MINISTERO DELLA SALUTE - DECRETO 7 febbraio 2012, n. 25 - Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell'acqua destinata al consumo umano. (12G0044) - (GU n. 69 del 22-3-2012 | Periti.info

MINISTERO DELLA SALUTE – DECRETO 7 febbraio 2012, n. 25 – Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua destinata al consumo umano. (12G0044) – (GU n. 69 del 22-3-2012

MINISTERO DELLA SALUTE - DECRETO 7 febbraio 2012, n. 25 - Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell'acqua destinata al consumo umano. (12G0044) - (GU n. 69 del 22-3-2012 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 23/03/2012

MINISTERO DELLA SALUTE

DECRETO 7 febbraio 2012 , n. 25

Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al
trattamento dell’acqua destinata al consumo umano. (12G0044)

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Visto il decreto ministeriale 21 dicembre 1990, n. 443, concernente
“Regolamento recante disposizioni tecniche concernenti
apparecchiature per il trattamento domestico di acque potabili”;
Visto il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e successive
modificazioni recante “Attuazione della direttiva 89/395/CEE e della
direttiva 89/396/CEE concernenti l’etichettatura, la presentazione e
la pubblicita’ dei prodotti alimentari”;
Visto il decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, e successive
modificazioni, ed in particolare l’articolo 11, comma 1, lettera i),
e l’articolo 13, recante “Attuazione della direttiva 98/83/CE
relativa alla qualita’ delle acque destinate al consumo umano”;
Visto il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i
requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce
l’Autorita’ europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel
campo della sicurezza alimentare;
Visto il regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del
Consiglio sull’igiene dei prodotti alimentari;
Visto il regolamento (CE) n. 1935/2004 del Parlamento europeo e del
Consiglio riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a
contatto con i prodotti alimentari e che abroga le direttive
80/590/CEE e 89/109/CEE;
Visto il decreto del Ministro della salute 6 aprile 2004, n. 174,
recante “Regolamento concernente i materiali e gli oggetti che
possono essere utilizzati negli impianti fissi di captazione,
trattamento, adduzione e distribuzione delle acque destinate al
consumo umano”;
Visto il decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, recante
“Codice del consumo, a norma dell’articolo 7 della legge 29 luglio
2003, n. 229” che ha incluso le disposizioni di cui al decreto
legislativo 21 maggio 2004, n. 174, recante “Attuazione della
direttiva comunitaria 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei
prodotti” ed in particolare gli articoli 104 e 105, comma 3, che
dispongono rispettivamente l’obbligo per i produttori ed i
distributori di immettere sul mercato solo prodotti sicuri e di
perseguire il livello di sicurezza che i consumatori possono
ragionevolmente attendersi;
Visto il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 22
gennaio 2008, n. 37, recante “Regolamento concernente l’attuazione
dell’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n.
248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in
materia di attivita’ di installazione degli impianti all’interno
degli edifici”;
Visto il regolamento (CE), n.764 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 9 luglio 2008 che stabilisce procedure relative
all’applicazione di determinate regole tecniche nazionali a prodotti
legalmente commercializzati in un altro Stato membro e che abroga la
decisione n. 3052/95/CE;
Considerato il parere circostanziato della Commissione europea del
19 febbraio 2007, in cui si ribadisce che, sulla base dell’articolo
28 del trattato CE, la Corte di Giustizia delle comunita’ europee ha
previsto l’obbligo a carico degli Stati membri di prevedere il mutuo
riconoscimento dei prodotti e che pertanto, nella fattispecie,
un’apparecchiatura legalmente fabbricata e venduta in un altro Stato
membro deve poter essere commercializzata sul territorio nazionale
anche se non e’ integralmente conforme alle regole tecniche e alle
specifiche di prodotto vigenti, purche’ essa soddisfi almeno i
regolamenti nazionali di uno stato membro e, per quanto riguarda la
sicurezza e l’adeguatezza all’uso previsto, assicuri un livello
equivalente a quello garantito dalle specifiche in Italia;
Considerata la Comunicazione interpretativa della Commissione,
2003/C265/02, recante “Agevolare l’accesso di prodotti al mercato di
un altro Stato membro: applicazione pratica del mutuo riconoscimento”
in cui si ribadisce che disposizioni che prevedono una procedura di
previa autorizzazione all’immissione sul mercato nazionale puo’
essere ammessa solo a condizioni molto rigorose, costituendo una
restrizione alla libera circolazione delle merci;
Considerato che alle apparecchiature per il trattamento di acque
potabili per impiego in pubblici esercizi si applicano i principi del
sistema dell’analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo
(HACCP), ai sensi del regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento
europeo e del Consiglio sull’igiene dei prodotti alimentari;
Acquisito il parere del Consiglio superiore di sanita’ espresso
nella seduta del 14 dicembre 2009;
Esperita la procedura di informazione di cui alla direttiva
98/34/CE, come modificata dalla direttiva 98/48/CE che prevede una
procedura di informazione nel settore delle norme e regole tecniche;
Sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano nella seduta
del 22 settembre 2011;
Acquisito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla Sezione
Consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 27 settembre
2011;
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e
successive modificazioni;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri ai
sensi dell’articolo 17, comma 3 della citata legge n. 400 del 1988,
in data 27 ottobre 2011, n. 7741, e la nota dell’ 8 novembre 2011
prot. N. 7237 con la quale il Dipartimento per gli Affari Giuridici e
Legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato
il proprio nulla osta;

Adotta

il seguente regolamento:

