Visto l’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124,
come sostituito dall’articolo 33, comma 1, della legge 4 novembre
2010, n. 183, nonche’ l’articolo 14 del citato decreto legislativo
124 del 2004;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;
Viste le preliminari deliberazioni del Consiglio dei Ministri,
adottate nelle riunioni del 5 maggio e del 19 maggio 2011;
Acquisita l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano nella
seduta del 7 luglio 2011;
Acquisita l’intesa con le parti sociali in data 11 luglio 2011;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 28 luglio 2011;
Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali;

Emana
il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Definizione

1. L’apprendistato e’ un contratto di lavoro a tempo indeterminato
finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani.
2. Il contratto di apprendistato e’ definito secondo le seguenti
tipologie:
a) apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale;
b) apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere;
c) apprendistato di alta formazione e ricerca.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il
valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– Il testo dell’art. 117 della Costituzione, e’ il
seguente:
«Art. 117. – La potesta’ legislativa e’ esercitata
dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della
Costituzione, nonche’ dei vincoli derivanti
dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;
armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di Comuni, Province e Citta’
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle Regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle Regioni la potesta’ legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta’ regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
Regioni. La potesta’ regolamentare spetta alle Regioni in
ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Citta’
metropolitane hanno potesta’ regolamentare in ordine alla
disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita’ degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita’ di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con
altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione puo’
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.».
– Il testo vigente dell’art. 1, commi 30, 33 e 90 della
legge 24 dicembre 2007, n. 247 (Norme di attuazione del
Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e
competitivita’ per favorire l’equita’ e la crescita
sostenibili, nonche’ ulteriori norme in materia di lavoro e
previdenza sociale), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 29
dicembre 2007, n. 301, e’ il seguente:
«30. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro
ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della
presente disposizione, su proposta del Ministro del lavoro
e delle politiche sociali, in conformita’ all’art. 117
della Costituzione e agli statuti delle regioni a statuto
speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano,
e alle relative norme di attuazione, e garantendo
l’uniformita’ della tutela dei lavoratori sul territorio
nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali
delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali,
anche con riguardo alle differenze di genere e alla
condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati,
uno o piu’ decreti legislativi finalizzati al riordino
della normativa in materia di:
a) servizi per l’impiego;
b) incentivi all’occupazione;
c) apprendistato.»
«33. In ordine alla delega di cui al comma 30, lettera
c), da esercitare previa intesa con le regioni e le parti
sociali, il Governo si attiene ai seguenti principi e
criteri direttivi:
a) rafforzamento del ruolo della contrattazione
collettiva nel quadro del perfezionamento della disciplina
legale della materia;
b) individuazione di standard nazionali di qualita’
della formazione in materia di profili professionali e
percorsi formativi, certificazione delle competenze,
validazione dei progetti formativi individuali e
riconoscimento delle capacita’ formative delle imprese,
anche al fine di agevolare la mobilita’ territoriale degli
apprendisti mediante l’individuazione di requisiti minimi
per l’erogazione della formazione formale;
c) con riferimento all’apprendistato
professionalizzante, individuazione di meccanismi in grado
di garantire la determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni e l’attuazione uniforme e immediata su tutto il
territorio nazionale della relativa disciplina;
d) adozione di misure volte ad assicurare il corretto
utilizzo dei contratti di apprendistato.».
«90. Gli schemi dei decreti legislativi adottati ai
sensi della presente legge, ciascuno dei quali deve essere
corredato della relazione tecnica di cui all’art. 11-ter,
comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
modificazioni, sono deliberati in via preliminare dal
Consiglio dei Ministri, sentiti le organizzazioni sindacali
dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente
rappresentative a livello nazionale, nonche’, relativamente
agli schemi dei decreti legislativi adottati ai sensi del
comma 6, gli organismi a livello nazionale rappresentativi
del personale militare e delle forze di polizia a
ordinamento civile. Su di essi e’ acquisito il parere della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulle
materie di competenza. Tali schemi sono trasmessi alle
Camere ai fini dell’espressione dei pareri da parte delle
Commissioni parlamentari competenti per materia e per le
conseguenze di carattere finanziario, che sono resi entro
trenta giorni dalla data di assegnazione dei medesimi
schemi. Le Commissioni possono chiedere ai Presidenti delle
Camere una proroga di venti giorni per l’espressione del
parere, qualora cio’ si renda necessario per la
complessita’ della materia o per il numero degli schemi
trasmessi nello stesso periodo all’esame delle Commissioni.
Qualora i termini per l’espressione del parere delle
Commissioni parlamentari scadano nei trenta giorni che
precedono la scadenza del termine per l’esercizio della
delega, o successivamente, quest’ultimo e’ prorogato di
sessanta giorni. Il predetto termine e’ invece prorogato di
venti giorni nel caso in cui sia concessa la proroga del
termine per l’espressione del parere. Decorso il termine di
cui al terzo periodo, ovvero quello prorogato ai sensi del
quarto periodo, senza che le Commissioni abbiano espresso i
pareri di rispettiva competenza, i decreti legislativi
possono essere comunque emanati. Entro i trenta giorni
successivi all’espressione dei pareri, il Governo, ove non
intenda conformarsi alle condizioni ivi eventualmente
formulate con riferimento all’esigenza di garantire il
rispetto dell’art. 81, quarto comma, della Costituzione,
ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei necessari
elementi integrativi di informazione, per i pareri
definitivi delle Commissioni competenti, che sono espressi
entro trenta giorni dalla data di trasmissione.».
– Il testo legge 19 gennaio 1955, n. 25 (Disciplina
dell’apprendistato), e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
14 febbraio 1955, n. 35.
– Il testo degli articoli 8, comma 4, e 25, comma 9,
della legge 23 luglio 1991, n. 223 (Norme in materia di
cassa integrazione, mobilita’, trattamenti di
disoccupazione, attuazione di direttive della Comunita’
europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in
materia di mercato del lavoro), e’ il seguente:
«Art. 8. (Collocamento dei lavoratori in mobilita’).
(omissis).
4. Al datore di lavoro che, senza esservi tenuto ai
sensi del comma 1, assuma a tempo pieno e indeterminato i
lavoratori iscritti nella lista di mobilita’ e’ concesso,
per ogni mensilita’ di retribuzione corrisposta al
lavoratore, un contributo mensile pari al cinquanta per
cento della indennita’ di mobilita’ che sarebbe stata
corrisposta al lavoratore. Il predetto contributo non puo’
essere erogato per un numero di mesi superiore a dodici e,
per i lavoratori di eta’ superiore a cinquanta anni, per un
numero superiore a ventiquattro mesi, ovvero a trentasei
mesi per le aree di cui all’art. 7, comma 6. Il presente
comma non trova applicazione per i giornalisti.»
«Art. 25. (Riforma delle procedure di avviamento al
lavoro).
(omissis).
9. Per ciascun lavoratore iscritto nella lista di
mobilita’ assunto a tempo indeterminato, la quota di
contribuzione a carico del datore di lavoro e’, per i primi
diciotto mesi, quella prevista per gli apprendisti dalla
legge 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni.».
– Il testo dell’art. 16 della legge 24 giugno 1997, n.
196 (Legge di contabilita’ e finanza pubblica), e’ il
seguente:
«Art. 16. (Potenziamento del monitoraggio attraverso
attivita’ di revisori e sindaci).
1. Al fine di dare attuazione alle prioritarie esigenze
di controllo e di monitoraggio degli andamenti della
finanza pubblica di cui all’art. 14, funzionali alla tutela
dell’unita’ economica della Repubblica, ove non gia’
prevista dalla normativa vigente, e’ assicurata la presenza
di un rappresentante del Ministero dell’economia e delle
finanze nei collegi di revisione o sindacali delle
amministrazioni pubbliche, con esclusione degli enti e
organismi pubblici territoriali e, fatto salvo quanto
previsto dall’art. 3-ter, comma 3, del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502, degli enti ed organismi da questi
ultimi vigilati, fermo restando il numero dei revisori e
dei componenti del collegio.
2. I collegi di cui al comma 1 devono riferire, nei
verbali relativi alle verifiche effettuate, circa
l’osservanza degli adempimenti previsti dalla presente
legge e da direttive emanate dalle amministrazioni
vigilanti.».
– Il testo del decreto legislativo 10 settembre 2003,
n. 276 (Attuazione delle deleghe in materia di occupazione
e mercato del lavoro, di cui alla L. 14 febbraio 2003, n.
30), e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 ottobre 2003,
n. 235, S.O.
– Il testo dell’art. 13 del decreto legislativo 23
aprile 2004, n. 124 (Razionalizzazione delle funzioni
ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro, a
norma dell’art. 8 della L. 14 febbraio 2003, n. 30), come
sostituito dall’art. 33, comma 1, della legge 4 novembre
2010, n. 183, e’ il seguente:
«Art. 13. (Accesso ispettivo, potere di diffida e
verbalizzazione unica).
1. Il personale ispettivo accede presso i luoghi di
lavoro nei modi e nei tempi consentiti dalla legge. Alla
conclusione delle attivita’ di verifica compiute nel corso
del primo accesso ispettivo, viene rilasciato al datore di
lavoro o alla persona presente all’ispezione, con l’obbligo
alla tempestiva consegna al datore di lavoro, il verbale di
primo accesso ispettivo contenente:
a) l’identificazione dei lavoratori trovati intenti
al lavoro e la descrizione delle modalita’ del loro
impiego;
b) la specificazione delle attivita’ compiute dal
personale ispettivo;
c) le eventuali dichiarazioni rese dal datore di
lavoro o da chi lo assiste, o dalla persona presente
all’ispezione;
d) ogni richiesta, anche documentale, utile al
proseguimento dell’istruttoria finalizzata all’accertamento
degli illeciti, fermo restando quanto previsto dall’art. 4,
settimo comma, della legge 22 luglio 1961, n. 628.
2. In caso di constatata inosservanza delle norme di
legge o del contratto collettivo in materia di lavoro e
legislazione sociale e qualora il personale ispettivo
rilevi inadempimenti dai quali derivino sanzioni
amministrative, questi provvede a diffidare il trasgressore
e l’eventuale obbligato in solido, ai sensi dell’ art. 6
della legge 24 novembre 1981, n. 689, alla regolarizzazione
delle inosservanze comunque materialmente sanabili, entro
il termine di trenta giorni dalla data di notificazione del
verbale di cui al comma 4.
3. In caso di ottemperanza alla diffida, il
trasgressore o l’eventuale obbligato in solido e’ ammesso
al pagamento di una somma pari all’importo della sanzione
nella misura del minimo previsto dalla legge ovvero nella
misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura
fissa, entro il termine di quindici giorni dalla scadenza
del termine di cui al comma 2. Il pagamento dell’importo
della predetta somma estingue il procedimento sanzionatorio
limitatamente alle inosservanze oggetto di diffida e a
condizione dell’effettiva ottemperanza alla diffida stessa.
4. All’ammissione alla procedura di regolarizzazione di
cui ai commi 2 e 3, nonche’ alla contestazione delle
violazioni amministrative di cui all’ art. 14 della legge
24 novembre 1981, n. 689, si provvede da parte del
personale ispettivo esclusivamente con la notifica di un
unico verbale di accertamento e notificazione, notificato
al trasgressore e all’eventuale obbligato in solido. Il
verbale di accertamento e notificazione deve contenere:
a) gli esiti dettagliati dell’accertamento, con
indicazione puntuale delle fonti di prova degli illeciti
rilevati;
b) la diffida a regolarizzare gli inadempimenti
sanabili ai sensi del comma 2;
c) la possibilita’ di estinguere gli illeciti
ottemperando alla diffida e provvedendo al pagamento della
somma di cui al comma 3 ovvero pagando la medesima somma
nei casi di illeciti gia’ oggetto di regolarizzazione;
d) la possibilita’ di estinguere gli illeciti non
diffidabili, ovvero quelli oggetto di diffida nei casi di
cui al comma 5, attraverso il pagamento della sanzione in
misura ridotta ai sensi dell’art. 16 della legge 24
novembre 1981, n. 689;
e) l’indicazione degli strumenti di difesa e degli
organi ai quali proporre ricorso, con specificazione dei
termini di impugnazione.
5. L’adozione della diffida interrompe i termini di cui
all’ art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e del
ricorso di cui all’art. 17 del presente decreto, fino alla
scadenza del termine per compiere gli adempimenti di cui ai
commi 2 e 3. Ove da parte del trasgressore o dell’obbligato
in solido non sia stata fornita prova al personale
ispettivo dell’avvenuta regolarizzazione e del pagamento
delle somme previste, il verbale unico di cui al comma 4
produce gli effetti della contestazione e notificazione
degli addebiti accertati nei confronti del trasgressore e
della persona obbligata in solido ai quali sia stato
notificato.
6. Il potere di diffida nei casi previsti dal comma 2,
con gli effetti e le procedure di cui ai commi 3, 4 e 5, e’
esteso anche agli ispettori e ai funzionari amministrativi
degli enti e degli istituti previdenziali per le
inadempienze da essi rilevate. Gli enti e gli istituti
previdenziali svolgono tale attivita’ con le risorse umane
e finanziarie esistenti a legislazione vigente.
7. Il potere di diffida di cui al comma 2 e’ esteso
agli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria che
accertano, ai sensi dell’ art. 13 della legge 24 novembre
1981, n. 689, violazioni in materia di lavoro e
legislazione sociale. Qualora rilevino inadempimenti dai
quali derivino sanzioni amministrative, essi provvedono a
diffidare il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido
alla regolarizzazione delle inosservanze comunque
materialmente sanabili, con gli effetti e le procedure di
cui ai commi 3, 4 e 5.».
– Il testo dell’art. 14 del citato decreto legislativo
n. 124 del 2004, e’ il seguente:
«Art. 14. (Disposizioni del personale ispettivo).
1. Le disposizioni impartite dal personale ispettivo in
materia di lavoro e di legislazione sociale, nell’ambito
dell’applicazione delle norme per cui sia attribuito dalle
singole disposizioni di legge un apprezzamento
discrezionale, sono esecutive.
2. Contro le disposizioni di cui al comma 1 e’ ammesso
ricorso, entro quindici giorni, al Direttore della
direzione provinciale del lavoro, il quale decide entro i
successivi quindici giorni. Decorso inutilmente il termine
previsto per la decisione il ricorso si intende respinto.
Il ricorso non sospende l’esecutivita’ della
disposizione.».
– Il testo del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n.
226 (Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni
relativi al secondo ciclo del sistema educativo di
istruzione e formazione, a norma dell’art. 2 della L. 28
marzo 2003, n. 53), e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
4 novembre 2005, n. 257, S.O.

