MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - CIRCOLARE 6 aprile 2011, n. 11 - Patto di stabilita' interno per il triennio 2011-2013 | Periti.info

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – CIRCOLARE 6 aprile 2011, n. 11 – Patto di stabilita’ interno per il triennio 2011-2013

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - CIRCOLARE 6 aprile 2011, n. 11 - Patto di stabilita' interno per il triennio 2011-2013 per le Province e i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti. (11A07701) - (GU n. 135 del 13-6-2011 - Suppl. Ordinario n.144)

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

CIRCOLARE 6 aprile 2011 , n. 11

Patto di stabilita’ interno per il triennio 2011-2013 per le Province
e i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti. (11A07701)

Alle Province
Ai Comuni con popolazione superiore a
5.000 abitanti
Agli Organi di revisione
economico-finanziaria degli enti
locali soggetti al patto di
stabilita’ interno
Alle regioni e province autonome di
Trento e di Bolzano – Loro sedi
e, per conoscenza:
Alla Corte dei conti – Segretariato
Generale – Sezione Autonomie locali –
Roma
Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Segretariato Generale –
Roma
Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Rapporti con le Regioni –
Roma
Al Ministero dell’interno –
Dipartimento Affari interni e
territoriali – Direz. Centr. Finanza
locale – Roma
Al Ministero della giustizia –
Dipartimento dell’Organizzazione
Giudiziaria, del Personale e dei
Servizi – Roma
Al Gabinetto del Ministro – Sede
All’Ufficio Legislativo-Economia –
Sede
All’Ufficio Legislativo-Finanze –
Sede
All’ISTAT – Via Cesare Balbo, n. 16 –
Roma
All’U.P.I. – Piazza Cardelli, n. 4 –
Roma
All’ A.N.C.I. – Via dei Prefetti, n.
46 -Roma
Alle Ragionerie territoriali dello
Stato – Loro sedi

La presente circolare risulta strutturata secondo il seguente
schema:

PREMESSA
A. ENTI SOGGETTI AL PATTO DI STABILITA’ INTERNO
A.1 Enti di nuova istituzione
A.2 Enti commissariati ai sensi dell’articolo 143 del TUEL
B. DETERMINAZIONE DEGLI OBIETTIVI PROGRAMMATICI PER IL TRIENNIO
2011-2013
B.1 Metodo di calcolo degli obiettivi sulla base delle nuove regole
B.2 Comunicazione dell’obiettivo
B.3 Disposizioni per Roma capitale
B.4 Riduzione degli obiettivi annuali
C. ESCLUSIONI DAL SALDO VALIDO AI FINI DEL RISPETTO DEL PATTO
C.1 Risorse connesse con la dichiarazione di stato di emergenza
C.2 Risorse connesse con la dichiarazione di grande evento
C.3 Risorse provenienti dall’Unione Europea
C.4. Chiarimenti applicativi sulle esclusioni di cui ai punti C.1,
C.2 e C.3
C.5 Trasferimenti destinati ai comuni commissariati per fenomeni
conseguenti ad infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso
C.6 Risorse connesse al Piano generale di censimento
C.7 Altre esclusioni
a) Risorse connesse ai comuni dissestati della provincia de
L’Aquila
b) Risorse connesse alla Autorita’ per la Sicurezza Alimentare
(EFSA) e Scuola per l’Europa di Parma
c) Risorse connesse ad Expo’ Milano 2015
d) Federalismo demaniale
e) Entrate straordinarie
D. RIFLESSI DELLE REGOLE DEL PATTO SULLE PREVISIONI DI BILANCIO
E. ALTRE MISURE DI CONTENIMENTO
E.1 Misure di contenimento del debito
E.2 Contenimento dei prelevamenti dai conti di Tesoreria
F. FACOLTA’ DELLE REGIONI DI RIVEDERE IL PATTO DI STABILITA’ INTERNO
PER I PROPRI ENTI LOCALI – Patto regionalizzato
G. MONITORAGGIO
H. CERTIFICAZIONE
I. MECCANISMO SANZIONATORIO PER MANCATO RISPETTO DEL PATTO DI
STABILITA’ INTERNO
a) Riduzione dei trasferimenti erariali
b) Divieto di impegnare spese correnti
c) Divieto di ricorrere all’indebitamento
d) Divieto di procedere ad assunzioni di personale
e) Riduzione delle indennita’ di funzione e dei gettoni di presenza
L. ALLEGATI ALLA CIRCOLARE ESPLICATIVI DEL PATTO 2011-2013
M. RIFERIMENTI PER EVENTUALI CHIARIMENTI SUI CONTENUTI DELLA PRESENTE
CIRCOLARE

PREMESSA

I commi da 87 a 124 dell’articolo 1 della legge 13 dicembre 2010,
n. 220 (legge di stabilita’ 2011) disciplinano il nuovo patto di
stabilita’ interno per il triennio 2011-2013 che e’ volto ad
assicurare il concorso degli enti territoriali alla realizzazione
degli obiettivi di finanza pubblica nel rispetto dei principi di
coordinamento della finanza pubblica di cui agli articoli 117, terzo
comma, e 119, secondo comma, della Costituzione e conformemente agli
impegni assunti dal nostro Paese in sede comunitaria.
L’articolo 14, comma 1, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122,
quantifica l’entita’ del predetto concorso, in termini di
indebitamento netto e di fabbisogno, in 300 milioni di euro per
l’anno 2011 e in 500 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012 per
le province e nella misura di 1.500 milioni di euro per l’anno 2011 e
2.500 milioni di euro a decorrere dal 2012 per i comuni con
popolazione superiore a 5.000 abitanti.
La novita’ piu’ significativa, contenuta nei commi da 87 a 93 del
citato articolo 1 della legge di stabilita’ 2011, e’ rappresentata
dall’introduzione di una regola di carattere generale, che consiste
nel conseguimento, da parte di ciascun ente locale, del saldo
finanziario espresso in termini di competenza mista pari a zero e
l’introduzione di una regola specifica per la determinazione del
concorso di ciascun ente al contenimento dei saldi di finanza
pubblica.
La regola specifica prevede l’individuazione dell’obiettivo di
ciascun ente in base alla spesa corrente media sostenuta nel periodo
2006-2008. Non considerare, come parametro per l’individuazione
dell’obiettivo, la spesa finale complessiva rende meno onerosa la
manovra per gli enti che registrano una maggiore incidenza di spesa
in conto capitale. Ogni ente dovra’ conseguire, quindi, un saldo di
competenza mista non inferiore al valore della propria spesa corrente
media, sostenuta nel periodo citato, moltiplicata per una percentuale
fissata per ogni anno del triennio 2011- 2013.
Il riferimento ad un periodo piu’ ampio del singolo anno consente
di ridurre sensibilmente il fenomeno riscontrato negli scorsi anni di
obiettivi troppo ambiziosi legati a fatti gestionali di natura
straordinaria accaduti nel singolo anno assunto a riferimento.
Al fine di evitare che il maggior sforzo sia sostenuto dagli enti
maggiormente dipendenti dai trasferimenti statali, ovvero, dagli enti
tendenzialmente piu’ “deboli”, l’obiettivo, definito come quota della
spesa corrente media 2006-2008, e’ corretto per azzerare gli effetti
peggiorativi connessi con il taglio dei trasferimenti introdotti dal
comma 2 dell’articolo 14 del citato decreto legge 31 maggio 2010, n.
78.
Come per gli anni scorsi, dal saldo finanziario valido ai fini
della verifica del rispetto del patto di stabilita’, sono escluse
alcune voci di entrata e di spesa (calamita’ naturali, grandi eventi,
risorse provenienti dall’UE). Ad esse si sono aggiunte nuove
esclusioni, contenute nel novellato patto di stabilita’, per
rispondere a determinate esigenze (commissioni straordinarie per la
gestione dei comuni commissariati per mafia e relative spese in conto
capitale, progettazione ed esecuzione del censimento, comuni
dissestati della provincia de L’Aquila, Autorita’ europea per la
sicurezza alimentare (EFSA), Scuola per l’Europa, Expo’ Milano 2015 e
federalismo demaniale).
In considerazione della specificita’ della citta’ di Roma quale
capitale della Repubblica, il comma 112 prevede, inoltre, che il
comune di Roma concordi, con il Ministro dell’economia e delle
finanze, gli obiettivi del proprio patto di stabilita’ in coerenza
con gli obiettivi fissati per gli enti territoriali e, in caso di
mancato accordo, applichi le disposizioni del patto previste per gli
enti locali.
La legge di stabilita’ potenzia, altresi’, il ruolo delle regioni
con riguardo al patto di stabilita’ interno dei propri enti locali.
In particolare, la regione puo’ intervenire: a) autorizzando gli enti
locali aventi sede nel proprio territorio a peggiorare il loro saldo
programmatico attraverso un aumento dei pagamenti in conto capitale a
fronte del contestuale miglioramento di pari importo dell’obiettivo
programmatico della regione stessa in termini di cassa o di
competenza (c.d. Patto regionale verticale); b) rimodulando gli
obiettivi posti dal legislatore nazionale per gli enti locali del
proprio territorio in relazione alle diverse situazioni finanziarie
esistenti, fermo restando l’obiettivo complessivamente determinato
per gli stessi enti locali (c.d. Patto regionale orizzontale).
Sono, infine, sostanzialmente riconfermate le disposizioni vigenti
in materia di monitoraggio degli adempimenti relativi al patto di
stabilita’ interno, nonche’ l’impianto sanzionatorio previsto in caso
di mancato rispetto degli obiettivi, mentre il meccanismo della
premialita’ previsto per gli enti locali virtuosi e’ sostituito dal
disposto del comma 122 che prevede una riduzione degli obiettivi
annuali sulla base di criteri da definire con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
dell’interno, di intesa con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie
locali, in misura complessiva pari alla differenza, registrata
nell’anno precedente, tra l’obiettivo programmatico e il saldo
conseguito dagli enti inadempienti.