Art. 1

Definizioni

1. Il presente decreto stabilisce prescrizioni tecniche relative
alle apparecchiature per il trattamento dell’acqua destinata al
consumo umano, individuate dall’articolo 11, comma 1, lettera i) del
decreto legislativo 2 febbraio 2001 n. 31, e successive
modificazioni, e distribuita sia in ambito domestico che non
domestico.
2. Ai fini del presente decreto si applicano le definizioni di cui
ai regolamenti (CE) n. 178/2002 e n. 852/2004 nonche’ quelle
contenute nei decreti legislativi 6 settembre 2005, n. 206 e 2
febbraio 2001, n. 31 e successive modificazioni.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’articolo 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Per le direttive CE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea
(GUUE).
Note alle premesse:
Il decreto ministeriale 21 dicembre 1990, n. 443
concerne: “Regolamento recante disposizioni tecniche
concernenti apparecchiature per il trattamento domestico di
acque potabili”.
Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e
successive modificazioni reca: “Attuazione della direttiva
89/395/CEE e della direttiva 89/396/CEE concernenti
l’etichettatura, la presentazione e la pubblicita’ dei
prodotti alimentari”.
L’articolo 11, comma 1, lettera i) e l’articolo 13 del
decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, e successive
modificazioni (Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa
alla qualita’ delle acque destinate al consumo umano),
recitano rispettivamente:
“Art. 11.
(Competenze statali)
1. E’ di competenza statale la determinazione di
principi fondamentali concernenti:
lett. a) – h) (Omissis).
i) adozione di prescrizioni tecniche concernenti
l’impiego delle apparecchiature tendenti a migliorare le
caratteristiche dell’acqua potabile distribuita sia in
ambito domestico che nei pubblici esercizi;”
“Art. 13.
(Deroghe)
1. La regione o provincia autonoma puo’ stabilire
deroghe ai valori di parametro fissati nell’allegato I,
parte B, o fissati ai sensi dell’articolo 11, comma 1,
lettera b), entro i valori massimi ammissibili stabiliti
dal Ministero della sanita’ con decreto da adottare di
concetto con il Ministero dell’ambiente, purche’ nessuna
deroga presenti potenziale pericolo per la salute umana e
sempreche’ l’approvvigionamento di acque destinate al
consumo umano conformi ai valori di parametro non possa
essere assicurato con nessun altro mezzo congruo.
2. Il valore massimo ammissibile di cui al comma 1 e’
fissato su motivata richiesta della regione o provincia
autonoma, corredata dalle seguenti informazioni:
a) motivi della richiesta di deroga con indicazione
della causa del degrado della risorsa idrica;
b) i parametri interessati, i risultati dei controlli
effettuati negli ultimi tre anni, il valore massimo
ammissibile proposto e la durata necessaria di deroga;
c) l’area geografica, la quantita’ di acqua fornita
ogni giorno, la popolazione interessata e gli eventuali
effetti sulle industrie alimentari interessate;
d) un opportuno programma di controllo che preveda, se
necessario, una maggiore frequenza dei controlli rispetto a
quelli minimi previsti;
e) il piano relativo alla necessaria azione correttiva,
compreso un calendario dei lavori, una stima dei costi, la
relativa copertura finanziaria e le disposizioni per il
riesame.
3. Le deroghe devono avere la durata piu’ breve
possibile, comunque non superiore ad un periodo di tre
anni. Sei mesi prima della scadenza di tale periodo, la
regione o la provincia autonoma trasmette al Ministero
della sanita’ una circostanziata relazione sui risultati
conseguiti, ai sensi di quanto disposto al comma 2, nel
periodo di deroga, in ordine alla qualita’ delle acque,
comunicando e documentando altresi’ l’eventuale necessita’
di un ulteriore periodo di deroga.
4. Il Ministero della sanita’ con decreto da adottare
di concerto con il Ministero dell’ambiente, valutata la
documentazione pervenuta, stabilisce un valore massimo
ammissibile per l’ulteriore periodo di deroga che potra’
essere concesso dalla regione. Tale periodo non dovra’,
comunque, avere durata superiore ai tre anni.
5. Sei mesi prima della scadenza dell’ulteriore periodo
di deroga, la regione o provincia autonoma trasmette al
Ministero della sanita’ un’aggiornata e circostanziata
relazione sui risultati conseguiti. Qualora, per
circostanze eccezionali, non sia stato possibile dare
completa attuazione ai provvedimenti necessari per
ripristinare la qualita’ dell’acqua, la regione o la
provincia autonoma documenta adeguatamente la necessita’ di
un ulteriore periodo di deroga.
6. Il Ministero della sanita’ con decreto di concerto
con il Ministero dell’ambiente, valutata la documentazione
pervenuta, previa acquisizione del parere favorevole della
Commissione europea, stabilisce un valore massimo
ammissibile per l’ulteriore periodo di deroga che non deve
essere superiore a tre anni.
7. Tutti i provvedimenti di deroga devono riportare
quanto segue:
a) i motivi della deroga;
b) i parametri interessati, i risultati del precedente
controllo pertinente ed il valore massimo ammissibile per
la deroga per ogni parametro;
c) l’area geografica, la quantita’ di acqua fornita
ogni giorno, la popolazione interessata e gli eventuali
effetti sulle industrie alimentari interessate;
d) un opportuno programma di controllo che preveda, se
necessario, una maggiore frequenza dei controlli;
e) una sintesi del piano relativo alla necessaria
azione correttiva, compreso un calendario dei lavori, una
stima dei costi, la relativa copertura finanziaria e le
disposizioni per il riesame;
f) la durata della deroga.
8. I provvedimenti di deroga debbono essere trasmessi
al Ministero della sanita’ ed al Ministero dell’ambiente
entro e non oltre quindici giorni dalla loro adozione.
9. In deroga a quanto disposto dai commi da 1 a 8, se
la regione o la provincia autonoma ritiene che