Art. 2

Disciplina generale

1. La disciplina del contratto di apprendistato e’ rimessa ad
appositi accordi interconfederali ovvero ai contratti collettivi di
lavoro stipulati a livello nazionale da associazioni dei datori e
prestatori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative sul piano
nazionale nel rispetto dei seguenti principi:
a) forma scritta del contratto, del patto di prova e del relativo
piano formativo individuale da definire, anche sulla base di moduli e
formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti
bilaterali, entro trenta giorni dalla stipulazione del contratto;

b) divieto di retribuzione a cottimo;

c) possibilita’ di inquadrare il lavoratore fino a due livelli
inferiori rispetto alla categoria spettante, in applicazione del
contratto collettivo nazionale di lavoro, ai lavoratori addetti a
mansioni o funzioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a
quelle al conseguimento delle quali e’ finalizzato il contratto
ovvero, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell’apprendista
in misura percentuale e in modo graduale alla anzianita’ di servizio;
d) presenza di un tutore o referente aziendale;
e) possibilita’ di finanziare i percorsi formativi aziendali
degli apprendisti per il tramite dei fondi paritetici
interprofessionali di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre
2000, n. 388 e all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276 e successive modificazioni anche attraverso accordi con
le Regioni;
f) possibilita’ del riconoscimento, sulla base dei risultati
conseguiti all’interno del percorso di formazione, esterna e interna
alla impresa, della qualifica professionale ai fini contrattuali e
delle competenze acquisite ai fini del proseguimento degli studi
nonche’ nei percorsi di istruzione degli adulti;
g) registrazione della formazione effettuata e della qualifica
professionale a fini contrattuali eventualmente acquisita nel
libretto formativo del cittadino di cui all’articolo 2, comma 1,
lettera i), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;
h) possibilita’ di prolungare il periodo di apprendistato in caso
di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del
rapporto, superiore a trenta giorni, secondo quanto previsto dai
contratti collettivi;
i) possibilita’ di forme e modalita’ per la conferma in servizio,
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, al termine del
percorso formativo, al fine di ulteriori assunzioni in apprendistato,
fermo restando quanto previsto dal comma 3 del presente articolo;
l) divieto per le parti di recedere dal contratto durante il
periodo di formazione in assenza di una giusta causa o di un
giustificato motivo. In caso di licenziamento privo di
giustificazione trovano applicazione le sanzioni previste dalla
normativa vigente;
m) possibilita’ per le parti di recedere dal contratto con
preavviso decorrente dal termine del periodo di formazione ai sensi
di quanto disposto dall’articolo 2118 del codice civile. Se nessuna
delle parti esercita la facolta’ di recesso al termine del periodo di
formazione, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro
subordinato a tempo indeterminato.
2. Per gli apprendisti l’applicazione delle norme sulla previdenza
e assistenza sociale obbligatoria si estende alle seguenti forme:
a) assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie
professionali;
b) assicurazione contro le malattie;
c) assicurazione contro l’invalidita’ e vecchiaia;
d) maternita’;
e) assegno familiare.
3. Il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro
puo’ assumere con contratto di apprendistato, direttamente o
indirettamente per il tramite delle agenzie di somministrazione di
lavoro ai sensi dell’articolo 20, comma 3, del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276, non puo’ superare il 100 per cento delle
maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il datore
di lavoro stesso. Il datore di lavoro che non abbia alle proprie
dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne
abbia in numero inferiore a tre, puo’ assumere apprendisti in numero
non superiore a tre. La disposizione di cui al presente comma non si
applica alle imprese artigiane per le quali trovano applicazione le
disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443.