A. ENTI SOGGETTI AL PATTO DI STABILITA’ INTERNO
Come anticipato nella premessa ed al pari di quanto disposto per
gli anni scorsi, gli enti locali soggetti al patto di stabilita’
interno sono le province e i comuni con popolazione superiore a 5.000
abitanti.
Per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, la
determinazione della popolazione di riferimento da considerare viene
effettuata sulla base del criterio previsto dall’articolo 156 del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali), ossia considerando la
popolazione residente alla fine del penultimo anno precedente,
secondo i dati ISTAT.
Conseguentemente, sono soggetti alle regole del patto 2011 i comuni
la cui popolazione, rilevata al 31.12.2009, risulti superiore a 5.000
abitanti.
A.1 Enti di nuova istituzione
Il comma 113 stabilisce che gli enti locali istituiti a decorrere
dall’anno 2008 sono soggetti alle regole del patto di stabilita’
interno dal terzo anno successivo a quello della loro istituzione.
Pertanto, se l’ente e’ stato istituito nel 2008, sara’ soggetto alle
regole del patto di stabilita’ interno nell’anno 2011.
Ai fini della determinazione dell’obiettivo programmatico, tali
enti assumono, come base di riferimento, le risultanze dell’anno
successivo a quello dell’istituzione. Quindi, l’ente istituito nel
2008 assumera’ a base di riferimento le spese correnti registrate nel
2009.
Gli enti istituiti negli anni 2006 e 2007 adottano come base di
riferimento su cui applicare le regole per la determinazione degli
obiettivi, rispettivamente, le risultanze medie del biennio 2007-2008
e le risultanze dell’anno 2008.
A.2 Enti commissariati ai sensi dell’articolo 143 del TUEL
Per quanto riguarda l’applicazione delle regole del patto di
stabilita’ interno agli enti commissariati per fenomeni di
infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare, ai
sensi dell’articolo 143 del citato decreto legislativo n. 267 del
2000 (TUEL), il comma 114, come gia’ disposto dal comma 18
dell’articolo 77-bis del decreto legge n. 112 del 2008, prevede che
ad essi si applichino le regole del patto a partire dall’anno
successivo a quello della rielezione degli organi istituzionali.
Ai fini della determinazione dell’obiettivo programmatico tali enti
assumono, come base di riferimento, la spesa corrente media sostenuta
nel periodo 2006-2008.
Si segnala che la mancata comunicazione alla Ragioneria Generale
dello Stato tramite il sistema web appositamente previsto per il
patto di stabilita’ interno all’indirizzo web
“www.pattostabilita.rgs.tesoro.it” o all’indirizzo
“http://pattostabilita.tesoro.it/Patto/” della situazione di
commissariamento ai sensi del summenzionato articolo 143 del TUEL
determina, per l’ente inadempiente, l’assoggettamento alle regole del
patto (comma 109).

B. DETERMINAZIONE DEGLI OBIETTIVI PROGRAMMATICI PER IL TRIENNIO
2011-2013
Come indicato nella premessa, l’ammontare del concorso alla manovra
degli enti locali per il triennio 2011-2013 e’ stato quantificato
dall’articolo 14, comma 1, del citato decreto legge n. 78 del 2010.
Il comma 2 del medesimo articolo opera la riduzione dei
trasferimenti erariali spettanti alle province e ai comuni nella
misura di 300 milioni di euro per l’anno 2011 e di 500 milioni di
euro a decorrere dall’anno 2012 per le province e di 1.500 milioni di
euro per l’anno 2011 e di 2.500 milioni di euro a decorrere dal 2012
per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti.
Ai fini della determinazione dello specifico obiettivo
programmatico, la nuova disciplina (comma 89) ripropone, quale
parametro di riferimento del patto di stabilita’ interno, il saldo
finanziario tra entrate finali e spese finali (al netto delle
riscossioni e concessioni di crediti), calcolato in termini di
competenza mista (assumendo, cioe’, per la parte corrente, gli
accertamenti e gli impegni e, per la parte in conto capitale, gli
incassi e i pagamenti). Si ribadisce che tra le operazioni finali non
sono da considerare ne’ l’avanzo (o disavanzo) di amministrazione ne’
il fondo (o deficit) di cassa. Infatti, l’utilizzo, nell’ambito del
saldo del patto di stabilita’ interno, dell’avanzo di amministrazione
non e’ consentito in quanto, in base alle regole europee della
competenza economica, gli avanzi di amministrazione che si sono
realizzati in esercizi precedenti non sono conteggiati ai fini
dell’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, al
contrario delle correlate spese effettuate nell’anno di riferimento.
Rispetto alla disciplina previgente il nuovo meccanismo di
attribuzione di saldo obiettivo e’ parametrato non piu’ al saldo
registrato in un periodo precedente, bensi’ alla spesa corrente,
riferita ad un intervallo temporale triennale.
Ai fini del concorso di ogni ente alla manovra complessiva del
comparto, il saldo finanziario obiettivo, per ciascuno degli anni
2011, 2012 e 2013, e’ ottenuto moltiplicando la spesa corrente media
registrata nel periodo 2006-2008, rilevata in termini di impegni,
cosi’ come desunta dai conti consuntivi, per una percentuale fissata
per ogni anno del triennio 2011-2013 (comma 88).
Le percentuali individuate sono:
– per le province, per gli anni 2011, 2012 e 2013, rispettivamente,
pari a 8,3%, 10,7% e 10,7%;
– per i comuni, per gli anni 2011, 2012 e 2013, rispettivamente,
pari a 11,4%, 14,0% e 14,0%.
Ogni ente dovra’ conseguire, quindi, un saldo calcolato in termini
di competenza mista non inferiore al valore cosi’ determinato,
diminuito dell’importo pari alla riduzione dei trasferimenti
applicata ai sensi dell’articolo 14, comma 2, del decreto legge n. 78
del 2010 (comma 91).
Il nuovo meccanismo di calcolo (comma 92), per l’anno 2011,
prevede, inoltre, un fattore di correzione finalizzato a ridurre la
distanza fra i nuovi obiettivi e quelli calcolati in base alla
previgente normativa (articolo 77-bis del decreto legge n. 112 del
2008).
Si rappresenta, altresi’, che le nuove regole del patto di
stabilita’ interno introducono un principio generale, valido a
decorrere dal 2011, che prevede che l’obiettivo strutturale delle
province e dei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e’
rappresentato dal conseguimento di un saldo espresso in termini di
competenza mista pari a zero (comma 90).
La regola di carattere generale non si applica quando, per esigenze
di finanza pubblica, e’ richiesto un contributo specifico al comparto
degli enti locali. In tal caso, opera la regola di carattere
specifico, introdotta dal comma 91. Quindi, per gli anni 2011, 2012 e
2013 la disposizione del comma 90 e’ assorbita da quanto previsto dai
commi 91 e successivi.
Il successivo comma 93 prevede, inoltre, misure correttive del
patto di stabilita’, finalizzate a tenere conto delle spese per gli
interventi necessari in ragione di impegni internazionali e a
distribuire in modo equo il contributo degli enti alla manovra e le
differenze positive e negative della variazione della regola. Il
comma dispone che le misure correttive ivi previste possono
determinare effetti negativi in termini di indebitamento netto, per
l’anno 2011, non superiori a 480 milioni di euro. Il decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 23 marzo 2011 emanato, in
attuazione del comma 93, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, di intesa con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie
locali, ripartisce la citata somma di 480 milioni, destinando 130
milioni di euro all’esclusione dal patto di stabilita’ interno delle
spese sostenute per la realizzazione degli interventi connessi
all’Expo’ 2015 dal comune e dalla provincia di Milano, 40 milioni di
euro alla redistribuzione del contributo delle province alla manovra
e i restanti 310 milioni di euro alla redistribuzione del contributo
dei comuni. Nel successivo paragrafo B.1., nella Fase 4, sono
indicate le modalita’ di riparto di tali somme tra gli enti locali
beneficiari.
Per supportare gli enti locali nell’individuazione dell’obiettivo
programmatico in base alle nuove disposizioni del patto di stabilita’
interno 2011-2013, la Ragioneria Generale dello Stato ha predisposto
sul sito web dedicato al patto di stabilita’ interno
www.pattostabilita.rgs.tesoro.it (o
http://pattostabilita.tesoro.it/Patto/) un modello di calcolo degli
obiettivi programmatici in formato Excel, in cui e’ indicata la nuova
procedura da seguire per l’individuazione dei saldi obiettivo
2011-2013. Le amministrazioni interessate potranno, quindi,
individuare il proprio obiettivo, inserendo nelle caselle attive (non
colorate) i dati richiesti dal citato modello di calcolo. La
procedura per la determinazione del saldo obiettivo per l’anno 2011
e’ costituita da cinque fasi, di seguito elencate e schematizzate
negli Allegati OB/11/P e OB/11/C (utili per il calcolo del saldo
obiettivo espresso in termini di competenza mista) relativi,
rispettivamente, alle province ed ai comuni con popolazione superiore
a 5.000 abitanti.
B.1 Metodo di calcolo degli obiettivi sulla base delle nuove regole