l’inosservanza del valore di parametro sia trascurabile e
se l’azione correttiva intrapresa a norma dell’articolo 10,
comma 1, e’ sufficiente a risolvere il problema entro un
periodo massimo di trenta giorni, fissa il valore massimo
ammissibile per il parametro interessato e stabilisce il
periodo necessario per ripristinare la conformita’ ai
valori di parametro. La regione o la provincia autonoma
trasmette al Ministero della sanita’, entro il mese di
gennaio di ciascun anno, gli eventuali provvedimenti
adottati ai sensi del presente comma.
10. Il ricorso alla procedura di cui al comma 9 non e’
consentito se l’inosservanza di uno stesso valore di
parametro per un determinato approvvigionamento d’acqua si
e’ verificata per oltre trenta giorni complessivi nel corso
dei dodici mesi precedenti.
11. La regione o provincia autonoma che si avvale delle
deroghe di cui al presente articolo provvede affinche’ la
popolazione interessata sia tempestivamente e adeguatamente
informata delle deroghe applicate e delle condizioni che le
disciplinano. Ove occorra, la regione o provincia autonoma
provvede inoltre a fornire raccomandazioni a gruppi
specifici di popolazione per i quali la deroga possa
costituire un rischio particolare. Le informazioni e
raccomandazioni fornite alla popolazione fanno parte
integrante del provvedimento di deroga. Gli obblighi di cui
al presente comma sono osservati anche nei casi di cui al
comma 9, qualora la regione o la provincia autonoma lo
ritenga opportuno.
12. La regione o la provincia autonoma tiene conto
delle deroghe adottate a norma del presente articolo ai
fini della redazione dei piani di tutela delle acque di cui
agli articoli 42 e seguenti del decreto legislativo n. 152
del 1999 e successive modifiche.
13. Il Ministero della sanita’, entro due mesi dalla
loro adozione, comunica alla Commissione europea i
provvedimenti di deroga adottati ai sensi del presente
articolo e, nei casi di cui ai commi 3 e 4, i risultati
conseguiti nei periodi di deroga.
14. Il presente articolo non si applica alle acque
fornite mediante cisterna ed a quelle confezionate in
bottiglie o contenitori, rese disponibili per il consumo
umano.”.
Il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 28 gennaio 2002 stabilisce i principi e
i requisiti generali della legislazione alimentare,
istituisce l’Autorita’ europea per la sicurezza alimentare
e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare.
Il regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo
e del Consiglio riguarda l’igiene dei prodotti alimentari.
Il regolamento (CE) n. 1935/2004 del Parlamento europeo
e del Consiglio riguarda i materiali e gli oggetti
destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari e
abroga le direttive 80/590/CEE e 89/109/CEE.
Il decreto del Ministro della salute 6 aprile 2004, n.
174 reca: “Regolamento concernente i materiali e gli
oggetti che possono essere utilizzati negli impianti fissi
di captazione, trattamento, adduzione e distribuzione delle
acque destinate al consumo umano”.
Il decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, reca:
“Codice del consumo, a norma dell’articolo 7 della legge 29
luglio 2003, n. 229”.
L’articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229,
recita:
“Art. 7.
(Riassetto in materia di tutela dei consumatori)
1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro
ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, uno o piu’ decreti legislativi, per il
riassetto delle disposizioni vigenti in materia di tutela
dei consumatori ai sensi e secondo i principi e i criteri
direttivi di cui all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997,
n. 59, come sostituito dall’articolo 1 della presente
legge, e nel rispetto dei seguenti principi e criteri
direttivi:
a) adeguamento della normativa alle disposizioni
comunitarie e agli accordi internazionali e articolazione
della stessa allo scopo di armonizzarla e riordinarla,
nonche’ di renderla strumento coordinato per il
raggiungimento degli obiettivi di tutela del consumatore
previsti in sede internazionale;
b) omogeneizzazione delle procedure relative al diritto
di recesso del consumatore nelle diverse tipologie di
contratto;
c) conclusione, in materia di contratti a distanza, del
regime di vigenza transitoria delle disposizioni piu’
favorevoli per i consumatori, previste dall’articolo 15 del
decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 185, di attuazione
della direttiva 97/7/CE del 20 maggio 1997, del Parlamento
europeo e del Consiglio, e rafforzamento della tutela del
consumatore in materia di televendite;
d) coordinamento, nelle procedure di composizione
extragiudiziale delle controversie, dell’intervento delle
associazioni dei consumatori, nel rispetto delle
raccomandazioni della Commissione delle Comunita’
europee.”.
Il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 174 reca:
“Attuazione della direttiva comunitaria 2001/95/CE relativa
alla sicurezza generale dei prodotti”.
Gli articoli 104 e 105, comma 3, del citato decreto
legislativo n. 206 del 2005, recano rispettivamente:
“Art. 104.
(Obblighi del produttore e del distributore)
1. Il produttore immette sul mercato solo prodotti
sicuri.
2. Il produttore fornisce al consumatore tutte le
informazioni utili alla valutazione e alla prevenzione dei
rischi derivanti dall’uso normale o ragionevolmente
prevedibile del prodotto, se non sono immediatamente
percettibili senza adeguate avvertenze, e alla prevenzione
contro detti rischi. La presenza di tali avvertenze non
esenta, comunque, dal rispetto degli altri obblighi
previsti nel presente titolo.
3. Il produttore adotta misure proporzionate in
funzione delle caratteristiche del prodotto fornito per
consentire al consumatore di essere informato sui rischi
connessi al suo uso e per intraprendere le iniziative
opportune per evitare tali rischi, compresi il ritiro del