Note all’art. 2:
– Il testo dell’art. 118 della legge 23 dicembre 2000,
n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale
e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2001), e’ il
seguente:
«Art. 118. (Interventi in materia di formazione
professionale nonche’ disposizioni di attivita’ svolte in
fondi comunitari e di Fondo sociale europeo).
1. Al fine di promuovere, in coerenza con la
programmazione regionale e con le funzioni di indirizzo
attribuite in materia al Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, lo sviluppo della formazione
professionale continua, in un’ottica di competitivita’
delle imprese e di garanzia di occupabilita’ dei
lavoratori, possono essere istituiti, per ciascuno dei
settori economici dell’industria, dell’agricoltura, del
terziario e dell’artigianato, nelle forme di cui al comma
6, fondi paritetici interprofessionali nazionali per la
formazione continua, nel presente articolo denominati
«fondi». Gli accordi interconfederali stipulati dalle
organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei
lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale
possono prevedere l’istituzione di fondi anche per settori
diversi, nonche’, all’interno degli stessi, la costituzione
di un’apposita sezione relativa ai dirigenti. I fondi
relativi ai dirigenti possono essere costituiti mediante
accordi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori
di lavoro e dei dirigenti comparativamente piu’
rappresentative, oppure come apposita sezione all’interno
dei fondi interprofessionali nazionali. I fondi, previo
accordo tra le parti, si possono articolare regionalmente o
territorialmente e possono altresi’ utilizzare parte delle
risorse a essi destinati per misure di formazione a favore
di apprendisti e collaboratori a progetto. I fondi possono
finanziare in tutto o in parte piani formativi aziendali,
territoriali, settoriali o individuali concordati tra le
parti sociali, nonche’ eventuali ulteriori iniziative
propedeutiche e comunque direttamente connesse a detti
piani concordate tra le parti. I piani aziendali,
territoriali o settoriali sono stabiliti sentite le regioni
e le province autonome territorialmente interessate. I
progetti relativi ai piani individuali ed alle iniziative
propedeutiche e connesse ai medesimi sono trasmessi alle
regioni ed alle province autonome territorialmente
interessate, affinche’ ne possano tenere conto nell’ambito
delle rispettive programmazioni. Ai fondi afferiscono,
secondo le disposizioni di cui al presente articolo, le
risorse derivanti dal gettito del contributo integrativo
stabilito dall’art. 25, quarto comma, della legge 21
dicembre 1978, n. 845, e successive modificazioni, relative
ai datori di lavoro che aderiscono a ciascun fondo. Nel
finanziare i piani formativi di cui al presente comma, i
fondi si attengono al criterio della redistribuzione delle
risorse versate dalle aziende aderenti a ciascuno di essi,
ai sensi del comma 3.
2. L’attivazione dei fondi e’ subordinata al rilascio
di autorizzazione da parte del Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, previa verifica della conformita’ alle
finalita’ di cui al comma 1 dei criteri di gestione, degli
organi e delle strutture di funzionamento dei fondi
medesimi e della professionalita’ dei gestori. Il Ministero
del lavoro e delle politiche sociali esercita altresi’ la
vigilanza ed il monitoraggio sulla gestione dei fondi; in
caso di irregolarita’ o di inadempimenti, il Ministero del
lavoro e delle politiche sociali puo’ disporne la
sospensione dell’operativita’ o il commissariamento. Entro
tre anni dall’entrata a regime dei fondi, il Ministero del
lavoro e delle politiche sociali effettuera’ una
valutazione dei risultati conseguiti dagli stessi. Il
presidente del collegio dei sindaci e’ nominato dal
Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Presso lo
stesso Ministero e’ istituito, con decreto ministeriale,
senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato,
l’«Osservatorio per la formazione continua» con il compito
di elaborare proposte di indirizzo attraverso la
predisposizione di linee-guida e di esprimere pareri e
valutazioni in ordine alle attivita’ svolte dai fondi,
anche in relazione all’applicazione delle suddette
linee-guida. Tale Osservatorio e’ composto da due
rappresentanti del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, dal consigliere di parita’ componente la
Commissione centrale per l’impiego, da quattro
rappresentanti delle regioni designati dalla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, nonche’ da un
rappresentante di ciascuna delle confederazioni delle
organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e delle
organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente
rappresentative sul piano nazionale. Tale Osservatorio si
avvale dell’assistenza tecnica dell’Istituto per lo
sviluppo della formazione professionale dei lavoratori
(ISFOL). Ai componenti dell’Osservatorio non compete alcun
compenso ne’ rimborso spese per l’attivita’ espletata.
3. I datori di lavoro che aderiscono ai fondi
effettuano il versamento del contributo integrativo, di cui
all’art. 25 della legge n. 845 del 1978, e successive
modificazioni, all’INPS, che provvede a trasferirlo, per
intero, una volta dedotti i meri costi amministrativi, al
fondo indicato dal datore di lavoro. L’adesione ai fondi e’
fissata entro il 31 ottobre di ogni anno, con effetti dal
1° gennaio successivo; le successive adesioni o disdette
avranno effetto dal 1° gennaio di ogni anno. L’INPS, entro
il 31 gennaio di ogni anno, a decorrere dal 2005, comunica
al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e ai
fondi la previsione, sulla base delle adesioni pervenute,
del gettito del contributo integrativo, di cui all’art. 25
della legge n. 845 del 1978, e successive modificazioni,
relativo ai datori di lavoro aderenti ai fondi stessi
nonche’ di quello relativo agli altri datori di lavoro,
obbligati al versamento di detto contributo, destinato al
Fondo per la formazione professionale e per l’accesso al
Fondo sociale europeo (FSE), di cui all’art. 9, comma 5,
del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. Lo
stesso Istituto provvede a disciplinare le modalita’ di
adesione ai fondi interprofessionali e di trasferimento
delle risorse agli stessi mediante acconti bimestrali
nonche’ a fornire, tempestivamente e con regolarita’, ai
fondi stessi, tutte le informazioni relative alle imprese
aderenti e ai contributi integrativi da esse versati. Al
fine di assicurare continuita’ nel perseguimento delle
finalita’ istituzionali del Fondo per la formazione
professionale e per l’accesso al FSE, di cui all’art. 9,
comma 5, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993,
n. 236, rimane fermo quanto previsto dal secondo periodo
del comma 2 dell’art. 66 della legge 17 maggio 1999, n.
144.
4. Nei confronti del contributo versato ai sensi del
comma 3, trovano applicazione le disposizioni di cui al
quarto comma dell’art. 25 della citata legge n. 845 del
1978, e successive modificazioni.
5. Resta fermo per i datori di lavoro che non
aderiscono ai fondi l’obbligo di versare all’INPS il
contributo integrativo di cui al quarto comma dell’art. 25
della citata legge n. 845 del 1978, e successive
modificazioni, secondo le modalita’ vigenti prima della
data di entrata in vigore della presente legge.
6. Ciascun fondo e’ istituito, sulla base di accordi
interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali
dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente
rappresentative sul piano nazionale, alternativamente:
a) come soggetto giuridico di natura associativa ai
sensi dell’art. 36 del codice civile;
b) come soggetto dotato di personalita’ giuridica ai
sensi degli articoli 1 e 9 del regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000,
n. 361, concessa con decreto del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali.
7.
8. In caso di omissione, anche parziale, del contributo
integrativo di cui all’art. 25 della legge n. 845 del 1978,
il datore di lavoro e’ tenuto a corrispondere il contributo
omesso e le relative sanzioni, che vengono versate
dall’INPS al fondo prescelto.
9. Con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale sono determinati, entro centoventi
giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, modalita’, termini e condizioni per il concorso al
finanziamento di progetti di ristrutturazione elaborati
dagli enti di formazione entro il limite massimo di lire
100 miliardi per l’anno 2001, nell’ ambito delle risorse
preordinate allo scopo nel Fondo per l’occupazione di cui
all’art. 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n.
148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993, n. 236. Le disponibilita’ sono ripartite su base
regionale in riferimento al numero degli enti e dei
lavoratori interessati dai processi di ristrutturazione,
con priorita’ per i progetti di ristrutturazione
finalizzati a conseguire i requisiti previsti per
l’accreditamento delle strutture formative ai sensi
dell’accordo sancito in sede di conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano del 18 febbraio 2000, e sue eventuali
modifiche.
10. A decorrere dall’anno 2001 e’ stabilita al 20 per
cento la quota del gettito complessivo da destinare ai
fondi a valere sul terzo delle risorse derivanti dal
contributo integrativo di cui all’art. 25 della legge 21
dicembre 1978, n. 845, destinato al Fondo di cui
all’articolo medesimo. Tale quota e’ stabilita al 30 per
cento per il 2002 e al 50 per cento per il 2003.
11. Con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale sono determinati le modalita’ ed i
criteri di destinazione al finanziamento degli interventi
di cui all’art. 80, comma 4, della legge 23 dicembre 1998,
n. 448, dell’importo aggiuntivo di lire 25 miliardi per
l’anno 2001.
12. Gli importi previsti per gli anni 1999 e 2000
dall’art. 66, comma 2, della legge 17 maggio 1999, n. 144,
sono:
a) per il 75 per cento assegnati al Fondo di cui al
citato art. 25 della legge n. 845 del 1978, per finanziare,
in via prioritaria, i piani formativi aziendali,
territoriali o settoriali concordati tra le parti sociali;
b) per il restante 25 per cento accantonati per
essere destinati ai fondi, a seguito della loro
istituzione. Con decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, sono determinati i termini
ed i criteri di attribuzione delle risorse di cui al
presente comma ed al comma 10.
13. Per le annualita’ di cui al comma 12, l’INPS
continua ad effettuare il versamento stabilito dall’art. 1,
comma 72, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, al Fondo di
rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie di
cui all’art. 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, ed il
versamento stabilito dall’art. 9, comma 5, del citato
decreto-legge n. 148 del 1993, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 236 del 1993, al Fondo di cui
al medesimo comma.
14. Nell’esecuzione di programmi o di attivita’, i cui