Fase 1: determinazione del SALDO OBIETTIVO COME PERCENTUALE DATA
DELLA SPESA MEDIA
Il comma 88, lettere a) e b), prevede che, per ciascuno degli anni
2011, 2012 e 2013, gli enti soggetti al patto di stabilita’ interno
applicano alla media degli impegni della propria spesa corrente
registrata nel triennio 2006-2008, cosi’ come desunta dai certificati
di conto consuntivo, le percentuali summenzionate e schematicamente
riportate nella tabella sottostante:

Anno 2011 Anno 2012 Anno 2013

Province 8,3% 10,7% 10,7%

Comuni con pop. superiore
a 5.000 abitanti 11,4% 14,0% 14,0%

Nelle celle indicate con le lettere (a), (b) e (c) dei richiamati
allegati, e’, quindi, inserito l’importo degli impegni di spesa
corrente registrato, rispettivamente, negli anni 2006, 2007 e 2008.
In merito, si segnala che, ai fini della determinazione
dell’obiettivo per l’anno 2011 e seguenti, la normativa vigente
prevede che sia considerata la spesa registrata nei conti consuntivi
senza alcuna esclusione (ad esempio, dalle spese sostenute dall’ente
capofila non e’ esclusa la quota di spesa gestita per conto degli
altri enti locali). Inoltre, poiche’ le percentuali indicate sono
tali da garantire il concorso alla manovra degli enti locali per il
triennio 2011-2013 nella misura quantificata dall’articolo 14, comma
1, del citato decreto legge n. 78 del 2010, al fine di salvaguardare
i saldi obiettivo di finanza pubblica, non possono essere prese in
considerazione richieste di rettifica di eventuali errori di
contabilizzazione effettuati nei documenti di bilancio di anni
passati (2006, 2007, 2008) e, quindi, anche nei relativi certificati
di conto consuntivo, che abbiano effetti sul calcolo del saldo
obiettivo. E’, infine, da escludere la possibilita’ di modificare i
dati riportati nei certificati di bilancio gia’ presentati che devono
restare conformi ai dati di cui ai relativi atti di bilancio.
Sulla base degli impegni annuali di spesa corrente l’applicazione,
automaticamente, determinera’ i saldi obiettivi “provvisori” per
ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013, effettuando il calcolo del
valore medio della spesa corrente e applicando a quest’ultimo le
percentuali di cui sopra. Gli obiettivi sono riportati nelle celle
(h), (i) ed (l).

Fase 2: determinazione del SALDO OBIETTIVO AL NETTO DEI TRASFERIMENTI
Il successivo comma 91 dispone che il valore annuale, determinato
secondo la procedura della Fase 1, e’ ridotto, per ogni anno di
riferimento, di un valore pari alla riduzione dei trasferimenti
erariali disposta dal comma 2 dell’articolo 14 del decreto legge n.78
del 2010. Il calcolo dell’obiettivo, sterilizzato degli effetti della
riduzione dei trasferimenti, e’ effettuato automaticamente dalla
procedura e visualizzato nelle celle (p), (q) e (r).
Si ottiene cosi’ il saldo obiettivo al netto dei trasferimenti.
In proposito, occorre segnalare che il citato comma 2 prevede che
“le riduzioni dei trasferimenti per le province ed i comuni sono
ripartite secondo criteri e modalita’ stabiliti in sede di Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali e recepiti con decreto annuale del
Ministro dell’interno, secondo principi che tengano conto
dell’adozione di misure idonee ad assicurare il rispetto del patto di
stabilita’ interno, della minore incidenza percentuale della spesa
per il personale rispetto alla spesa corrente complessiva e del
conseguimento di adeguati indici di autonomia finanziaria. In caso di
mancata deliberazione della Conferenza Stato-citta’ ed autonomie
locali entro il termine di novanta giorni dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, e per gli
anni successivi al 2011, entro il 30 settembre dell’anno precedente,
il decreto del Ministro dell’interno e’ comunque emanato entro i
successivi trenta giorni, ripartendo la riduzione dei trasferimenti
secondo un criterio proporzionale.”.
Per l’anno 2011, non essendo stata raggiunta entro i termini
previsti l’intesa in Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali, la
rideterminazione dei trasferimenti, attuata con il decreto del
Ministro dell’interno del 9 dicembre 2010, pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale n. 292 del 15 dicembre 2010, e’ stata operata mediante il
criterio proporzionale previsto dalla legge.
Per il 2012, alla luce di quanto esposto, la riduzione dei
trasferimenti potra’ essere attuata o mediante un accordo in
Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali che preveda
l’applicazione di criteri di ripartizione non piu’ basati sulla
proporzionalita’, oppure, in caso di mancato accordo, il Ministro
dell’interno potra’ procedere alla riduzione dei trasferimenti
secondo un criterio proporzionale. Per il 2012, inoltre, il
riferimento per operare la riduzione della spettanza sara’ costituito
dai trasferimenti 2011, che, pur presentando un andamento
sostanzialmente costante nel corso degli anni, avranno un ammontare
diverso rispetto a quelli del 2010 per l’applicazione di tutte le
norme che sono alla base della loro quantificazione ed anche per
effetto dei taglioperati nel 2011.
Quindi, essendo il decreto relativo alle riduzioni dei
trasferimenti erariali emanato con cadenza annuale e non essendo noti
i criteri di riduzione che saranno adottati ed il valore delle
spettanze da assumere a riferimento, non e’ possibile conoscere
l’ammontare delle riduzioni che saranno operate negli esercizi 2012 e
2013.
Cio’ posto, al fine di simulare gli obiettivi 2012-2013, unicamente
per scopi conoscitivi e programmatori, le riduzioni che saranno
attuate nel 2012 e nel 2013 sono stimate secondo un criterio di
proporzionalita’, ossia applicando alla riduzione dei trasferimenti
operata nel 2011 la percentuale di incremento del 67% desunta dal
rapporto fra la riduzione dei trasferimenti disposta per il 2012 e
quella disposta per il 2011; in termini numerici la percentuale e’
ottenuta rapportando 2.500 a 1.500, per i comuni e 500 a 300 per le
province.
Naturalmente, ove intervengano modifiche al quadro normativo
relativo alle entrate dei comuni e delle province, saranno diramate
apposite istruzioni integrative su tale aspetto e per gli altri
connessi. In particolare, con specifico riferimento ai provvedimenti
attuativi in materia di federalismo municipale e provinciale, in base
ai quali muta l’assetto delle risorse a disposizione di ciascun ente,
attraverso la soppressione dei trasferimenti erariali, e’ bene
precisare che ai fini dell’applicazione del comma 91 si fa
riferimento, allo stato attuale, alla riduzione dei trasferimenti
definiti per l’anno 2011 dal citato Decreto ministeriale e a quella
ipotizzata alla medesima data con riferimento agli anni 2012 e 2013.

Fase 3: determinazione del SALDO OBIETTIVO FINALE (applicazione del
fattore di correzione)
Il nuovo metodo di calcolo puo’ determinare, per alcuni enti, un
peggioramento dell’obiettivo 2011 calcolato ai sensi dell’articolo
77-bis del decreto legge n. 112 del 2008 (ossia applicando ai saldi
di competenza mista registrati nel 2007 le percentuali previste dal
comma 3 del medesimo articolo), tale da rendere arduo il
conseguimento e richiedere, conseguentemente, una significativa
rideterminazione della programmazione finanziaria pluriennale. Per il
solo anno 2011, ai fini del calcolo del valore del saldo obiettivo
finale e’ stato, pertanto, introdotto dal comma 92 un fattore di
correzione che opera in base al seguente assunto: gli enti che, a
seguito dell’applicazione del nuovo metodo di calcolo, riscontrano un
obiettivo peggiore (maggiore) rispetto a quello ottenuto applicando
le regole della legislazione previgente, lo migliorano (riducono) per
un importo pari alla meta’ della distanza fra l’obiettivo “nuovo” e
l’obiettivo “vecchio”; viceversa, per gli enti che, in base alla
nuova normativa, riscontrano un obiettivo migliore (inferiore)
rispetto a quello calcolato secondo le regole previgenti, lo
peggiorano (incrementano) per un importo pari alla meta’ della
distanza fra l’obiettivo “nuovo” e l’obiettivo “vecchio”.
Si rappresenta di seguito, a titolo esemplificativo, come opera la
suddetta correzione:
1) se un ente, sulla base del vecchio metodo di calcolo, aveva per
il 2011 un obiettivo pari a 100 e, sulla base del nuovo metodo di
calcolo, avrebbe dovuto conseguire, per il medesimo anno, un
obiettivo di 150, si ha che la distanza fra i due obiettivi e’ pari a
_150-100_=50 e l’obiettivo finale dell’ente e’, quindi, pari a 150 –
(50/2)=125;
2) se un ente, sulla base del vecchio metodo di calcolo, aveva per
il 2011 un obiettivo pari a 100 e, sulla base del nuovo metodo di
calcolo, avrebbe dovuto conseguire, per il medesimo anno, un
obiettivo di 50, si ha che la distanza fra i due obiettivi e’ pari a
_50-100_=50 e l’obiettivo finale dell’ente e’, quindi, pari a 50 +
(50/2) =75. (1)
Nella cella indicata con la lettera (s), e’ riportato l’obiettivo
calcolato per l’anno 2011 in sede di comunicazione dell’obiettivo
2010 alla Ragioneria Generale dello Stato (2) . La procedura
visualizza automaticamente il valore del fattore di correzione (cella
(t)) e, quindi, l’obiettivo finale per l’anno 2011 (cella (u)).
Al riguardo, occorre segnalare che la determinazione dell’obiettivo
– essendo quest’ultimo espresso in migliaia di euro – incorpora il
principio dell’arrotondamento alla migliaia piu’ prossima.
L’applicativo web della Ragioneria Generale dello Stato procede,
quindi, arrotondando i numeri inferiori alle migliaia.
Agli enti che non hanno un obiettivo “vecchio”, ossia gli enti di
nuova istituzione o gli enti che partecipano per la prima volta al
patto, tale fase non si applica. Pertanto, tali enti calcolano
l’obiettivo 2011 applicando la percentuale, indicata nella cella (e),
alla media della spesa corrente degli anni 2006-2008 al netto dei
trasferimenti erariali.