prodotto dal mercato, il richiamo e l’informazione
appropriata ed efficace dei consumatori.
4. Le misure di cui al comma 3 comprendono:
a) l’indicazione in base al prodotto o al suo
imballaggio, dell’identita’ e degli estremi del produttore;
il riferimento al tipo di prodotto o, eventualmente, alla
partita di prodotti di cui fa parte, salva l’omissione di
tale indicazione nei casi in cui sia giustificata;
b) i controlli a campione sui prodotti
commercializzati, l’esame dei reclami e, se del caso, la
tenuta di un registro degli stessi, nonche’ l’informazione
ai distributori in merito a tale sorveglianza.
5. Le misure di ritiro, di richiamo e di informazione
al consumatore, previste al comma 3, hanno luogo su base
volontaria o su richiesta delle competenti autorita’ a
norma dell’articolo 107. Il richiamo interviene quando
altre azioni non siano sufficienti a prevenire i rischi del
caso, ovvero quando i produttori lo ritengano necessario o
vi siano tenuti in seguito a provvedimenti dell’autorita’
competente.
6. Il distributore deve agire con diligenza
nell’esercizio della sua attivita’ per contribuire a
garantire l’immissione sul mercato di prodotti sicuri; in
particolare e’ tenuto:
a) a non fornire prodotti di cui conosce o avrebbe
dovuto conoscere la pericolosita’ in base alle informazioni
in suo possesso e nella sua qualita’ di operatore
professionale;
b) a partecipare al controllo di sicurezza del prodotto
immesso sul mercato, trasmettendo le informazioni
concernenti i rischi del prodotto al produttore e alle
autorita’ competenti per le azioni di rispettiva
competenza;
c) a collaborare alle azioni intraprese di cui alla
lettera b), conservando e fornendo la documentazione idonea
a rintracciare l’origine dei prodotti per un periodo di
dieci anni dalla data di cessione al consumatore finale.
7. Qualora i produttori e i distributori sappiano o
debbano sapere, sulla base delle informazioni in loro
possesso e in quanto operatori professionali, che un
prodotto da loro immesso sul mercato o altrimenti fornito
al consumatore presenta per il consumatore stesso rischi
incompatibili con l’obbligo generale di sicurezza,
informano immediatamente le amministrazioni competenti, di
cui all’articolo 106, comma 1, precisando le azioni
intraprese per prevenire i rischi per i consumatori.
8. In caso di rischio grave, le informazioni da fornire
comprendono almeno:
a) elementi specifici che consentano una precisa
identificazione del prodotto o del lotto di prodotti in
questione;
b) una descrizione completa del rischio presentato dai
prodotti interessati;
c) tutte le informazioni disponibili che consentono di
rintracciare il prodotto;
d) una descrizione dei provvedimenti adottati per
prevenire i rischi per i consumatori.
9. Nei limiti delle rispettive attivita’, produttori e
distributori collaborano con le Autorita’ competenti, ove
richiesto dalle medesime, in ordine alle azioni intraprese
per evitare i rischi presentati dai prodotti che essi
forniscono o hanno fornito.
Art. 105.
(Presunzione e valutazione di sicurezza)
commi 1. – 2. (Omissis).
3.In assenza delle norme di cui ai commi 1 e 2, la
sicurezza del prodotto e’ valutata in base alle norme
nazionali non cogenti che recepiscono norme europee, alle
norme in vigore nello Stato membro in cui il prodotto e’
commercializzato, alle raccomandazioni della Commissione
europea relative ad orientamenti sulla valutazione della
sicurezza dei prodotti, ai codici di buona condotta in
materia di sicurezza vigenti nel settore interessato, agli
ultimi ritrovati della tecnica, al livello di sicurezza che
i consumatori possono ragionevolmente attendersi.”.
Il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 22
gennaio 2008, n. 37 reca: “Regolamento concernente
l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies, comma 13,
lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005 recante
riordino delle disposizioni in materia di attivita’ di
installazione degli impianti all’interno degli edifici”.
L’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della
legge n. 248 del 2 dicembre 2005 (Conversione in legge, con
modificazioni, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203,
recante misure di contrasto all’evasione fiscale e
disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria),
recita:
“Art. 11-quaterdecies.
(Interventi infrastrutturali, per la ricerca e per
l’occupazione)
commi 1.- 12.(Omissis).
13. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, il
Ministro delle attivita’ produttive di concerto con il
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, emana
uno o piu’ decreti, ai sensi dell’articolo 17 della legge
23 agosto 1988, n. 400, volti a disciplinare:
a) il riordino delle disposizioni in materia di
attivita’ di installazione degli impianti all’interno degli
edifici;”.
il Regolamento(CE) n. 764 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 9 luglio 2008 stabilisce procedure relative
all’applicazione di determinate regole tecniche nazionali a
prodotti legalmente commercializzati in un altro Stato
membro e abroga la decisione n. 3052/95/CE.
L’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400 (Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento
della Presidenza del Consiglio dei Ministri), recita:
“Art. 17.
(Regolamenti)
commi 1.- 2.(Omissis).
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di
autorita’ sottordinate al ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu’ ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita’ di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.”.
Note all’art. 1:
Per l’articolo 11, comma 1, lettera i), del citato
decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, e successive
modificazioni, vedasi nelle note alle premesse.
Per i decreti legislativi 6 settembre 2005, n. 206 e 2
febbraio 2001, n. 31 vedasi nelle note alle premesse.