oneri ricadono su fondi comunitari, gli enti pubblici di
ricerca sono autorizzati a procedere ad assunzioni o ad
impiegare personale a tempo determinato per tutta la durata
degli stessi. La presente disposizione si applica anche ai
programmi o alle attivita’ di assistenza tecnica in corso
di svolgimento alla data di entrata in vigore della
presente legge.
15. Gli avanzi finanziari derivanti dalla gestione
delle risorse del Fondo sociale europeo, amministrate negli
esercizi antecedenti la programmazione comunitaria
1989-1993 dei Fondi strutturali dal Ministero del lavoro e
della previdenza sociale tramite la gestione fuori bilancio
del Fondo di rotazione istituito dall’art. 25 della legge
21 dicembre 1978, n. 845, e successive modificazioni,
possono essere destinati alla copertura di oneri derivanti
dalla responsabilita’ sussidiaria dello Stato membro ai
sensi della normativa comunitaria in materia.
16. Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale,
con proprio decreto, destina nell’ambito delle risorse di
cui all’art. 68, comma 4, lettera a), della legge 17 maggio
1999, n. 144, una quota fino a lire 200 miliardi, per
l’anno 2001, di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni
2003, 2004, 2005, 2006 e 2007 e di 80 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2008 e 2009, nonche’ di 100 milioni di
euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011, di cui il 20 per
cento destinato prioritariamente all’attuazione degli
articoli 48 e 50 del decreto legislativo 10 settembre 2003,
n. 276, e successive modificazioni, per le attivita’ di
formazione nell’esercizio dell’apprendistato anche se
svolte oltre il compimento del diciottesimo anno di eta’,
secondo le modalita’ di cui all’art. 16 della legge 24
giugno 1997, n. 196.».
– Il testo dell’art. 12 del citato decreto legislativo
n. 276 del 2003 e’ il seguente:
«Art. 12. (Fondi per la formazione e l’integrazione del
reddito).
1. I soggetti autorizzati alla somministrazione di
lavoro sono tenuti a versare ai fondi di cui al comma 4 un
contributo pari al 4 per cento della retribuzione
corrisposta ai lavoratori assunti con contratto a tempo
determinato per l’esercizio di attivita’ di
somministrazione. Le risorse sono destinate a interventi di
formazione e riqualificazione professionale, nonche’ a
misure di carattere previdenziale e di sostegno al reddito
a favore dei lavoratori assunti con contratto a tempo
determinato, dei lavoratori che abbiano svolto in
precedenza missioni di lavoro in somministrazione in forza
di contratti a tempo determinato e, limitatamente agli
interventi formativi, dei potenziali candidati a una
missione.
2. I soggetti autorizzati alla somministrazione di
lavoro sono altresi’ tenuti a versare ai fondi di cui al
comma 4 un contributo pari al 4 per cento della
retribuzione corrisposta ai lavoratori assunti con
contratto a tempo indeterminato. Le risorse sono destinate
a:
a) iniziative comuni finalizzate a garantire
l’integrazione del reddito dei lavoratori assunti con
contratto a tempo indeterminato in caso di fine lavori;
b) iniziative comuni finalizzate a verificare
l’utilizzo della somministrazione di lavoro e la sua
efficacia anche in termini di promozione della emersione
del lavoro non regolare e di contrasto agli appalti
illeciti;
c) iniziative per l’inserimento o il reinserimento
nel mercato del lavoro di lavoratori svantaggiati anche in
regime di accreditamento con le regioni;
d) per la promozione di percorsi di qualificazione e
riqualificazione professionale.
3. Gli interventi di cui ai commi 1 e 2 sono attuati
nel quadro delle politiche e delle misure stabilite dal
contratto collettivo nazionale di lavoro delle imprese di
somministrazione di lavoro, sottoscritto dalle
organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori
comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale
ovvero, in mancanza, dai fondi di cui al comma 4.
4. I contributi di cui ai commi 1 e 2 sono rimessi a un
fondo bilaterale appositamente costituito, anche nell’ente
bilaterale, dalle parti stipulanti il contratto collettivo
nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro:
a) come soggetto giuridico di natura associativa ai
sensi dell’art. 36 del codice civile;
b) come soggetto dotato di personalita’ giuridica ai
sensi dell’art. 12 del codice civile con procedimento per
il riconoscimento rientrante nelle competenze del Ministro
del lavoro e delle politiche sociali ai sensi dell’art. 2,
comma 1, della legge 12 gennaio 1991, n. 13.
5. I fondi di cui al comma 4 sono attivati a seguito di
autorizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, previa verifica della congruita’, rispetto alle
finalita’ istituzionali previste ai commi l e 2, dei
criteri di gestione e delle strutture di funzionamento del
fondo stesso, con particolare riferimento alla
sostenibilita’ finanziaria complessiva del sistema. Il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali esercita la
vigilanza sulla gestione dei fondi e approva, entro il
termine di sessanta giorni dalla presentazione, il
documento contenente le regole stabilite dal fondo per il
versamento dei contributi e per la gestione, il controllo,
la rendicontazione e il finanziamento degli interventi di
cui ai commi 1 e 2. Decorso inutilmente tale termine, il
documento si intende approvato.
6. Restano in ogni caso salve le clausole dei contratti
collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi dell’art.
1, comma 3, della legge 24 giugno 1997, n. 196.
7. I contributi versati ai sensi dei commi 1 e 2 si
intendono soggetti alla disciplina di cui all’art. 26-bis
della legge 24 giugno 1997, n. 196.
8. In caso di omissione, anche parziale, dei contributi
di cui ai commi 1 e 2, il datore di lavoro e’ tenuto a
corrispondere al fondo di cui al comma 4, oltre al
contributo omesso, gli interessi nella misura prevista dal
tasso indicato all’art. 1 del decreto del Ministero
dell’economia e delle finanze 26 settembre 2005, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre 2005, piu’
il 5 per cento, nonche’ una sanzione amministrativa di
importo pari al contributo omesso.
8-bis. In caso di mancato rispetto delle regole
contenute nel documento di cui al comma 5, il fondo nega il
finanziamento delle attivita’ formative oppure procede al
recupero totale o parziale dei finanziamenti gia’ concessi.
Le relative somme restano a disposizione dei soggetti
autorizzati alla somministrazione per ulteriori iniziative
formative. Nei casi piu’ gravi, individuati dalla predetta
disciplina e previa segnalazione al Ministero del lavoro e
delle politiche sociali, si procede ad una definitiva
riduzione delle somme a disposizione dei soggetti
autorizzati alla somministrazione di lavoro in misura
corrispondente al valore del progetto formativo
inizialmente presentato o al valore del progetto formativo
rendicontato e finanziato. Tali somme sono destinate al
fondo di cui al comma 4.
9. Trascorsi dodici mesi dalla entrata in vigore del
presente decreto, il Ministro del lavoro e delle politiche
sociali con proprio decreto, sentite le associazioni dei
datori e dei prestatori di lavoro comparativamente piu’
rappresentative sul piano nazionale puo’ ridurre i
contributi di cui ai commi 1 e 2 in relazione alla loro
congruita’ con le finalita’ dei relativi fondi.
9-bis. Gli interventi di cui al presente articolo
trovano applicazione con esclusivo riferimento ai
lavoratori assunti per prestazioni di lavoro in
somministrazione.».
– Il testo dell’art. 2, comma 1, del citato decreto
legislativo n. 276 del 2003, e’ il seguente:
«Art. 2. (Definizioni).
1. Ai fini e agli effetti delle disposizioni di cui al
presente decreto legislativo si intende per:
a) «somministrazione di lavoro»: la fornitura
professionale di manodopera, a tempo indeterminato o a
termine, ai sensi dell’art. 20;
b) «intermediazione»: l’attivita’ di mediazione tra
domanda e offerta di lavoro, anche in relazione
all’inserimento lavorativo dei disabili e dei gruppi di
lavoratori svantaggiati, comprensiva tra l’altro: della
raccolta dei curricula dei potenziali lavoratori; della
preselezione e costituzione di relativa banca dati; della
promozione e gestione dell’incontro tra domanda e offerta
di lavoro; della effettuazione, su richiesta del
committente, di tutte le comunicazioni conseguenti alle
assunzioni avvenute a seguito della attivita’ di
intermediazione; dell’orientamento professionale; della
progettazione ed erogazione di attivita’ formative
finalizzate all’inserimento lavorativo;
c) «ricerca e selezione del personale»: l’attivita’
di consulenza di direzione finalizzata alla risoluzione di
una specifica esigenza dell’organizzazione committente,
attraverso l’individuazione di candidature idonee a
ricoprire una o piu’ posizioni lavorative in seno
all’organizzazione medesima, su specifico incarico della
stessa, e comprensiva di: analisi del contesto
organizzativo dell’organizzazione committente;
individuazione e definizione delle esigenze della stessa;
definizione del profilo di competenze e di capacita’ della
candidatura ideale; pianificazione e realizzazione del
programma di ricerca delle candidature attraverso una
pluralita’ di canali di reclutamento; valutazione delle
candidature individuate attraverso appropriati strumenti
selettivi; formazione della rosa di candidature
maggiormente idonee; progettazione ed erogazione di
attivita’ formative finalizzate all’inserimento lavorativo;
assistenza nella fase di inserimento dei candidati;
verifica e valutazione dell’inserimento e del potenziale
dei candidati;
d) «supporto alla ricollocazione professionale»:
l’attivita’ effettuata su specifico ed esclusivo incarico
dell’organizzazione committente, anche in base ad accordi
sindacali, finalizzata alla ricollocazione nel mercato del
lavoro di prestatori di lavoro, singolarmente o
collettivamente considerati, attraverso la preparazione, la
formazione finalizzata all’inserimento lavorativo,
l’accompagnamento della persona e l’affiancamento della
stessa nell’inserimento nella nuova attivita’;
e) «autorizzazione»: provvedimento mediante il quale
lo Stato abilita operatori, pubblici e privati, di seguito
denominati «agenzie per il lavoro», allo svolgimento delle
attivita’ di cui alle lettere da a) a d);
f) «accreditamento»: provvedimento mediante il quale
le regioni riconoscono a un operatore, pubblico o privato,
l’idoneita’ a erogare i servizi al lavoro negli ambiti
regionali di riferimento, anche mediante l’utilizzo di
risorse pubbliche, nonche’ la partecipazione attiva alla
rete dei servizi per il mercato del lavoro con particolare
riferimento ai servizi di incontro fra domanda e offerta;
g) «borsa continua del lavoro»: sistema aperto di
incontro domanda-offerta di lavoro finalizzato, in coerenza
con gli indirizzi comunitari, a favorire la maggior
efficienza e trasparenza del mercato del lavoro,
all’interno del quale cittadini, lavoratori, disoccupati,
persone in cerca di un lavoro, soggetti autorizzati o
accreditati e datori di lavoro possono decidere di
incontrarsi in maniera libera e dove i servizi sono
liberamente scelti dall’utente;