Fase 4: rideterminazione del saldo obiettivo 2011 con le misure
correttive (comma 93)
Come premesso, il comma 93 dispone che le misure correttive ivi
previste possano determinare effetti negativi in termini di
indebitamento netto, per l’anno 2011, non superiori a 480 milioni di
euro.
Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 marzo 2011
attuativo del citato comma 93, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali, ripartisce i suddetti 480 milioni
di euro destinandone 130 milioni di euro all’esclusione dal patto di
stabilita’ interno delle spese sostenute per la realizzazione degli
interventi connessi all’Expo’ 2015 dal comune e dalla provincia di
Milano, 40 milioni di euro alla redistribuzione del contributo delle
province alla manovra e i restanti 310 milioni di euro alla
redistribuzione del contributo dei comuni.
Il decreto stabilisce che, per l’anno 2011, solo le province per le
quali l’incidenza percentuale della riduzione dei trasferimenti,
operata con decreto del Ministro dell’interno del 9 dicembre 2010,
sulla media delle spese correnti registrate nel triennio 2006-2008
sia superiore al 7,0 per cento, possono ridurre il proprio saldo
obiettivo di un importo pari alla somma dell’incidenza della propria
popolazione e l’incidenza della propria superficie territoriale,
sulla popolazione e sulla superficie territoriale delle province in
parola, moltiplicata per 20 milioni di euro (3) .
In merito alla quota di 310 milioni di euro destinata alla
redistribuzione del contributo dei comuni, il decreto prevede un
metodo di riparto interno differenziato per fascia demografica.
Pertanto, gli enti per i quali l’incidenza percentuale dell’importo
del saldo finanziario di cui al comma 92, sulla media triennale
2006-2008 delle spese correnti, risulti superiore ad una determinata
soglia, considerano, come saldo obiettivo del patto di stabilita’
interno, l’importo corrispondente alla soglia medesima.
In particolare, le soglie previste, evidenziate nella cella (aa)
del prospetto OB/11/C, sono:
a) per i comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, il 5,4
per cento della media triennale 2006-2008 delle spese correnti;
b) per i comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 200.000
abitanti (estremi inclusi), il 7,0 per cento della media triennale
2006-2008 delle spese correnti;
c) per i comuni con popolazione superiore a 200.000 abitanti, il
10,5 per cento della media triennale 2006-2008 delle spese correnti.
In particolare, per i comuni, l’applicazione calcola, alla cella
indicata con la lettera (v) del prospetto OB/11/C, l’incidenza
percentuale del saldo obiettivo sulle spese correnti medie 2006-2008.
Qualora questa percentuale risulti superiore a quella indicata nella
cella (aa), l’ente assume come obiettivo il risultato del prodotto
delle spese correnti medie con la percentuale di cui alla cella (aa).
Se il valore e’ inferiore, l’obiettivo resta invariato. L’obiettivo
per i comuni, rideterminato in base alla clausola di salvaguardia, e’
riportato nella cella (ab).
Per le province, l’applicazione informatica calcola, nella cella
indicata con la lettera (v) del prospetto OB/11/P, l’incidenza
percentuale della riduzione dei trasferimenti (indicati nella cella
(m)) sulle spese correnti medie 2006-2008. Qualora questa percentuale
risulti superiore al 7,0 per cento, l’obiettivo dell’ente e’ ridotto
di un importo ottenuto come somma di due valori. Il primo valore,
riportato nella cella (ab), e’ ottenuto moltiplicando la popolazione
residente al 31 dicembre 2009 per una costante pari a 1,963. Il
secondo valore, riportato nella cella (ae), e’ ottenuto moltiplicando
la superficie territoriale della provincia, espressa in chilometri
quadrati, per una costante pari a 248. Entrambi i valori ottenuti
sono divisi per 1.000 per ricondurre le cifre in dati espressi in
migliaia di euro. Quindi il nuovo obiettivo e’ quello calcolato nella
cella (af). La popolazione di riferimento e’ quella rilevata
dall’ISTAT al 31/12/2009 e la superficie territoriale e’ quella
relativa al 01/01/2010 pubblicata sul sito web dell’ISTAT. I valori
delle due variabili sono riportati nell’allegato “Province Dati
ISTAT”.
Qualora la percentuale di cui alla richiamata cella (v) risulti
inferiore al 7,0 per cento l’obiettivo resta invariato e pari a
quello indicato nella cella (u).

Fase 5: determinazione del SALDO OBIETTIVO 2011 RIDETERMINATO (PATTO
REGIONALE)
L’obiettivo indicato nelle celle (ab) del prospetto OB/11/C, per i
comuni, e nella cella (af) del prospetto OB/11/P, per le province, e’
definitivo soltanto nel caso in cui l’ente non sia coinvolto dalle
variazioni previste dalle norme afferenti al Patto Regionalizzato che
puo’ introdurre rimodulazioni dei singoli obiettivi disposte ai sensi
dei commi da 138 a 143. Nel dettaglio, la normativa contempla due
tipologie di Patto Regionalizzato trattate al successivo paragrafo F.
Il saldo obiettivo 2011 da considerare sara’, dunque, quello
risultante dalla somma fra saldo obiettivo finale e la variazione
dell’obiettivo determinata in base al Patto regionale, “verticale”
e/o “orizzontale”.
L’applicazione calcolera’ automaticamente il valore obiettivo per
il 2011, rideterminato in virtu’ del citato Patto regionale, sulla
base dei dati comunicati da ciascuna regione al Ministero
dell’economia e delle finanze, inerenti alle variazioni
dell’obiettivo definite ai sensi dei commi 138 e 141 (celle (ag) e
(ah) dell’Allegato OB/11/P, per le province, e celle (ac) e (ad)
dell’Allegato OB/11/C, per i comuni). Il saldo obiettivo 2011, cosi’
rideterminato, verra’ indicato nella cella (af) dell’allegato
OB/11/C, per i comuni, e nella cella (al) dell’allegato OB/11/P, per
le province.
B.2 Comunicazione dell’obiettivo
Le province e i comuni soggetti al patto di stabilita’ interno
trasmettono al Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento
della Ragioneria Generale dello Stato – le informazioni concernenti
gli obiettivi programmatici del patto di stabilita’ interno per il
triennio 2011-2013 con le modalita’ ed i prospetti definiti nel
decreto di cui al comma 109. La mancata trasmissione via web degli
obiettivi programmatici entro quarantacinque giorni dalla
pubblicazione del predetto decreto del Ministero dell’economia e
delle finanze sulla Gazzetta Ufficiale costituisce inadempimento al
patto di stabilita’ interno (terzo periodo dello stesso comma 109).
Gli enti locali che, ai sensi dei commi 138, 138-bis, 139 e 141
rideterminano i propri obiettivi (vedi paragrafo F), provvedono a
trasmettere i nuovi obiettivi entro 15 giorni dalla loro
rideterminazione.
Il Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento della
Ragioneria Generale dello Stato, provvede, previa comunicazione
all’ANCI e all’UPI, all’aggiornamento degli allegati al citato
decreto a seguito di nuovi interventi normativi volti a prevedere
esclusioni e/o modifiche del saldo utile per la determinazione
dell’obiettivo o modifiche alle regole del patto.
Si rappresenta, infine, che terminato l’anno di riferimento non e’
piu’ consentito variare le voci determinanti l’obiettivo del medesimo
anno. Per l’anno 2011, eventuali rettifiche o variazioni possono
essere apportate esclusivamente tramite il sistema web
www.pattostabilita.rgs.tesoro.it entro e non oltre il 31 dicembre
2011.
B.3 Disposizioni per Roma Capitale
Il comma 112 stabilisce una procedura particolare per la
determinazione degli obiettivi del patto di stabilita’ interno per il
comune di Roma in quanto capitale della Repubblica, nelle more
dell’attuazione di quanto previsto dall’articolo 24 della legge 5
maggio 2009, n. 42.
In particolare, e’ previsto che il comune di Roma concordi con il
Ministro dell’economia e delle finanze, entro il 31 dicembre di
ciascun anno, le modalita’ e l’entita’ del proprio concorso alla
realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, in coerenza con
gli obiettivi fissati per gli enti territoriali.
A tal fine, entro il 31 ottobre di ogni anno, il sindaco trasmette
la proposta di accordo al Ministro dell’economia e delle finanze
evidenziando, tra l’altro, l’equilibrio della gestione ordinaria.
Per l’esercizio 2011, tale termine e’ fissato al 31 gennaio 2011.
In caso di mancato accordo, si applicano le disposizioni che
disciplinano il patto di stabilita’ interno per gli enti locali.
B.4 Riduzione degli obiettivi annuali
A partire dal 2011, opera il comma 122 che autorizza la riduzione
degli obiettivi annuali degli enti locali, in base ai criteri
definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di
concerto con il Ministro dell’interno e d’intesa con la Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali, nella misura pari alla differenza,
registrata nell’anno precedente a quello di riferimento, tra
l’obiettivo programmatico assegnato e il saldo conseguito dagli enti
inadempienti al patto di stabilita’ interno.
La predetta disposizione sostituisce definitivamente il meccanismo
di premialita’ introdotto dai commi da 23 a 26 dell’articolo 77-bis
del decreto legge n. 112 del 2008, la cui copertura finanziaria era
rinvenuta nelle risorse derivanti dall’applicazione del meccanismo
sanzionatorio nei confronti degli enti non rispettosi del patto. Il
citato meccanismo premiale era stato, temporaneamente, disapplicato
nel 2010 in virtu’ di quanto disposto dai commi 11 e 33-ter, lett.
a), dell’articolo 14 del decreto legge n. 78 del 2010, che hanno
previsto, in sua sostituzione, l’esclusione dal saldo rilevante ai
fini del rispetto del patto dei pagamenti in conto capitale
effettuati entro il 31 dicembre 2010 per un importo non superiore
allo 0,75% dell’ammontare dei residui passivi in conto capitale
risultanti dal rendiconto dell’esercizio 2008, a favore delle
province e dei comuni che abbiano rispettato il patto di stabilita’
interno relativo all’anno 2009.