Art. 2

Campo di applicazione

1. Il presente decreto non si applica alle apparecchiature per il
trattamento dell’acqua potabile qualora l’acqua trattata sia
destinata esclusivamente ad impianti tecnologici e/o
elettrodomestici, ovvero quando da esse si diparta una rete
indipendente da quella che alimenta l’uso potabile.
2. L’utilizzo delle apparecchiature per il trattamento dell’acqua
destinata al consumo umano impiegate nelle varie fasi del ciclo
lavorativo delle imprese del settore alimentare come definite dal
regolamento CE n. 178/2002, e’ assoggettato agli obblighi della
vigente legislazione in materia di sicurezza alimentare.

Art. 3

Obblighi generali

1. Al produttore e al distributore, come individuati all’articolo
103, comma 1, lettere d) ed e) del decreto legislativo 6 settembre
2005, n. 206, secondo le rispettive competenze di cui all’articolo
104 del medesimo decreto, spetta la responsabilita’ di mettere in
commercio apparecchiature che, se utilizzate e mantenute secondo
quanto previsto nel manuale d’uso e manutenzione, ai sensi dell’
articolo 5, assicurino, durante il periodo di utilizzo, le
prestazioni dichiarate e che l’acqua trattata risulti conforme ai
requisiti stabiliti dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31 e
successive modificazioni.
2. Ferma restando la certificazione di rispondenza ai requisiti di
sicurezza alle direttive comunitarie che prevedono la marcatura CE,
ove pertinente, e alle norme vigenti, i produttori devono includere,
nei manuali di cui all’articolo 5, una dichiarazione di conformita’
dell’apparecchiatura relativamente:
a) al decreto ministeriale 6 aprile 2004, n. 174, all’articolo 9
del decreto legislativo n. 31 del 2001 e, in difetto di misure
specifiche, al regolamento (CE) n. 1935/2004;
b) ai requisiti di sicurezza applicabili;
c) alle normative specifiche applicabili;
d) alle finalita’ specifiche cui l’apparecchiatura e’ destinata.
3. Il responsabile delle apparecchiature messe in commercio adotta,
o fa adottare, i provvedimenti necessari affinche’ i processi di
fabbricazione garantiscano la conformita’ delle apparecchiature a
quanto dichiarato, anche in riferimento alle norme tecniche
internazionali.
4. I produttori rendono disponibili, su richiesta dell’Autorita’
Competente, e di quelle competenti per il controllo ufficiale, la
documentazione relativa a quanto dichiarato e disposto ai commi 1, 2,
5 e 6.
5. Il produttore deve indicare sulla confezione di ogni
apparecchiatura, fermo restando il rispetto di quanto previsto al
comma 1:
a) le finalita’ specifiche cui l’apparecchiatura e’ destinata;
b) i valori dei parametri del decreto legislativo 2 febbraio
2001, n. 31 e successive modificazioni, che vengono eventualmente
modificati dal trattamento applicato;
c) il periodo di utilizzo ed i valori prestazionali garantiti dal
trattamento applicato.
6. Le informazioni, di cui al comma 5, con l’aggiunta delle
condizioni e modalita’ di valutazione e di verifica delle prestazioni
dichiarate, devono essere riportate in maniera chiara e visibile
anche nei manuali di cui all’articolo 5, comma 1 lettera a).
7. Il produttore stabilisce le condizioni d’uso, di manutenzione ed
il periodo di utilizzo delle apparecchiature e riporta tali
informazioni nei manuali di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a).
Riguardo alla definizione del periodo di utilizzo, il produttore
fara’ riferimento o all’analisi dell’acqua dell’utilizzatore o ad
un’analisi presa a riferimento, di cui verra’ portato a conoscenza
l’utilizzatore.
8. L’addizione di eventuali sostanze o gas eseguita nell’ambito del
trattamento dell’acqua, avviene nel rispetto delle disposizioni
vigenti applicabili al settore alimentare.
9. Entro centoottanta giorni dall’entrata in vigore del presente
regolamento, e’ pubblicata, a cura del Ministero della salute, una
linea guida riguardante la descrizione dei trattamenti per le acque
destinate al consumo umano conosciuti a livello nazionale. La linea
guida e’ aggiornata in relazione al progresso tecnico-scientifico e
comunque ogni tre anni.

Note all’art. 3:
L’articolo 103, comma 1, lettere d) ed e), del citato
decreto legislativo n. 206 del 2005, recita:
“Art. 103.
(Definizioni)
1. Ai fini del presente titolo si intende per:
(Omissis).
d) produttore: il fabbricante del prodotto stabilito
nella Comunita’ e qualsiasi altra persona che si presenti
come fabbricante apponendo sul prodotto il proprio nome, il
proprio marchio o un altro segno distintivo, o colui che
rimette a nuovo il prodotto; il rappresentante del
fabbricante se quest’ultimo non e’ stabilito nella
Comunita’ o, qualora non vi sia un rappresentante stabilito
nella Comunita’, l’importatore del prodotto; gli altri
operatori professionali della catena di commercializzazione
nella misura in cui la loro attivita’ possa incidere sulle
caratteristiche di sicurezza dei prodotti;
e) distributore: qualsiasi operatore professionale
della catena di commercializzazione, la cui attivita’ non
incide sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti;”.
Per l’articolo 104 del decreto legislativo 6 settembre
2005, n. 206 vedasi nelle note alle premesse.
Per il citato decreto legislativo n. 31 del 2001, e
successive modificazioni, vedasi nelle note alle premesse.
Per il decreto ministeriale 6 aprile 2004, n. 174
vedasi nelle note alle premesse.
L’articolo 9 del citato decreto legislativo n. 31 del
2001, e successive modificazioni, recita:
“Art. 9.
(Assicurazione di qualita’ del trattamento, delle
attrezzature e dei materiali)
1. Nessuna sostanza o materiale utilizzati per i nuovi
impianti o per l’adeguamento di quelli esistenti, per la
preparazione o la distribuzione delle acque destinate al
consumo umano, o impurezze associate a tali sostanze o
materiali, deve essere presente in acque destinate al
consumo umano in concentrazioni superiori a quelle
consentite per il fine per cui sono impiegati e non debbono
ridurre, direttamente o indirettamente, la tutela della
salute umana prevista dal presente decreto.
2. Con decreto del Ministro della sanita’, da emanare
di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e dell’ambiente, sono adottate le
prescrizioni tecniche necessarie ai fini dell’osservanza di
quanto disposto dal comma 1.”.

Art. 4

Presunzione e valutazione di sicurezza

1. Ai fini della presunzione e valutazione di sicurezza delle
apparecchiature si applicano le disposizioni previste dall’articolo
105 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.