h) «enti bilaterali»: organismi costituiti a
iniziativa di una o piu’ associazioni dei datori e dei
prestatori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative,
quali sedi privilegiate per la regolazione del mercato del
lavoro attraverso: la promozione di una occupazione
regolare e di qualita’; l’intermediazione nell’incontro tra
domanda e offerta di lavoro; la programmazione di attivita’
formative e la determinazione di modalita’ di attuazione
della formazione professionale in azienda; la promozione di
buone pratiche contro la discriminazione e per la
inclusione dei soggetti piu’ svantaggiati; la gestione
mutualistica di fondi per la formazione e l’integrazione
del reddito; la certificazione dei contratti di lavoro e di
regolarita’ o congruita’ contributiva; lo sviluppo di
azioni inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro; ogni
altra attivita’ o funzione assegnata loro dalla legge o dai
contratti collettivi di riferimento;
i) «libretto formativo del cittadino»: libretto
personale del lavoratore definito, ai sensi dell’accordo
Stato-regioni del 18 febbraio 2000, di concerto tra il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, previa intesa con la Conferenza unificata
Stato-regioni e sentite le parti sociali, in cui vengono
registrate le competenze acquisite durante la formazione in
apprendistato, la formazione in contratto di inserimento,
la formazione specialistica e la formazione continua svolta
durante l’arco della vita lavorativa ed effettuata da
soggetti accreditati dalle regioni, nonche’ le competenze
acquisite in modo non formale e informale secondo gli
indirizzi della Unione europea in materia di apprendimento
permanente, purche’ riconosciute e certificate;
j) «lavoratore»: qualsiasi persona che lavora o che
e’ in cerca di un lavoro;
k) «lavoratore svantaggiato»: qualsiasi persona
appartenente a una categoria che abbia difficolta’ a
entrare, senza assistenza, nel mercato del lavoro ai sensi
dell’art. 2, lettera f), del regolamento (CE) n. 2204/2002
del 12 dicembre 2002 della Commissione relativo alla
applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli
aiuti di Stato a favore della occupazione, nonche’ ai sensi
dell’art. 4, comma 1, della legge 8 novembre 1991, n. 381;
l) «divisioni operative»: soggetti polifunzionali
gestiti con strumenti di contabilita’ analitica, tali da
consentire di conoscere tutti i dati economico-gestionali
specifici in relazione a ogni attivita’;
m) «associazioni di datori e prestatori di lavoro»:
organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente piu’
rappresentative.».
– Il testo dell’art. 2118 del Codice civile e’ il
seguente:
«Art. 2118 (Recesso dal contratto a tempo
indeterminato). – Ciascuno dei contraenti puo’ recedere dal
contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il
preavviso nel termine e nei modi stabiliti dagli usi o
secondo equita’.
In mancanza di preavviso, il recedente e’ tenuto verso
l’altra parte a un’indennita’ equivalente all’importo della
retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di
preavviso.
La stessa indennita’ e’ dovuta dal datore di lavoro nel
caso di cessazione del rapporto per morte del prestatore di
lavoro.».
– Il testo dell’art. 20, comma 3, del citato decreto
legislativo n. 276 del 2003, e’ il seguente:
«Art. 20 (Condizioni di liceita’). – 1. Il contratto di
somministrazione di lavoro puo’ essere concluso da ogni
soggetto, di seguito denominato utilizzatore, che si
rivolga ad altro soggetto, di seguito denominato
somministratore, a cio’ autorizzato ai sensi delle
disposizioni di cui agli articoli 4 e 5.
2. Per tutta la durata della somministrazione i
lavoratori svolgono la propria attivita’ nell’interesse
nonche’ sotto la direzione e il controllo
dell’utilizzatore. Nell’ipotesi in cui i lavoratori vengano
assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato essi
rimangono a disposizione del somministratore per i periodi
in cui non svolgono la prestazione lavorativa presso un
utilizzatore, salvo che esista una giusta causa o un
giustificato motivo di risoluzione del contratto di lavoro.
3. Il contratto di somministrazione di lavoro puo’
essere concluso a termine o a tempo indeterminato. La
somministrazione di lavoro a tempo indeterminato e’
ammessa:
a) per servizi di consulenza e assistenza nel settore
informatico, compresa la progettazione e manutenzione di
reti intranet e extranet, siti internet, sistemi
informatici, sviluppo di software applicativo, caricamento
dati;
b) per servizi di pulizia, custodia, portineria;
c) per servizi, da e per lo stabilimento, di
trasporto di persone e di trasporto e movimentazione di
macchinari e merci;
d) per la gestione di biblioteche, parchi, musei,
archivi, magazzini, nonche’ servizi di economato;
e) per attivita’ di consulenza direzionale,
assistenza alla certificazione, programmazione delle
risorse, sviluppo organizzativo e cambiamento, gestione del
personale, ricerca e selezione del personale;
f) per attivita’ di marketing, analisi di mercato,
organizzazione della funzione commerciale;
g) per la gestione di call – center, nonche’ per
l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali nelle aree
Obiettivo 1 di cui al regolamento (CE) n. 1260/1999 del 21
giugno 1999 del Consiglio, recante disposizioni generali
sui Fondi strutturali;
h) per costruzioni edilizie all’interno degli
stabilimenti, per installazioni o smontaggio di impianti e
macchinari, per particolari attivita’ produttive, con
specifico riferimento all’edilizia e alla cantieristica
navale, le quali richiedano piu’ fasi successive di
lavorazione, l’impiego di manodopera diversa per
specializzazione da quella normalmente impiegata
nell’impresa;
i) in tutti gli altri casi previsti dai contratti
collettivi di lavoro nazionali, territoriali o aziendali
stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro
comparativamente piu’ rappresentative;
i-bis) in tutti i settori produttivi, pubblici e
privati, per l’esecuzione di servizi di cura e assistenza
alla persona e di sostegno alla famiglia.
4. La somministrazione di lavoro a tempo determinato e’
ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico,
produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se
riferibili all’ordinaria attivita’ dell’utilizzatore. La
individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti
quantitativi di utilizzazione della somministrazione a
tempo determinato e’ affidata ai contratti collettivi
nazionali di lavoro stipulati da sindacati comparativamente
piu’ rappresentativi in conformita’ alla disciplina di cui
all’art. 10 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n.
368.
5. Il contratto di somministrazione di lavoro e’
vietato:
a) per la sostituzione di lavoratori che esercitano
il diritto di sciopero;
b) salva diversa disposizione degli accordi
sindacali, presso unita’ produttive nelle quali si sia
proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti
collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23
luglio 1991, n. 223, che abbiano riguardato lavoratori
adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto
di somministrazione, a meno che tale contratto sia
stipulato per provvedere alla sostituzione di lavoratori
assenti ovvero sia concluso ai sensi dell’art. 8, comma 2,
della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero abbia una durata
iniziale non superiore a tre mesi. Salva diversa
disposizione degli accordi sindacali, il divieto opera
altresi’ presso unita’ produttive nelle quali sia operante
una sospensione dei rapporti o una riduzione dell’orario,
con diritto al trattamento di integrazione salariale, che
interessino lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si
riferisce il contratto di somministrazione;
c) da parte delle imprese che non abbiano effettuato
la valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 4 del decreto
legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive
modifiche.
5-bis. Qualora il contratto di somministrazione preveda
l’utilizzo di lavoratori assunti dal somministratore ai
sensi dell’art. 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n.
223, non operano le disposizioni di cui ai commi 3 e 4 del
presente articolo. Ai contratti di lavoro stipulati con
lavoratori in mobilita’ ai sensi del presente comma si
applica il citato art. 8, comma 2, della legge n. 223 del
1991.».
– Il testo dell’art. 4 della legge 8 agosto 1985 n. 443
(Legge – quadro per l’artigianato), e’ il seguente:
«Art. 4 (Limiti dimensionali). – L’impresa artigiana
puo’ essere svolta anche con la prestazione d’opera di
personale dipendente diretto personalmente
dall’imprenditore artigiano o dai soci, sempre che non
superi i seguenti limiti:
a) per l’impresa che non lavora in serie: un massimo
di 18 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non
superiore a 9; il numero massimo dei dipendenti puo’ essere
elevato fino a 22 a condizione che le unita’ aggiuntive
siano apprendisti;
b) per l’impresa che lavora in serie, purche’ con
lavorazione non del tutto automatizzata: un massimo di 9
dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non
superiore a 5; il numero massimo dei dipendenti puo’ essere
elevato fino a 12 a condizione che le unita’ aggiuntive
siano apprendisti;
c) per l’impresa che svolge la propria attivita’ nei
settori delle lavorazioni artistiche, tradizionali e
dell’abbigliamento su misura: un massimo di 32 dipendenti,
compresi gli apprendisti in numero non superiore a 16; il
numero massimo dei dipendenti puo’ essere elevato fino a 40
a condizione che le unita’ aggiuntive siano apprendisti. I
settori delle lavorazioni artistiche e tradizionali e
dell’abbigliamento su misura saranno individuati con
decreto del Presidente della Repubblica, sentite le regioni
ed il Consiglio nazionale dell’artigianato;
d) per l’impresa di trasporto: un massimo di 8
dipendenti;
e) per le imprese di costruzioni edili: un massimo di
10 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non
superiore a 5; il numero massimo dei dipendenti puo’ essere
elevato fino a 14 a condizione che le unita’ aggiuntive
siano apprendisti.
Ai fini del calcolo dei limiti di cui al precedente
comma:
1) non sono computati per un periodo di due anni gli
apprendisti passati in qualifica ai sensi della legge 19
gennaio 1955, n. 25 , e mantenuti in servizio dalla stessa
impresa artigiana;
2) non sono computati i lavoratori a domicilio di cui
alla legge 18 dicembre 1973, n. 877 , sempre che non
superino un terzo dei dipendenti non apprendisti occupati
presso l’impresa artigiana;
3) sono computati i familiari dell’imprenditore,
ancorche’ partecipanti all’impresa familiare di cui
all’art. 230-bis del codice civile, che svolgano la loro
attivita’ di lavoro prevalentemente e professionalmente
nell’ambito dell’impresa artigiana;
4) sono computati, tranne uno, i soci che svolgono il
prevalente lavoro personale nell’impresa artigiana;
5) non sono computati i portatori di handicaps,
fisici, psichici o sensoriali;
6) sono computati i dipendenti qualunque sia la
mansione svolta.».