C. ESCLUSIONI DAL SALDO VALIDO AI FINI DEL RISPETTO DEL PATTO
Nei commi da 94 a 99 e nel comma 105 sono ribadite le esclusioni
delle entrate e delle spese dal saldo valido ai fini del patto di
stabilita’ interno gia’ previste dalla normativa previgente.
I commi da 100 a 104, introducono ulteriori esclusioni per far
fronte a situazioni particolari.
Infine, il comma 106 abroga le disposizioni che individuano
esclusioni di entrate o di spese dai saldi rilevanti ai fini del
patto di stabilita’ interno non previste espressamente nella legge in
argomento.
L’eventuale esclusione dal patto di stabilita’ interno di spese
diverse da quelle previste dalle norme richiede, quindi, uno
specifico intervento legislativo che si faccia carico di rinvenire le
adeguate risorse compensative a salvaguardia degli equilibri di
finanza pubblica.
C.1 Risorse connesse con la dichiarazione di stato d’emergenza
Come per gli anni scorsi, viene riproposta l’esclusione delle
risorse provenienti dallo Stato e le relative spese di parte corrente
e in conto capitale sostenute dalle province e dai comuni per
l’attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei
Ministri a seguito di dichiarazione dello stato di emergenza.
In particolare, si sottolinea che, ai sensi del comma 94, sono
escluse dal saldo finanziario di riferimento, valido per la verifica
del rispetto del patto di stabilita’ interno, le sole risorse
provenienti dal bilancio dello Stato (e non anche da altre fonti).
L’esclusione opera anche se le risorse statali sono trasferite per il
tramite delle regioni. Sono, altresi’, esclusi gli impegni di parte
corrente e i pagamenti in conto capitale – disposti a valere sulle
predette risorse statali – effettuati per l’attuazione di ordinanze
del Presidente del Consiglio dei Ministri a seguito di dichiarazione
dello stato di emergenza. Ne consegue che sono escluse dal patto le
sole entrate e le sole spese effettuate a valere sui trasferimenti
dal bilancio dello Stato e non anche le altre tipologie di entrata e
di spesa (ad esempio le spese sostenute dal comune a valere su
risorse proprie).
L’esclusione delle correlate entrate e’ stata prevista per
compensare gli effetti negativi sugli equilibri di finanza pubblica
indotti dall’esclusione delle spese.
L’esclusione opera anche se le spese sono effettuate in piu’ anni
e, comunque, nei limiti complessivi delle risorse assegnate e/o
incassate.
L’esclusione di cui sopra opera anche in relazione ai mutui ed ai
prestiti con oneri di ammortamento ad intero carico dello Stato e,
quindi, la stessa non si estende a quelli contratti dall’ente locale
con oneri a carico del proprio bilancio. Si impone, quindi, la
verifica in ordine alla natura statale delle risorse da escludere
nonche’ l’effettiva emanazione delle ordinanze.
Al fine di consentire alla Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Dipartimento della Protezione Civile – di valutare la natura delle
spese oggetto di esclusione, si ritiene necessario che l’elenco che
gli enti interessati sono tenuti ad inviare entro il mese di gennaio
dell’anno successivo, ai sensi del comma 95, debba contenere, oltre
all’indicazione delle spese escluse dal patto di stabilita’ interno,
ripartite nella parte corrente e nella parte capitale, anche le
risorse attribuite dallo Stato, per permettere il riscontro della
corrispondenza tra le spese sostenute e le suddette risorse statali.
Nel merito delle opere e della tipologia di finanziamenti, si
segnala l’opportunita’ che i chiarimenti in materia vengano
indirizzati al Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza
del Consiglio dei Ministri.
C.2 Risorse connesse con la dichiarazione di grande evento
Come gia’ previsto lo scorso anno, il comma 96 equipara
espressamente, ai fini del patto di stabilita’ interno, gli
interventi realizzati direttamente dagli enti locali in relazione
allo svolgimento delle iniziative per le quali e’ intervenuta la
dichiarazione di grande evento e rientranti nella competenza del
Dipartimento della Protezione Civile – di cui all’articolo 5-bis,
comma 5, del decreto legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401 – agli interventi
di cui alla dichiarazione di stato di emergenza vista al precedente
punto C.1.
Si rammenta che l’esclusione delle entrate e delle relative spese
connesse ai grandi eventi, sebbene effettuate in piu’ anni, e’
operata nei soli limiti dei correlati trasferimenti a carico del
bilancio dello Stato. L’equiparazione dei grandi eventi agli
interventi per calamita’ naturali, infatti, comporta che l’esclusione
riguarda solo gli interventi effettuati a valere sulle risorse
trasferite dal bilancio dello Stato.
Nel merito delle opere e della tipologia di finanziamenti, si
ribadisce l’opportunita’ che i chiarimenti in materia vengano
indirizzati, sia con riferimento agli stati di emergenza che con
riferimento ai grandi eventi, al Dipartimento della Protezione Civile
della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
C.3 Risorse provenienti dall’Unione Europea
Secondo quanto gia’ previsto dalla normativa previgente (commi
7-quater e 7-quinquies dell’articolo 77-bis del decreto legge n. 112
del 2008, introdotti dall’articolo 4, comma 4-septies, lett.a), del
decreto legge n. 2 del 2010) con riguardo alle risorse provenienti
dalla U.E., il comma 97 esclude dal saldo finanziario in termini di
competenza mista le risorse provenienti direttamente o indirettamente
dall’Unione Europea (intendendo tali quelle che provengono dall’U.E.
per il tramite dello Stato, della regione o della provincia), nonche’
le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute
dalle province e dai comuni. L’esclusione non opera per le spese
connesse ai cofinanziamenti nazionali.
La ratio dell’esclusione dal patto di stabilita’ interno delle
spese sostenute dagli enti locali per realizzare interventi
finanziati con fondi U.E. si collega alla necessita’ di non ritardare
l’attuazione di interventi realizzati in compartecipazione con
l’Unione europea, tenuto conto che si tratta di importi che vengono
poi rimborsati dall’U.E. all’Italia, previa rendicontazione.
Ne consegue, quindi, che qualora le spese siano connesse ad
interventi realizzati con risorse della regione (o della provincia),
anche se provenienti dal rimborso di prestiti accordati agli enti
locali a valere sul bilancio comunitario si debbano considerare a
tutti gli effetti risorse nazionali e, pertanto, non oggetto della
fattispecie di esclusione prevista dal succitato comma 97.
Si ribadisce, comunque, che la valutazione specifica nel merito
delle risorse assegnate rimane di competenza dell’ente beneficiario,
sulla base degli atti di assegnazione delle risorse stesse e delle
relative spese, nonche’ dello stesso ente che assegna le risorse.
L’esclusione delle spese, infine, opera anche se esse sono
effettuate in piu’ anni, purche’ la spesa complessiva non sia
superiore all’ammontare delle corrispondenti risorse assegnate.
Qualora l’Unione Europea riconosca importi inferiori a quelli
considerati ai fini dell’applicazione di quanto previsto dal
summenzionato comma 97, l’importo corrispondente alle spese non
riconosciute e’ incluso tra le spese del patto di stabilita’ interno
relativo all’anno in cui e’ comunicato il mancato riconoscimento o in
quello dell’anno successivo, se la comunicazione e’ effettuata
nell’ultimo quadrimestre (comma 98).
C.4 Chiarimenti applicativi sulle esclusioni di cui ai punti C.1, C.2
e C.3
Per rendere piu’ agevole l’applicazione del meccanismo di
esclusione previsto per calamita’ naturali, grandi eventi e risorse
provenienti dalla U.E., a titolo esemplificativo, si riportano alcune
possibili fattispecie:
Risorse di parte corrente:
1. L’ente nell’anno 2010 o 2009 ha accertato 100; gli impegni a
valere sui 100 sono esclusi nei rispettivi anni in cui vengono
assunti (2011, 2012, etc.);
2. L’ente, nell’anno 2011, accerta 100 a fronte di impegni gia’
assunti a valere su altre risorse negli anni 2010, 2009;
l’accertamento di 100 e’ escluso dal saldo 2011 mentre non possono
essere escluse ulteriori spese a valere sui 100;
3. L’ente, nell’anno 2011, accerta 100 a fronte di impegni che
saranno assunti negli anni 2012, 2013; l’accertamento di 100 e’
escluso dal saldo 2011 mentre gli impegni saranno esclusi dai saldi
del 2012, 2013.
Risorse in conto capitale:
1. L’ente nell’anno 2010 o 2009 ha incassato 100; le spese a valere
sui 100 sono escluse negli anni in cui vengono effettuati i
rispettivi pagamenti (2011, 2012, 2013, etc.);
2. L’ente, nell’anno 2011 incassa 100 a fronte di spese gia’
effettuate a valere su altre risorse negli anni 2010, 2009; l’incasso
di 100 e’ escluso dal saldo 2011 mentre non possono essere escluse
ulteriori spese a valere sui 100;
3. L’ente, nell’anno 2011, incassa 100 a fronte di spese che
saranno effettuate negli anni 2012, 2013; l’incasso di 100 e’ escluso
dal saldo 2011 mentre i correlati pagamenti saranno esclusi dai saldi
del 2012 e 2013.
Si rappresenta, infine, che le deroghe di cui ai precedenti tre
paragrafi, non considerano le entrate relative ad anni precedenti al
2009. Pertanto, sono escluse solo le spese, annuali o pluriennali,
relative a entrate registrate successivamente al 2008.
C.5 Trasferimenti destinati ai comuni commissariati per fenomeni
conseguenti ad infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso
Sono esclusi dal saldo rilevante ai fini del rispetto del patto le
risorse connesse ai trasferimenti autorizzati dai commi 704 e 707
dell’articolo 1 della legge 26 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria
2007), destinati ai comuni i cui consigli comunali sono stati sciolti
a seguito di fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo
mafioso (articolo 143 del TUEL) e le relative spese in conto capitale
sostenute da detti comuni (comma 99).
In particolare, sono esclusi dal saldo valido ai fini del patto di
stabilita’ interno, gli oneri relativi al rimborso delle spese per le
commissioni straordinarie di cui all’articolo 144 del TUEL (comma
704, il cui finanziamento e’, a legislazione vigente, previsto anche
per l’anno 2011) e le spese in conto capitale sostenute dai comuni
per la realizzazione o manutenzione di opere pubbliche nella misura
massima annuale di 30 milioni di euro, ripartiti in base alla
popolazione residente come risultante al 31 dicembre del penultimo
anno precedente il commissariamento. L’esclusione delle spese opera
anche se sono effettuate in piu’ anni, purche’ la spesa complessiva
non sia superiore, negli anni, all’ammontare delle corrispondenti
risorse trasferite.
I trasferimenti previsti dal predetto comma 707 per gli anni
2007-2008 e 2009 non sono stati tuttavia confermati dalla
legislazione vigente per l’anno 2010 e per l’anno 2011 e, pertanto,
l’esclusione opera per i pagamenti da effettuare nell’anno 2011 e
finanziati su trasferimenti ricevuti negli anni 2007, 2008 e 2009.
C.6 Risorse connesse al Piano generale di censimento
Gli enti locali individuati dal Piano generale di censimento di cui
al comma 2 dell’articolo 50 del summenzionato decreto legge 31 maggio
2010, n. 78, come affidatari di fasi delle rilevazioni censuarie,
escludono dal saldo finanziario in termini di competenza mista
rilevante ai fini della verifica del patto, le risorse trasferite
dall’ISTAT e le spese per la progettazione e l’esecuzione dei
censimenti nei limiti delle stesse risorse trasferite dall’ISTAT
(comma 100).
Trattandosi, pertanto, di spese strettamente connesse e finalizzate
alle operazioni di censimento, si segnala che tali non possono
ritenersi le spese in conto capitale finalizzate ad investimenti o ad
acquisti di beni durevoli la cui pluriennale utilita’ va oltre il
periodo di realizzazione ed esecuzione degli stessi censimenti.
Le disposizioni contenute nel citato comma 100 si applicano anche
agli enti locali individuati dal Piano generale del 6° censimento
dell’agricoltura di cui al numero ISTAT SP/1275.2009 del 23 dicembre
2009, e di cui al comma 6, lett. a), del citato articolo 50 del
decreto legge 31 maggio 2010, n. 78.
C.7 Altre esclusioni
a) Risorse connesse ai comuni dissestati della provincia de
L’Aquila
Come gia’ previsto dal comma 14-ter, dell’articolo 14, del decreto
legge 31 maggio 2010, n. 78, a favore dei comuni dissestati della
provincia de l’Aquila e’ riconosciuta la possibilita’ di escludere
dal saldo del patto di stabilita’ interno del biennio 2011-2012 gli
investimenti in conto capitale deliberati entro il 31 dicembre 2010,
anche a valere sui contributi gia’ assegnati negli anni precedenti.
La misura agevolativa e’ concessa fino ad un importo massimo di 2,5
milioni di euro.
Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, sono dettate le modalita’ di
ripartizione del predetto importo sulla base di criteri che tengano
conto della popolazione e della spesa per investimenti sostenuta da
ciascun ente locale (comma 101).
b) Risorse connesse alla Autorita’ europea per la sicurezza
alimentare (EFSA) e Scuola per l’Europa di Parma
Sono escluse, dal saldo rilevante ai fini della verifica del patto
di stabilita’ interno del comune di Parma, le risorse provenienti
dallo Stato e le spese sostenute per la realizzazione degli
interventi straordinari volti all’adeguamento delle dotazioni
infrastrutturali di carattere viario e ferroviario e alla
riqualificazione urbana della citta’ di Parma connessi con
l’insediamento dell’Autorita’ Europea per la sicurezza alimentare
(EFSA) e per la realizzazione della Scuola per l’Europa di Parma.
L’esclusione delle spese opera nei limiti di 14 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013 (comma 102).
c) Risorse connesse ad Expo’ Milano 2015
Solo per l’anno 2011, sono escluse dal saldo rilevante ai fini
della verifica del patto di stabilita’ interno della provincia e del
comune di Milano, le risorse provenienti dallo Stato e le spese
sostenute dalla provincia e dal comune per gli interventi necessari
per la realizzazione dell’Expo’ Milano 2015 (comma 103 e decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 23 marzo 2011 in attuazione del
comma 93). L’esclusione delle spese opera nel limite di 20 milioni di
euro per la provincia di Milano e nel limite di 110 milioni di euro
per il comune di Milano.
d) Federalismo demaniale
In merito alle procedure di spesa relative al trasferimento dei
beni effettuato ai sensi della disciplina del federalismo demaniale
di cui al decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, il comma 104
prevede la loro esclusione dai vincoli relativi al rispetto del patto
di stabilita’ interno, per un importo corrispondente alle spese gia’
sostenute dallo Stato per la gestione e la manutenzione dei beni
trasferiti.
I criteri e le modalita’ per la determinazione dell’importo sono
demandati ad apposito decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di
cui al comma 3 dell’articolo 9 del citato decreto legislativo n. 85
del 2010.
e) Entrate straordinarie
Il comma 105 ripropone il contenuto del comma 4-quinquies
dell’articolo 4 del decreto legge 25 gennaio 2010, n. 2, convertito,
con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010, n. 42, recante una
norma interpretativa della disposizione introdotta dall’articolo
7-quater, comma 10, del decreto legge n. 5 del 2009, secondo cui gli
enti che avevano operato per il 2009 l’esclusione dal saldo rilevante
ai fini del patto di stabilita’ di alcune voci di entrata originate
da operazioni di carattere straordinario (4) , qualora destinate
dagli enti alla realizzazione di investimenti o alla riduzione del
debito, sono tenuti ad operarla anche per gli anni 2010 e 2011. Per
tutti gli altri enti, le entrate straordinarie in questione sono
incluse nel saldo valido ai fini della verifica del patto di
stabilita’ interno.
Il citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23
marzo 2011 ha successivamente disposto che, per l’anno 2011, nel
saldo finanziario calcolato in termini di competenza mista
(individuato ai sensi del comma 89) rilevante ai fini della verifica
del rispetto del patto di stabilita’ interno, sono considerate anche
le entrate straordinarie in parola. Tale previsione riguarda il solo
saldo finanziario e non anche il saldo obiettivo calcolato ai sensi
del previgente articolo 77-bis del decreto legge n.112 del 2008,
funzionale all’individuazione dell’obiettivo 2011 secondo la
procedura richiamata nella suesposta Fase 3 del paragrafo B.1.