Note all’art. 4:
L’articolo 105 del decreto legislativo 6 settembre
2005, n. 206, recita:
“Art. 105.
(Presunzione e valutazione di sicurezza)
1. In mancanza di specifiche disposizioni comunitarie
che disciplinano gli aspetti di sicurezza, un prodotto si
presume sicuro quando e’ conforme alla legislazione vigente
nello Stato membro in cui il prodotto stesso e’
commercializzato e con riferimento ai requisiti cui deve
rispondere sul piano sanitario e della sicurezza.
2. Si presume che un prodotto sia sicuro, per quanto
concerne i rischi e le categorie di rischi disciplinati
dalla normativa nazionale, quando e’ conforme alle norme
nazionali non cogenti che recepiscono le norme europee i
cui riferimenti sono stati pubblicati dalla Commissione
europea nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’ europee a
norma dell’articolo 4 della direttiva 2001/95/CE del 3
dicembre 2001, del Parlamento europeo e del Consiglio.
3. In assenza delle norme di cui ai commi 1 e 2, la
sicurezza del prodotto e’ valutata in base alle norme
nazionali non cogenti che recepiscono norme europee, alle
norme in vigore nello Stato membro in cui il prodotto e’
commercializzato, alle raccomandazioni della Commissione
europea relative ad orientamenti sulla valutazione della
sicurezza dei prodotti, ai codici di buona condotta in
materia di sicurezza vigenti nel settore interessato, agli
ultimi ritrovati della tecnica, al livello di sicurezza che
i consumatori possono ragionevolmente attendersi.
4. Fatte salve le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e
3, le Autorita’ competenti adottano le misure necessarie
per limitare o impedire l’immissione sul mercato o chiedere
il ritiro o il richiamo dal mercato del prodotto, se questo
si rivela, nonostante la conformita’, pericoloso per la
salute e la sicurezza del consumatore.”.

Art. 5

Requisiti generali e specifici delle apparecchiature
e dei materiali che vengono a contatto con l’acqua

1. Le apparecchiature, per il periodo di utilizzo o comunque per la
durata utile dichiarata dal produttore:
a) devono essere utilizzate e mantenute secondo le indicazioni
previste nel manuale di istruzioni per l’uso e manutenzione di cui
all’articolo 5, devono garantire le prestazioni dichiarate dal
produttore e la rispondenza ai requisiti stabiliti dal decreto
legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, e successive modificazioni. La
durata di vita o il periodo di utilizzo delle apparecchiature e/o
altre prestazioni tecniche quantitative (ad esempio: cicli operativi
tra due rigenerazioni successive, cadute di portate) possono essere
contrattualmente vincolanti solo se le caratteristiche dell’acqua
rimangono sostanzialmente invariate rispetto ai parametri oggetto di
trattamento;
b) devono essere dotate di punti di prelievo per analisi prima e
dopo il trattamento applicato, ove pertinente.
2. I materiali costituenti le apparecchiature, unitamente a quelli
utilizzati nelle fasi di installazione e manutenzione, che possono
venire a contatto con l’acqua potabile, devono essere conformi alle
disposizioni previste dal decreto ministeriale 6 aprile 2004, n. 174
e successive modificazioni.
3. Ogni tipologia di apparecchiatura deve essere dotata di
istruzioni procedurali che consentano di individuare la necessita’ di
interventi di manutenzione ovvero il fine vita dell’apparecchiatura.
Gli eventuali dispositivi di segnalazione devono essere realizzati e
posizionati in maniera tale da consentire un efficace avviso
all’utente circa l’esigenza di interventi di manutenzione e devono
essere muniti di un apposito controllo di funzionamento.
4. Gli impianti idraulici realizzati per l’installazione di
apparecchiature collegate alla rete acquedottistica devono essere
dotati di un sistema in grado di assicurare il non ritorno dell’acqua
trattata in rete, e di un sistema, manuale o automatico, che permetta
l’erogazione dell’acqua non trattata, interrompendo l’erogazione di
quella trattata, nel caso in cui si siano attivati i dispositivi che
segnalano la necessita’ di sostituzione di parti esaurite o il
termine del periodo di utilizzo dell’apparecchiatura.