Art. 3

Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale

1. Possono essere assunti con contratto di apprendistato per la
qualifica e per il diploma professionale, in tutti i settori di
attivita’, anche per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione, i
soggetti che abbiano compiuto quindici anni e fino al compimento del
venticinquesimo anno di eta’. La durata del contratto e’ determinata
in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non
puo’ in ogni caso essere superiore, per la sua componente formativa,
a tre anni ovvero quattro nel caso di diploma quadriennale regionale.
2. La regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato per
la qualifica e per il diploma professionale e’ rimessa alle regioni e
alle province autonome di Trento e Bolzano, previo accordo in
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le
Province Autonome di Trento e di Bolzano, e sentite le associazioni
dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente piu’
rappresentative sul piano nazionale, nel rispetto dei seguenti
criteri e principi direttivi:

a) definizione della qualifica o diploma professionale ai sensi
del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;

b) previsione di un monte ore di formazione, esterna od interna
alla azienda, congruo al conseguimento della qualifica o del diploma
professionale in funzione di quanto stabilito al comma 1 e secondo
standard minimi formativi definiti ai sensi del decreto legislativo
17 ottobre 2005, n. 226;

c) rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello
nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei datori e
prestatori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative per la
determinazione, anche all’interno degli enti bilaterali, delle
modalita’ di erogazione della formazione aziendale nel rispetto degli
standard generali fissati dalle regioni.

Note all’art. 3:
– Il testo del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n.
226 (Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni
relativi al secondo ciclo del sistema educativo di
istruzione e formazione, a norma dell’art. 2 della L. 28
marzo 2003, n. 53), e’ stato pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 4 novembre 2005, n. 257, S.O.

Art. 4

Apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere

1. Possono essere assunti in tutti i settori di attivita’, pubblici
o privati, con contratto di apprendistato professionalizzante o di
mestiere per il conseguimento di una qualifica professionale a fini
contrattuali i soggetti di eta’ compresa tra i diciotto anni e i
ventinove anni. Per i soggetti in possesso di una qualifica
professionale, conseguita ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre
2005, n. 226, il contratto di apprendistato professionalizzante o di
mestiere puo’ essere stipulato a partire dal diciassettesimo anno di
eta’.
2. Gli accordi interconfederali e i contratti collettivi
stabiliscono, in ragione dell’eta’ dell’apprendista e del tipo di
qualificazione contrattuale da conseguire, la durata e le modalita’
di erogazione della formazione per l’acquisizione delle competenze
tecnico-professionali e specialistiche in funzione dei profili
professionali stabiliti nei sistemi di classificazione e
inquadramento del personale, nonche’ la durata, anche minima, del
contratto che, per la sua componente formativa, non puo’ comunque
essere superiore a tre anni ovvero cinque per le figure professionali
dell’artigianato individuate dalla contrattazione collettiva di
riferimento.
3. La formazione di tipo professionalizzante e di mestiere, svolta
sotto la responsabilita’ della azienda, e’ integrata, nei limiti
delle risorse annualmente disponibili, dalla offerta formativa
pubblica, interna o esterna alla azienda, finalizzata alla
acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte
complessivo non superiore a centoventi ore per la durata del triennio
e disciplinata dalle Regioni sentite le parti sociali e tenuto conto
dell’eta’, del titolo di studio e delle competenze dell’apprendista.
4. Le Regioni e le associazioni di categoria dei datori di lavoro
possono definire, anche nell’ambito della bilateralita’, le modalita’
per il riconoscimento della qualifica di maestro artigiano o di
mestiere.
5. Per i datori di lavoro che svolgono la propria attivita’ in
cicli stagionali i contratti collettivi di lavoro stipulati a livello
nazionale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro
comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale possono
prevedere specifiche modalita’ di svolgimento del contratto di
apprendistato, anche a tempo determinato.

Note all’art. 4:
– Per i riferimenti al testo del citato decreto
legislativo n. 226 del 2005, si veda nelle note all’art. 3.

Art. 5

Apprendistato di alta formazione e di ricerca

1. Possono essere assunti in tutti i settori di attivita’, pubblici
o privati, con contratto di apprendistato per attivita’ di ricerca,
per il conseguimento di un diploma di istruzione secondaria
superiore, di titoli di studio universitari e della alta formazione,
compresi i dottorati di ricerca, per la specializzazione tecnica
superiore di cui all’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144,
con particolare riferimento ai diplomi relativi ai percorsi di
specializzazione tecnologica degli istituti tecnici superiori di cui
all’articolo 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 25 gennaio 2008, nonche’ per il praticantato per l’accesso
alle professioni ordinistiche o per esperienze professionali i
soggetti di eta’ compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni. Per
soggetti in possesso di una qualifica professionale conseguita ai
sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, il contratto
di apprendistato di alta formazione puo’ essere stipulato a partire
dal diciassettesimo anno di eta’.
2. La regolamentazione e la durata del periodo di apprendistato per
attivita’ di ricerca, per l’acquisizione di un diploma o per percorsi
di alta formazione e’ rimessa alle Regioni, per i soli profili che
attengono alla formazione, in accordo con le associazioni
territoriali dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro
comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale, le
universita’, gli istituti tecnici e professionali e altre istituzioni
formative o di ricerca comprese quelle in possesso di riconoscimento
istituzionale di rilevanza nazionale o regionale e aventi come
oggetto la promozione delle attivita’ imprenditoriali, del lavoro,
della formazione, della innovazione e del trasferimento tecnologico.
3. In assenza di regolamentazioni regionali l’attivazione
dell’apprendistato di alta formazione o ricerca e’ rimessa ad
apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro o dalle
loro associazioni con le Universita’, gli istituti tecnici e
professionali e le istituzioni formative o di ricerca di cui al comma
che precede, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.