D. RIFLESSI DELLE REGOLE DEL PATTO SULLE PREVISIONI DI BILANCIO
Come gia’ previsto dalle disposizioni ordinamentali vigenti in
materia di predisposizione del bilancio di previsione degli enti
sottoposti al patto di stabilita’ interno, il comma 107 ribadisce che
esso deve essere approvato iscrivendo le previsioni di entrata e di
spesa di parte corrente in misura tale che, unitamente alle
previsioni dei flussi di cassa di entrate e di spese in conto
capitale, al netto delle riscossioni e delle concessioni di crediti,
sia garantito il rispetto delle regole che disciplinano il patto
medesimo.
La ratio di tale disposizione si rinviene nella volonta’ di far si’
che il rispetto delle regole del patto rappresenti un vincolo alla
attivita’ programmatoria dell’ente, anche al fine di consentire
all’organo consiliare di vigilare in sede di approvazione di
bilancio.
L’eventuale adozione di un bilancio difforme implica, pertanto, una
grave irregolarita’ finanziaria alla quale l’ente e’ tenuto a porre
rimedio con immediatezza (5) . A tale scopo, il legislatore dispone
che l’ente alleghi al bilancio di previsione un prospetto contenente
le previsioni di competenza e di cassa degli aggregati rilevanti ai
fini del patto di stabilita’ interno. Tale prospetto e’ conservato a
cura dell’ente medesimo.
Si rammenta che il prospetto, contenente le previsioni di
competenza e di cassa degli aggregati rilevanti ai fini del patto di
stabilita’ interno, non e’ meramente dimostrativo di poste di
bilancio, ma e’ finalizzato all’accertamento preventivo del rispetto
del patto di stabilita’ interno. Esso, pertanto, pur non incidendo in
maniera diretta sul bilancio, e’ da considerarsi elemento costitutivo
del bilancio preventivo stesso, inteso come documento programmatorio
complessivo adottato dall’ente (6) .
Con riferimento, inoltre, alla gestione finanziaria, si fa presente
che l’eventuale sforamento dei vincoli del patto puo’ essere oggetto
di verifica da parte della magistratura contabile, al fine di
segnalare il possibile scostamento agli organi elettivi dell’ente, in
modo che possano intervenire in tempo utile per porre rimedio.
L’obbligo del rispetto dell’obiettivo del patto si deve intendere
esteso anche alle successive variazioni di bilancio nel corso
dell’esercizio.
Con l’occasione, si ricorda che, per quanto concerne la gestione
della spesa, l’articolo 9, comma 1, lett. a), numero 2, del decreto
legge n. 78 del 2009, dispone che il funzionario che adotta
provvedimenti che comportano impegni di spesa “ha l’obbligo di
accertare preventivamente che il programma dei conseguenti pagamenti
sia compatibile con i relativi stanziamenti di bilancio e con le
regole di finanza pubblica”. Ne discende, pertanto, che, oltre a
verificare le condizioni di copertura finanziaria prevista
dall’articolo 151 del decreto legislativo n. 267 del 2000 (TUEL),
come richiamato anche nell’articolo 183 dello stesso TUEL, il
predetto funzionario deve verificare anche la compatibilita’ della
propria attivita’ di pagamento con i limiti previsti dal patto di
stabilita’ interno ed, in particolare, deve verificarne la coerenza
rispetto al prospetto obbligatorio allegato al bilancio di previsione
di cui al summenzionato comma 107. La violazione dell’obbligo di
accertamento in questione comporta responsabilita’ disciplinare ed
amministrativa a carico del predetto funzionario.
Si rammenta, infine, che, ai sensi dell’articolo 14, comma 1,
lettera d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Dipartimento
della Ragioneria Generale dello Stato, in virtu’ delle esigenze di
controllo e di monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica,
provvede ad effettuare, tramite i Servizi ispettivi di finanza
pubblica, verifiche sulla regolarita’ della gestione
amministrativo-contabile delle amministrazioni pubbliche. Tali
Servizi, peraltro, essendo chiamati a svolgere verifiche presso gli
enti territoriali volte a rilevare eventuali scostamenti dagli
obiettivi di finanza pubblica, effettuano controlli anche
sull’andamento della gestione finanziaria rispetto agli aggregati
rilevanti ai fini del patto di stabilita’ interno e sull’eventuale
superamento dei vincoli imposti dallo stesso.