Art. 6

Istruzioni

1. Fatto salvo quanto previsto in materia di informazioni destinate
al consumatore, nonche’ ai soggetti responsabili del montaggio e
dell’installazione delle apparecchiature, dalle disposizioni del
decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e’ responsabilita’ del
produttore e del distributore nel rispetto dei reciproci obblighi:
a) redigere, per ogni apparecchiatura, in lingua italiana un
manuale di istruzioni per l’uso e manutenzione ed un manuale di
montaggio ed installazione. Le informazioni dei manuali possono
essere incluse in un unico documento con sezioni chiaramente distinte
a condizione che non si generino incertezze interpretative sulla
manutenzione e le modalita’ di utilizzo dell’apparecchiatura da parte
del consumatore;
b) garantire che tali manuali accompagnino ciascuna
apparecchiatura che si intende immettere in commercio.
2. Le informazioni incluse nei manuali di cui al presente articolo
devono, in modo dettagliato e chiaro:
a) coprire ogni aspetto che, se non tenuto in debita
considerazione dal consumatore o dall’installatore, puo’
potenzialmente comportare un rischio per la salute o pregiudicare la
sicurezza della stessa apparecchiatura;
b) garantire che, a seguito di una loro puntuale osservanza, le
prestazioni dell’apparecchiatura rimangano entro i livelli dichiarati
dal produttore;
c) consentire che il montaggio dell’apparecchiatura venga
effettuato in completa sicurezza tecnica ed igienico-sanitaria e
comunque sia idoneo ad assicurare la sicurezza generale per il
consumatore o utente;
d) indicare chiaramente le modalita’ di utilizzo e di
manutenzione dell’apparecchiatura;
e) individuare, nel rispetto della normativa vigente, quali sono
le modalita’ che l’utilizzatore o l’installatore devono seguire per
lo smaltimento dell’apparecchiatura e dei suoi componenti;
f) riportare la dichiarazione di cui all’articolo 3, comma 2;
g) fare riferimento alle analisi chimiche e chimico-fisiche
dell’acqua presa a riferimento dal produttore per la definizione
delle condizioni d’uso, della manutenzione e del periodo di utilizzo
dell’apparecchiatura.
3. Il manuale di istruzioni per l’uso:
a) individua le condizioni che rendano necessarie operazioni di
sostituzione di parti esaurite o il ricorso alla assistenza tecnica
anche mediante idonei dispositivi acustici e/o visivi come previsto
dall’articolo 5 comma 3;
b) indica chiaramente la frase “Apparecchiature per il
trattamento di acque potabili”.
4. Sugli opuscoli che descrivono le caratteristiche tecniche
dell’apparecchiatura, sul manuale di istruzioni per l’uso, sul
manuale di montaggio ed installazione, sulle confezioni di
imballaggio e, piu’ in generale, su tutto il materiale pubblicitario
e informativo prodotto per l’apparecchiatura deve essere riportata in
evidenza la seguente avvertenza: “Attenzione: questa apparecchiatura
necessita di una regolare manutenzione periodica al fine di garantire
i requisiti di potabilita’ dell’acqua potabile trattata ed il
mantenimento dei miglioramenti come dichiarati dal produttore”.
5. Il materiale pubblicitario e informativo prodotto per
l’apparecchiatura e la confezione di imballaggio includono le
informazioni relative all’apparecchiatura che consentono anche di
conoscerne i principi di funzionamento e le caratteristiche
prestazionali e quindi di effettuare una scelta chiara e motivata da
parte del consumatore anche in rapporto ai criteri di
dimensionamento.
6. Nel caso in cui sia erogata acqua destinata al consumo umano
trattata, in un ambito diverso da quello domestico e diverso dalle
attivita’ riguardanti il ciclo lavorativo delle imprese del settore
alimentare, sulle apparecchiature devono essere disponibili
informazioni inerenti l’identificazione del responsabile della
qualita’ dell’acqua trattata erogata.

Note all’art. 6:
Per il citato decreto legislativo n. 206 del 2005,
vedasi nelle note alle premesse.

Art. 7

Installazione, collaudo e manutenzione

1. Le apparecchiature devono essere installate in ambienti
igienicamente idonei e, ove pertinente, nel rispetto delle
disposizioni previste dal decreto del Ministro dello sviluppo
economico 22 gennaio 2008, n. 37, incluse quelle relative a collaudo
e manutenzione.
2. L’installazione delle apparecchiature in linea all’impianto di
distribuzione dell’acqua potabile deve essere realizzata con valvole
di bypass per garantire all’utilizzatore la possibilita’ di escludere
l’uso dell’apparecchiatura senza che cio’ comporti interruzione del
servizio di erogazione di acqua potabile.

Note all’art. 7:
Per il citato decreto del Ministro dello sviluppo
economico n. 37 del 2008, vedasi nelle note alle premesse.

Art. 8

Pubblicita’ delle apparecchiature

1. Fermo restando l’obbligo del rispetto delle disposizioni
previste dal decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 in materia
di pubblicita’, nei testi della documentazione tecnico-descrittiva,
nei manuali di installazione e manutenzione, sulle confezioni di
imballaggio e, piu’ in generale, su tutto il materiale pubblicitario
e informativo prodotto per l’apparecchiatura, i riferimenti alle
prestazioni dell’apparecchio medesimo dovranno riferirsi
esclusivamente a sostanze e/o elementi e/o parametri biologici
testati sperimentalmente, ovvero essere documentati da letteratura
comunemente accettata a livello internazionale, quali standard
nazionali, internazionali, pubblicazioni o linee guida OMS.
2. Nessuna apparecchiatura puo’ essere propagandata o venduta sotto
la voce generica di “depuratore d’acqua”, ma solo con la precisa
indicazione della specifica azione svolta.

Note all’art. 8:
Per il citato decreto legislativo 6 settembre 2005, n.
206, vedasi nelle note alle premesse.

Art. 9

Clausola di riconoscimento reciproco

1. La presente regolamentazione non comporta limitazione alla
commercializzazione di apparecchiature legalmente fabbricate o
commercializzate in un altro Stato membro dell’Unione europea o in
Turchia ne’ a quelle legalmente fabbricate in uno Stato dell’EFTA,
parte contraente dell’accordo SEE, purche’ le stesse garantiscano i
livelli di sicurezza, prestazioni ed informazione equivalenti a
quelli prescritti dal presente decreto.
2. Ai sensi del regolamento (CE) n. 764/2008 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 9 luglio 2008, l’Autorita’ Competente, ai fini
dell’applicazione, ove necessario, delle procedure di valutazione
previste, e’ il Ministero della salute.

Art. 10

Sanzioni

1. Alle violazioni delle disposizioni del presente decreto che
comportano alterazioni della qualita’ delle acque destinate al
consumo umano in violazione delle disposizioni di cui al decreto
legislativo 2 febbraio 2001, n. 31 e successive modificazioni, si
applicano le sanzioni previste dall’articolo 19 del citato decreto
legislativo.
2. Alle violazioni delle disposizioni del presente decreto
riguardanti l’installazione degli impianti all’interno di edifici, si
applicano le sanzioni previste dall’articolo 15 del decreto del
Ministro dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37.
3. Alle violazioni delle altre disposizioni del presente decreto si
applicano le sanzioni contenute nel decreto legislativo 6 settembre
2005, n. 206, recante “Codice del consumo, a norma dell’articolo 7
della legge 29 luglio 2003, n. 229”.