Note all’art. 5:
– Il testo dell’art. 69 della legge 17 maggio 1999, n.
144 (Misure in materia di investimenti, delega al Governo
per il riordino degli incentivi all’occupazione e della
normativa che disciplina l’INAIL, nonche’ disposizioni per
il riordino degli enti previdenziali), e’ il seguente:
«Art. 69 (Istruzione e formazione tecnica superiore).
1. Per riqualificare e ampliare l’offerta formativa
destinata ai giovani e agli adulti, occupati e non
occupati, nell’ambito del sistema di formazione integrata
superiore (FIS), e’ istituito il sistema della istruzione e
formazione tecnica superiore (IFTS), al quale si accede di
norma con il possesso del diploma di scuola secondaria
superiore. Con decreto adottato di concerto dai Ministri
della pubblica istruzione, del lavoro e della previdenza
sociale e dell’universita’ e della ricerca scientifica e
tecnologica, sentita la Conferenza unificata di cui al
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , sono definiti
le condizioni di accesso ai corsi dell’IFTS per coloro che
non sono in possesso del diploma di scuola secondaria
superiore, gli standard dei diversi percorsi dell’IFTS, le
modalita’ che favoriscono l’integrazione tra i sistemi
formativi di cui all’art. 68 e determinano i criteri per
l’equipollenza dei rispettivi percorsi e titoli; con il
medesimo decreto sono altresi’ definiti i crediti formativi
che vi si acquisiscono e le modalita’ della loro
certificazione e utilizzazione, a norma dell’art. 142,
comma 1, lettera c), del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 112.
2. Le regioni programmano l’istituzione dei corsi
dell’IFTS, che sono realizzati con modalita’ che
garantiscono l’integrazione tra sistemi formativi, sulla
base di linee guida definite d’intesa tra i Ministri della
pubblica istruzione, del lavoro e della previdenza sociale
e dell’universita’ e della ricerca scientifica e
tecnologica, la Conferenza unificata di cui al decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e le parti sociali
mediante l’istituzione di un apposito comitato nazionale.
Alla progettazione dei corsi dell’IFTS concorrono
universita’, scuole medie superiori, enti pubblici di
ricerca, centri e agenzie di formazione professionale
accreditati ai sensi dell’art. 17 della legge 24 giugno
1997, n. 196 , e imprese o loro associazioni, tra loro
associati anche in forma consortile.
3. La certificazione rilasciata in esito ai corsi di
cui al comma 1, che attesta le competenze acquisite secondo
un modello allegato alle linee guida di cui al comma 2, e’
valida in ambito nazionale.
4. Gli interventi di cui al presente articolo sono
programmabili a valere sul Fondo di cui all’art. 4 della
legge 18 dicembre 1997, n. 440 , nei limiti delle risorse
preordinate allo scopo dal Ministero della pubblica
istruzione, nonche’ sulle risorse finalizzate a tale scopo
dalle regioni nei limiti delle proprie disponibilita’ di
bilancio. Possono concorrere allo scopo anche altre risorse
pubbliche e private. Alle finalita’ di cui al presente
articolo la regione Valle d’Aosta e le province autonome di
Trento e di Bolzano provvedono, in relazione alle
competenze e alle funzioni ad esse attribuite, secondo
quanto disposto dagli statuti speciali e dalle relative
norme di attuazione; a tal fine accedono al Fondo di cui al
presente comma e la certificazione rilasciata in esito ai
corsi da esse istituiti e’ valida in ambito nazionale).».
– Il testo dell’art. 7 del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008 (Linee guida per la
riorganizzazione del Sistema di istruzione e formazione
tecnica superiore e la costituzione degli istituti tecnici
superiori), e’ il seguente:
«Art. 7 (Standard di percorso). – 1. Gli ITS realizzano
percorsi finalizzati al conseguimento di diplomi di tecnico
superiore relativi alle figure adottate con il decreto di
cui all’ art. 4, comma 3, allo scopo di rispondere a
fabbisogni formativi diffusi sul territorio nazionale, con
riferimento alle seguenti aree tecnologiche:
1. efficienza energetica;
2. mobilita’ sostenibile;
3. nuove tecnologie della vita;
4. nuove tecnologie per il made in Italy;
5. tecnologie innovative per i beni e le attivita’
culturali;
6. tecnologie della informazione e della
comunicazione.
2. Ferme restando le caratteristiche dei percorsi di
cui all’ art. 4, per il conseguimento del diploma di
tecnico superiore di cui al comma 1, i percorsi hanno la
durata di quattro semestri, per un totale di 1800/2000 ore;
per particolari figure, tali percorsi possono avere anche
una durata superiore, nel limite massimo di sei semestri,
sempreche’ previsto dal decreto di cui al comma 1.
3. I giovani e gli adulti accedono ai percorsi
realizzati dagli ITS con il possesso del diploma di
istruzione secondaria superiore.».
– Per i riferimenti al testo del citato decreto
legislativo n. 226 del 2005, si veda nelle note all’art. 3.

Art. 6

Standard professionali, standard formativi e certificazione delle
competenze

1. Entro dodici mesi dalla entrata in vigore del presente decreto,
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il
Ministero dell’istruzione, della universita’ e della ricerca, e
previa intesa con le Regioni e le province autonome definisce, nel
rispetto delle competenze delle Regioni e province autonome e di
quanto stabilito nell’intesa tra Governo, Regioni e parti sociali del
17 febbraio 2010, gli standard formativi per la verifica dei percorsi
formativi in apprendistato per la qualifica e il diploma
professionale e in apprendistato di alta formazione.
2. Ai fini della verifica dei percorsi formativi in apprendistato
professionalizzante e in apprendistato di ricerca gli standard
professionali di riferimento sono quelli definiti nei contratti
collettivi nazionali di categoria o, in mancanza, attraverso intese
specifiche da sottoscrivere a livello nazionale o interconfederale
anche in corso della vigenza contrattuale. La registrazione nel
libretto formativo del cittadino della formazione effettuata e della
qualifica professionale a fini contrattuali eventualmente acquisita
e’ di competenza del datore di lavoro.
3. Allo scopo di armonizzare le diverse qualifiche professionali
acquisite secondo le diverse tipologie di apprendistato e consentire
una correlazione tra standard formativi e standard professionali e’
istituito, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il
repertorio delle professioni predisposto sulla base dei sistemi di
classificazione del personale previsti nei contratti collettivi di
lavoro e in coerenza con quanto previsto nelle premesse dalla intesa
tra Governo, Regioni e parti sociali del 17 febbraio 2010, da un
apposito organismo tecnico di cui fanno parte il Ministero
dell’istruzione, della universita’ e della ricerca, le associazioni
dei datori e prestatori di lavoro comparativamente piu’
rappresentative sul piano nazionale e i rappresentanti della
Conferenza Stato-regioni.
4. Le competenze acquisite dall’apprendista potranno essere
certificate secondo le modalita’ definite dalle Regioni e Provincie
Autonome di Trento e Bolzano sulla base del repertorio delle
professioni di cui al comma 3 e registrate sul libretto formativo del
cittadino sulla base del repertorio delle professioni di cui al comma
3 e nel rispetto delle intese raggiunte tra Governo, Regioni e parti
sociali nell’accordo del 17 febbraio 2010. Nelle more della
definizione del repertorio delle professioni di cui al comma 3, si fa
riferimento ai sistemi di standard regionali esistenti.

Art. 7

Disposizioni finali

1. In caso di inadempimento nella erogazione della formazione di
cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro e che sia
tale da impedire la realizzazione delle finalita’ di cui agli
articoli 3, 4 e 5, il datore di lavoro e’ tenuto a versare la
differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con
riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che
sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di
apprendistato, maggiorata del 100 per cento, con esclusione di
qualsiasi altra sanzione per omessa contribuzione. Qualora a seguito
di attivita’ di vigilanza sul contratto di apprendistato in corso di
esecuzione emerga un inadempimento nella erogazione della formazione
prevista nel piano formativo individuale, il personale ispettivo del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali adottera’ un
provvedimento di disposizione, ai sensi dell’articolo 14 del decreto
legislativo 23 aprile 2004, n. 124, assegnando un congruo termine al
datore di lavoro per adempiere.
2. Per ogni violazione delle disposizioni contrattuali collettive
attuative dei principi di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a),
b), c) e d), il datore di lavoro e’ punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro. In caso di recidiva la
sanzione amministrativa pecuniaria varia da 300 a 1500 euro. Alla
contestazione delle sanzioni amministrative di cui al presente comma
provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in
materia di lavoro e previdenza nei modi e nelle forme di cui
all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, come
sostituito dall’articolo 33 della legge 4 novembre 2010, n. 183.
Autorita’ competente a ricevere il rapporto ai sensi dell’articolo 17
della legge 24 novembre 1981, n. 689 e’ la Direzione del lavoro
territorialmente competente.
3. Fatte salve specifiche previsioni di legge o di contratto
collettivo, i lavoratori assunti con contratto di apprendistato sono
esclusi dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti
collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti.
4. Ai fini della loro qualificazione o riqualificazione
professionale e’ possibile assumere in apprendistato i lavoratori in
mobilita’. Per essi trovano applicazione, in deroga alle previsioni
di cui all’articolo 2, comma 1, lettera i), le disposizioni in
materia di licenziamenti individuali di cui alla legge 15 luglio
1966, n. 604, nonche’ il regime contributivo agevolato di cui
all’articolo 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223 e
l’incentivo di cui all’articolo 8, comma 4, della medesima legge.
5. Ai fini del presente decreto legislativo per enti bilaterali si
intendono esclusivamente quelli definiti all’articolo 2, comma 1,
lettera h), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
6. Ferma restando la disciplina di regolazione dei contratti di
apprendistato gia’ in essere, con l’entrata in vigore del presente
decreto sono abrogati la legge 19 gennaio 1955, n. 25, gli articoli
21 e 22 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, l’articolo 16 della
legge 24 giugno 1997, n. 196 e gli articoli da 47 a 53 del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
7. Per le Regioni e i settori ove la disciplina di cui al presente
decreto non sia immediatamente operativa, trovano applicazione, in
via transitoria e non oltre sei mesi dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, le regolazioni vigenti. In assenza della
offerta formativa pubblica di cui all’articolo 4, comma 3, trovano
immediata applicazione le regolazioni contrattuali vigenti.
8. La disciplina del reclutamento e dell’accesso, nonche’
l’applicazione del contratto di apprendistato per i settori di
attivita’ pubblici, di cui agli articoli 4 e 5 del presente decreto,
e’ definita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione
e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con
il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le parti sociali e
la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo
n. 281 del 1997, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore
del presente decreto.
9. In attesa della riforma degli incentivi alla occupazione,
restano fermi gli attuali sistemi di incentivazione economica
dell’apprendistato. I benefici contributivi in materia di previdenza
e assistenza sociale sono mantenuti per un anno dalla prosecuzione
del rapporto di lavoro al termine del periodo di formazione, con
esclusione dei lavoratori assunti ai sensi del comma 4 del presente
articolo.
10. I datori di lavoro che hanno sedi in piu’ Regioni possono fare
riferimento al percorso formativo della Regione dove e’ ubicata la
sede legale e possono altresi’ accentrare le comunicazioni di cui
all’articolo 1, commi 1180 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006,
n. 296 nel servizio informatico dove e’ ubicata la sede legale.
11. Restano in ogni caso ferme le competenze delle Regioni a
Statuto speciale e delle Province Autonome di Trento e di Bolzano ai
sensi dello statuto speciale e delle relative norme di attuazione.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 14 settembre 2011