E. ALTRE MISURE DI CONTENIMENTO
E.1 Misure di contenimento del debito
Come gia’ previsto dalla normativa vigente (comma 10, dell’articolo
77-bis, del decreto legge n. 112 del 2008), il comma 108 introduce
l’obbligo per tutti gli enti locali (non solo per quelli soggetti al
patto) di concorrere al raggiungimento degli obiettivi di finanza
pubblica anche attraverso il contenimento del proprio debito.
In particolare, il comma 108, cosi’ come modificato dall’articolo
2, comma 39, del decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225 (c.d.
Milleproroghe), convertito, con modificazioni, dalla legge 26
febbraio 2011, n. 10, modifica il comma 1 dell’articolo 204 del
decreto legislativo n.267 del 2000 (TUEL), disponendo che l’ente
locale puo’ assumere nuovi mutui e accedere ad altre forme di
finanziamento reperibili sul mercato solo se l’importo annuale degli
interessi sommato a quello dei mutui precedentemente contratti, a
quello dei prestiti obbligazionari precedentemente emessi, a quello
delle aperture di credito stipulate ed a quello derivante da garanzie
prestate ai sensi dell’articolo 207, al netto dei contributi statali
e regionali in conto interessi, non superi il 12 per cento per l’anno
2011, il 10 per cento per l’anno 2012 e l’8 per cento a decorrere
dall’anno 2013 delle entrate relative ai primi tre titoli delle
entrate del rendiconto del penultimo anno precedente quello in cui
viene prevista l’assunzione dei mutui. Per le comunita’ montane si fa
riferimento ai primi due titoli delle entrate. Per gli enti locali di
nuova istituzione si fa riferimento, per i primi due anni, ai
corrispondenti dati finanziari del bilancio di previsione.
Quindi, la previgente percentuale di riferimento del 15 per cento,
e’ ridotta gradualmente sino all’8 per cento. Per l’anno 2011 la
percentuale in vigore e’ pari al 12 per cento.
E.2 Contenimento dei prelevamenti dai conti di Tesoreria
Il comma 111 riproduce la norma gia’ presente nella scorsa
disciplina del patto che autorizza il Ministro dell’economia e delle
finanze, sentita la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali, ad
adottare misure di contenimento dei prelevamenti effettuati dagli
enti locali sui conti di tesoreria statale, qualora si registrino
prelevamenti non coerenti con gli obiettivi di debito assunti con
l’Unione europea.