Note all’art. 10:
L’articolo 19 del citato decreto legislativo n. 31 del
2001, recita:
“Art. 19.
(Sanzioni)
1.Chiunque fornisca acqua destinata al consumo umano,
in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 4,
comma 2, e’ punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria da lire venti milioni a lire centoventi milioni.
2. La violazione delle disposizioni di cui all’articolo
5, comma 2, secondo periodo, e’ punita con la sanzione
amministrativa pecuniaria da lire dieci milioni a lire
sessanta milioni.
3. Si applica la stessa sanzione prevista al comma 2 a
chiunque utilizza, in imprese alimentari, mediante
incorporazione o contatto per la fabbricazione, il
trattamento, la conservazione, l’immissione sul mercato di
prodotti o sostanze destinate al consumo umano, acqua che,
pur conforme al punto di consegna alle disposizioni di cui
all’articolo 4, comma 2, non lo sia al punto in cui essa
fuoriesce dal rubinetto, se l’acqua utilizzata ha
conseguenze per la salubrita’ del prodotto alimentare
finale.
4. L’inosservanza delle prescrizioni imposte, ai sensi
degli articoli 5, comma 3, o 10, commi 1 e 2, con i
provvedimenti adottati dalle competenti autorita’ e’
punita:
a) con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire
cinquecentomila a lire tre milioni se i provvedimenti
riguardano edifici o strutture in cui l’acqua non e’
fornita al pubblico;
b) con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire
dieci milioni a lire sessanta milioni se i provvedimenti
riguardano edifici o strutture in cui l’acqua e’ fornita al
pubblico;
c) con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire
venti milioni a lire centoventi milioni se i provvedimenti
riguardano la fornitura di acqua destinata al consumo
umano.
4-bis. La violazione degli adempimenti di cui
all’articolo 7, comma 4, e’ punita con la sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 5165 a euro 30987 (27).
5. La violazione delle disposizioni di cui all’articolo
9 e’ punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da
lire venti milioni a lire centoventi milioni.
5-bis. Fatta salva l’applicazione delle sanzioni penali
per i fatti costituenti reato, la violazione delle
disposizioni emanate ai sensi dell’articolo 11, comma 1,
lettere f), g), h), i) ed l) sono punite con la sanzione
amministrativa da euro 5165 a euro 30987.”.
L’articolo 15 del citato decreto del Ministro dello
sviluppo economico n. 37 del 2008, recita:
“Art. 15.
(Sanzioni)
1.Alle violazioni degli obblighi derivanti
dall’articolo 7 del presente decreto si applicano le
sanzioni amministrative da euro 100,00 ad euro 1.000,00 con
riferimento all’entita’ e complessita’ dell’impianto, al
grado di pericolosita’ ed alle altre circostanze obiettive
e soggettive della violazione.
2. Alle violazioni degli altri obblighi derivanti dal
presente decreto si applicano le sanzioni amministrative da
euro 1.000,00 ad euro 10.000,00 con riferimento all’entita’
e complessita’ dell’impianto, al grado di pericolosita’ ed
alle altre circostanze obiettive e soggettive della
violazione.
3. Le violazioni comunque accertate, anche attraverso
verifica, a carico delle imprese installatrici sono
comunicate alla Camera di commercio, industria, artigianato
e agricoltura competente per territorio, che provvede
all’annotazione nell’albo provinciale delle imprese
artigiane o nel registro delle imprese in cui l’impresa
inadempiente risulta iscritta, mediante apposito verbale.
4. La violazione reiterata tre volte delle norme
relative alla sicurezza degli impianti da parte delle
imprese abilitate comporta altresi’, in casi di particolare
gravita’, la sospensione temporanea dell’iscrizione delle
medesime imprese dal registro delle imprese o dall’albo
provinciale delle imprese artigiane, su proposta dei
soggetti accertatori e su giudizio delle commissioni che
sovrintendono alla tenuta dei registri e degli albi.
5. Alla terza violazione delle norme riguardanti la
progettazione ed i collaudi, i soggetti accertatori
propongono agli ordini professionali provvedimenti
disciplinari a carico dei professionisti iscritti nei
rispettivi albi.
6. All’irrogazione delle sanzioni di cui al presente
articolo provvedono le Camere di commercio, industria,
artigianato ed agricoltura.
7. Sono nulli, ai sensi dell’articolo 1418 del Codice
Civile, i patti relativi alle attivita’ disciplinate dal
presente regolamento stipulati da imprese non abilitate ai
sensi dell’articolo 3, salvo il diritto al risarcimento di
eventuali danni.”.
Per l’articolo 7 della citata legge n. 229 del 2003,
vedasi nelle note alle premesse.

Art. 11

Abrogazioni e disposizioni transitorie

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo alla
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Da
tale data e’ abrogato il decreto ministeriale 21 dicembre 1990, n.
443.
2. Le autorizzazioni gia’ concesse all’entrata in vigore del
presente decreto perdono di efficacia decorso il termine di 6 mesi
dalla suddetta entrata in vigore.
3. Le procedure autorizzative avviate ai sensi del decreto
ministeriale 21 dicembre 1990, n. 443, si interrompono all’atto
dell’entrata in vigore del presente decreto.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta Ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Roma, 7 febbraio 2012

Il Ministro: Balduzzi

Visto, il Guardasigilli: Severino

Registrato alla Corte dei conti il 14 marzo 2012
Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. Salute e Min.
Lavoro, registro n. 3, foglio n. 273

Note all’art. 11:
Per il citato decreto ministeriale n. 443 del 1990,
vedasi nelle note alle premesse.

MINISTERO DELLA SALUTE – DECRETO 7 febbraio 2012, n. 25 – Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua destinata al consumo umano. (12G0044) – (GU n. 69 del 22-3-2012

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