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri

Sacconi, Ministro del lavoro e delle
politiche sociali

Visto, il Guardasigilli: Palma

Note all’art. 7:
– Per il testo degli articoli 13 e 14 del citato
decreto legislativo n.124 del 2004, si veda nelle note alle
premesse.
– Il testo dell’art. 17 della legge 24 novembre 1981,
n. 689 (Modifiche al sistema penale), e’ il seguente:
«Art. 17 (Obbligo del rapporto). – Qualora non sia
stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il
funzionario o l’agente che ha accertato la violazione,
salvo che ricorra l’ipotesi prevista nell’art. 24, deve
presentare rapporto, con la prova delle eseguite
contestazioni o notificazioni, all’ufficio periferico cui
sono demandati attribuzioni e compiti del Ministero nella
cui competenza rientra la materia alla quale si riferisce
la violazione o, in mancanza, al prefetto.
Deve essere presentato al prefetto il rapporto relativo
alle violazioni previste dal testo unico delle norme sulla
circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959,
n. 393 , dal testo unico per la tutela delle strade,
approvato con R.D. 8 dicembre 1933, n. 1740 , e dalla L. 20
giugno 1935, n. 1349, sui servizi di trasporto merci.
Nelle materie di competenza delle regioni e negli altri
casi, per le funzioni amministrative ad esse delegate, il
rapporto e’ presentato all’ufficio regionale competente.
Per le violazioni dei regolamenti provinciali e
comunali il rapporto e’ presentato, rispettivamente, al
presidente della giunta provinciale o al sindaco.
L’ufficio territorialmente competente e’ quello del
luogo in cui e’ stata commessa la violazione.
Il funzionario o l’agente che ha proceduto al sequestro
previsto dall’art. 13 deve immediatamente informare
l’autorita’ amministrativa competente a norma dei
precedenti commi, inviandole il processo verbale di
sequestro.
Con decreto del Presidente della Repubblica, su
proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, da
emanare entro centottanta giorni dalla pubblicazione della
presente legge, in sostituzione del D.P.R. 13 maggio 1976,
n. 407, saranno indicati gli uffici periferici dei singoli
Ministeri, previsti nel primo comma, anche per i casi in
cui leggi precedenti abbiano regolato diversamente la
competenza.
Con il decreto indicato nel comma precedente saranno
stabilite le modalita’ relative alla esecuzione del
sequestro previsto dall’art. 13, al trasporto ed alla
consegna delle cose sequestrate, alla custodia ed alla
eventuale alienazione o distruzione delle stesse; sara’
altresi’ stabilita la destinazione delle cose confiscate.
Le regioni, per le materie di loro competenza,
provvederanno con legge nel termine previsto dal comma
precedente.».
– Il testo della legge 15 luglio 1966, n. 604 (Norme
sui licenziamenti individuali), e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 6 agosto 1966, n. 195.
– Per il testo degli articoli 25, comma 9, e 8, comma
4, della citata legge n. 223 del 1991, si veda nelle note
alle premesse.
– Per il testo dell’art. 2, comma 1 del citato decreto
legislativo n. 276 del 2003, si veda nelle note alle
premesse.
– Il testo dell’art. 8 del decreto legislativo n. 281
(Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse
comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la
Conferenza Stato – citta’ ed autonomie locali), e’ il
seguente:
«Art. 8 (Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e
Conferenza unificata). – 1. La Conferenza Stato-citta’ ed
autonomie locali e’ unificata per le materie ed i compiti
di interesse comune delle regioni, delle province, dei
comuni e delle comunita’ montane, con la Conferenza
Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell’interno o dal Ministro per
gli affari regionali nella materia di rispettiva
competenza; ne fanno parte altresi’ il Ministro del tesoro
e del bilancio e della programmazione economica, il
Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
Ministro della sanita’, il presidente dell’Associazione
nazionale dei comuni d’Italia – ANCI, il presidente
dell’Unione province d’Italia – UPI ed il presidente
dell’Unione nazionale comuni, comunita’ ed enti montani –
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall’ANCI e sei presidenti di provincia designati dall’UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall’ANCI cinque
rappresentano le citta’ individuate dall’art. 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche’ rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita’ o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell’ANCI, dell’UPI o dell’UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e’
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e’ conferito, dal
Ministro dell’interno.».
– Il testo dell’art. 1, commi 1180 e seguenti, della
legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato –
legge finanziaria 2007), e’ il seguente:
«1180. All’art. 9-bis del decreto-legge 1° ottobre
1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
novembre 1996, n. 608, il comma 2 e’ sostituito dai
seguenti:
“2. In caso di instaurazione del rapporto di lavoro
subordinato e di lavoro autonomo in forma coordinata e
continuativa, anche nella modalita’ a progetto, di socio
lavoratore di cooperativa e di associato in partecipazione
con apporto lavorativo, i datori di lavoro privati, ivi
compresi quelli agricoli, gli enti pubblici economici e le
pubbliche amministrazioni sono tenuti a darne comunicazione
al Servizio competente nel cui ambito territoriale e’
ubicata la sede di lavoro entro il giorno antecedente a
quello di instaurazione dei relativi rapporti, mediante
documentazione avente data certa di trasmissione. La
comunicazione deve indicare i dati anagrafici del
lavoratore, la data di assunzione, la data di cessazione
qualora il rapporto non sia a tempo indeterminato, la
tipologia contrattuale, la qualifica professionale e il
trattamento economico e normativo applicato. La medesima
procedura si applica ai tirocini di formazione e di
orientamento e ad ogni altro tipo di esperienza lavorativa
ad essi assimilata. Le Agenzie di lavoro autorizzate dal
Ministero del lavoro e della previdenza sociale sono tenute
a comunicare, entro il ventesimo giorno del mese successivo
alla data di assunzione, al Servizio competente nel cui
ambito territoriale e’ ubicata la loro sede operativa,
l’assunzione, la proroga e la cessazione dei lavoratori
temporanei assunti nel mese precedente.
2-bis. In caso di urgenza connessa ad esigenze
produttive, la comunicazione di cui al comma 2 puo’ essere
effettuata entro cinque giorni dall’instaurazione del
rapporto di lavoro, fermo restando l’obbligo di comunicare
entro il giorno antecedente al Servizio competente,
mediante comunicazione avente data certa di trasmissione,
la data di inizio della prestazione, le generalita’ del
lavoratore e del datore di lavoro”.
1181. L’art. 7, comma 2, del decreto legislativo 19
dicembre 2002, n. 297, e’ abrogato.
1182. Fino alla effettiva operativita’ delle modalita’
di trasferimento dei dati contenuti nei moduli per le
comunicazioni obbligatorie di cui al decreto previsto
dall’art. 4-bis, comma 7, del decreto legislativo 21 aprile
2000, n. 181, resta in vigore l’obbligo di comunicazione
all’INAIL di cui all’art. 14, comma 2, del decreto
legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, da effettuarsi
esclusivamente attraverso strumenti informatici. La
medesima comunicazione deve essere effettuata all’IPSEMA
per gli assicurati del settore marittimo.
1183. Al comma 5 dell’art. 4-bis del decreto
legislativo 21 aprile 2000, n. 181, sono aggiunte le
seguenti lettere:
“e-bis) trasferimento del lavoratore;
e-ter) distacco del lavoratore;
e-quater) modifica della ragione sociale del datore
di lavoro;
e-quinquies) trasferimento d’azienda o di ramo di
essa”.
1184. All’art. 4-bis del decreto legislativo 21 aprile
2000, n. 181, il comma 6 e’ sostituito dai seguenti:
“6. Le comunicazioni di assunzione, cessazione,
trasformazione e proroga dei rapporti di lavoro autonomo,
subordinato, associato, dei tirocini e di altre esperienze
professionali, previste dalla normativa vigente, inviate al
Servizio competente nel cui ambito territoriale e’ ubicata
la sede di lavoro, con i moduli di cui al comma 7, sono
valide ai fini dell’assolvimento degli obblighi di
comunicazione nei confronti delle direzioni regionali e
provinciali del lavoro, dell’Istituto nazionale della
previdenza sociale, dell’Istituto nazionale per
l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, o di altre
forme previdenziali sostitutive o esclusive, nonche’ nei
confronti della Prefettura-Ufficio territoriale del
Governo.
6-bis. All’art. 7, comma 1, del testo unico di cui al
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive
modificazioni, le parole: “o lo assume per qualsiasi causa
alle proprie dipendenze” sono soppresse.
6-ter. Per le comunicazioni di cui al presente
articolo, i datori di lavoro pubblici e privati devono
avvalersi dei servizi informatici resi disponibili dai
servizi competenti presso i quali e’ ubicata la sede di
lavoro. Il decreto di cui al comma 7 disciplina anche le
modalita’ e i tempi di applicazione di quanto previsto dal
presente comma”.
1185. E’ abrogato l’art. 19, comma 5, del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive
modificazioni.».

DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011, n. 167 – Testo unico dell’apprendistato, a norma dell’articolo 1, comma 30, della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209) – (GU n. 236 del 10-10-2011

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