F. FACOLTA’ DELLE REGIONI DI RIVEDERE IL PATTO DI STABILITA’ INTERNO
PER I PROPRI ENTI LOCALI – Patto Regionalizzato
Nel corso dell’esercizio finanziario gli obiettivi di cui ai commi
87 e seguenti, cosi’ come determinati in base alle nuove regole
(paragrafo B.1), possono essere variati, con deliberazione, dalle
regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, in relazione
alla diversita’ delle situazioni finanziarie esistenti.
A decorrere dall’anno 2011, le regioni possono intervenire,
infatti, a favore degli enti locali del proprio territorio, secondo
due modalita’:
a) la prima modalita’ (c.d. Patto regionale “verticale”) –
disciplinata dai commi 138, 138-bis, 139, 140 e 143 – prevede che la
regione possa riconoscere maggiori spazi di spesa ai propri enti
locali compensandoli con un peggioramento del proprio obiettivo in
termini di competenza o di cassa. I maggiori spazi di spesa si
concretizzano, per gli enti locali, in un aumento dei pagamenti in
conto capitale; contestualmente le regioni rideterminano il proprio
obiettivo di cassa e di competenza attraverso una riduzione dei
pagamenti finali in conto capitale e una riduzione degli impegni di
parte corrente soggetti ai limiti del patto. A tal fine, ai sensi del
comma 138 bis, come introdotto dall’articolo 2, comma 33, lett. d)
del decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con
modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n.10, le regioni
definiscono i criteri di virtuosita’ e modalita’ operative previo
confronto in sede di Consiglio delle autonomie locali e, ove non
istituito, con i rappresentanti regionali delle autonomie locali. Ai
sensi del comma 140, come sostituito dall’articolo 2, comma 33, lett.
e), del decreto legge n. 225 del 2010, gli enti locali dovranno,
quindi, comunicare all’ANCI, UPI e alle regioni e province autonome,
entro il 15 settembre di ciascun anno, l’entita’ dei pagamenti che
possono effettuare nel corso dell’anno. Le regioni e le province
autonome, entro il termine perentorio del 31 ottobre, comunicano al
Ministero dell’economia e delle finanze, con riguardo a ciascun ente
beneficiario, gli elementi informativi occorrenti per la verifica del
mantenimento dell’equilibrio dei saldi di finanza pubblica. Entro lo
stesso termine la regione comunica i nuovi obiettivi agli enti locali
interessati dalla compensazione verticale.
In favore delle regioni che peggiorano il proprio obiettivo, e’
autorizzato lo svincolo di destinazione delle somme statali alle
stesse spettanti purche’ non esistano obbligazioni sottostanti gia’
contratte ovvero non si tratti di somme relative ai livelli
essenziali delle prestazioni, per le quali rimane l’obbligo a carico
delle regione di farvi fronte. Le risorse svincolate sono utilizzate,
nei limiti fissati dal patto di stabilita’ interno, solo per spese
d’investimento. Del loro utilizzo e’ data comunicazione
all’amministrazione statale che ha erogato le somme.
Infine, le regioni e le province autonome, in sede di
certificazione (comma 145), dovranno dichiarare che la
rideterminazione del proprio obiettivo di cassa e’ stata realizzata
attraverso una riduzione dei pagamenti finali in conto capitale
soggetti ai limiti del patto e che la rideterminazione del proprio
obiettivo di competenza e’ stata realizzata attraverso una riduzione
degli impegni correnti soggetti ai limiti del patto.
b) la seconda modalita’ (c.d. “Patto regionale orizzontale”) –
disciplinata dai commi 141 e 142 – prevede, invece, che, a partire
dal 2011, sulla base dei criteri stabiliti con decreto del Ministero
dell’economia e delle finanze, di intesa con la Conferenza unificata,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possano, a
favore degli enti locali del proprio territorio, integrare le regole
e modificare gli obiettivi posti dal legislatore nazionale, in
relazione alle diverse situazioni finanziarie esistenti, ferme
restando le disposizioni statali in materia di monitoraggio e di
sanzioni e l’importo dell’obiettivo complessivamente determinato per
gli enti locali della regione. A tal fine, ogni regione definisce e
comunica ai propri enti locali il nuovo obiettivo annuale del patto
di stabilita’ interno, determinato anche sulla base dei criteri
stabiliti in sede di Consiglio delle autonomie locali. La regione
comunica altresi’ al Ministero dell’economia e delle finanze, entro
il termine perentorio del 30 giugno di ogni anno (solo per
l’esercizio 2011, entro il 31 ottobre), con riferimento a ciascun
ente locale, gli elementi informativi occorrenti per la verifica del
mantenimento dell’equilibrio dei saldi di finanza pubblica. Entro gli
stessi termini la regione comunica i nuovi obiettivi agli enti locali
interessati dalla compensazione orizzontale.
Premessa, dunque, la possibilita’ per l’ente di introdurre
rimodulazioni dei singoli obiettivi secondo le modalita’ sopra
esposte, il saldo obiettivo 2011 da considerare sara’ quello
risultante dalla somma fra saldo obiettivo finale e la variazione
dell’obiettivo determinata in base al Patto regionale, verticale e/o
orizzontale. In caso di rimodulazione dell’obiettivo l’ente provvede
ad aggiornare l’allegato previsionale al fine di tener conto delle
modifiche intervenute.
Si sottolinea che l’anzidetto termine perentorio, entro il quale le
regioni sono tenute a comunicare al Ministero dell’economia e delle
finanze le modifiche regionali agli obiettivi assegnati ai propri
enti locali, mira a consentire al Ministero medesimo di verificare,
attraverso il monitoraggio semestrale, il mantenimento dei saldi di
finanza pubblica nel corso dell’anno. Ne consegue che la disciplina
regionale del patto di stabilita’ interno che non tenesse conto di
tale termine entro il quale modificare gli obiettivi programmatici si
configurerebbe come una disciplina elusiva del regime sanzionatorio
previsto a livello nazionale, in quanto renderebbe possibili
interventi “a sanatoria” ad esercizio gia’ chiuso, finalizzati
esclusivamente a far risultare adempienti il maggior numero di enti
locali. Considerato che, confidando nella “sanatoria a chiusura
dell’esercizio” gli enti potrebbero essere indotti a comportamenti
finanziari poco virtuosi, la disciplina regionale del patto di
stabilita’ interno potrebbe rendere sempre piu’ difficile nel tempo
il raggiungimento degli obiettivi del patto medesimo, comportando
effetti peggiorativi sui saldi di finanza pubblica.
Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di
Bolzano che esercitano in via esclusiva le funzioni in materia di
finanza locale provvedono – ai sensi del comma 134 – per gli enti
locali dei rispettivi territori, alle finalita’ correlate al patto di
stabilita’ interno nell’ambito degli accordi assunti con il Ministro
dell’economia e delle finanze (commi 132 e 133) e nel rispetto dei
relativi termini. In caso di mancato accordo si applicano le
disposizioni previste in materia di patto di stabilita’ interno per
gli enti locali del restante territorio nazionale. Le regioni a
statuto speciale e le province autonome, inoltre, hanno la facolta’
di estendere le regole del patto di stabilita’ nei confronti dei loro
enti strumentali (comma 137).

G. MONITORAGGIO
Come per lo scorso anno, il monitoraggio del rispetto dei vincoli
del patto 2011 prevede la rilevazione generalizzata degli enti, sulla
base della quale le province e i comuni con popolazione superiore a
5.000 abitanti devono inviare semestralmente, entro trenta giorni
dalla fine del semestre di riferimento, le informazioni sulle
gestioni di competenza e di cassa alla Ragioneria Generale dello
Stato.
Piu’ precisamente, le informazioni richieste sono quelle utili
all’individuazione del saldo conseguito nell’anno di riferimento e
cioe’ gli accertamenti e gli impegni, per la parte corrente, gli
incassi e i pagamenti, per la parte in conto capitale, le entrate
derivanti dalla riscossione di crediti, le spese derivanti dalla
concessione di crediti e le esclusioni previste dalla norma. A tal
proposito, si invitano gli enti a procedere ad una corretta
contabilizzazione delle concessioni e riscossioni crediti evitando
illegittime traslazioni di pagamenti dall’ente a societa’ esterne
partecipate. Al riguardo, si segnala che le verifiche della Corte dei
conti dirette ad accertare il rispetto del patto di stabilita’
interno possono estendersi all’esame della natura sostanziale delle
risorse e delle spese escluse dai vincoli.
Per quanto concerne le entrate, si invitano gli enti a prestare
particolare attenzione alla quantificazione degli accertamenti onde
evitare che la sovrastima degli stessi possa alterare i risultati del
patto.
Le modalita’ di trasmissione dei prospetti contenenti le
informazioni di cui sopra saranno definite, come previsto dal comma
109, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, sentita
la Conferenza Stato-citta’ e autonomie locali. Con lo stesso decreto
e’ definito il prospetto dimostrativo dell’obiettivo determinato per
ciascun ente ai sensi dei commi 91, 92 e 93.
La trasmissione dei dati semestrali del monitoraggio e, in
generale, di tutte le informazioni relative al “patto”, deve avvenire
utilizzando esclusivamente il sistema web appositamente previsto per
il patto di stabilita’ interno.
In caso di mancata emanazione del citato decreto ministeriale in
tempi utili per il rispetto dell’invio delle informazioni relative al
monitoraggio del patto nessun dato dovra’ essere trasmesso (via
e-mail, via fax o per posta) sino all’emanazione del citato decreto.
I comuni che, a partire dal 2011, sono soggetti per la prima volta
al patto e, quindi, al monitoraggio semestrale, devono accreditarsi
al predetto sistema, richiedendo una utenza (per ulteriori dettagli
sulle modalita’ di accreditamento si veda l’allegato ACCESSO WEB/11
alla presente Circolare). Per gli altri enti locali gia’ soggetti al
monitoraggio semestrale attraverso il sistema web non sono previsti
nuovi adempimenti, salvo la comunicazione di eventuali aggiornamenti
(richieste di cancellazioni o di nuove attivazioni) delle proprie
utenze.
Si ricorda che, al fine di consentire l’attivazione delle utenze –
caratterizzate da un codice identificativo (User ID ovvero il nome
utente) e da una password – e’ necessario che ciascun Ente, che non
disponga ancora della suddetta utenza, ne faccia esplicitamente
richiesta, via e-mail, al seguente indirizzo di posta elettronica:
[email protected] Si segnala che la password scade dopo 90
giorni dall’ultimo accesso nel sito del patto di stabilita’ interno.
Pertanto, se entro 90 giorni l’utente non avvia la procedura
digitando le proprie User ID e password, quest’ultima scade per una
protezione del sistema.
Si precisa, infine, che i dati (sia di competenza che di cassa) del
monitoraggio relativi al secondo semestre (dati annuali), essendo
cumulati con quelli del primo semestre, devono risultare superiori o
uguali ai corrispondenti dati relativi al monitoraggio del primo
semestre; in caso contrario occorrera’ modificare nel sistema i dati
relativi al primo semestre.

H. CERTIFICAZIONE
Come per gli anni precedenti, anche per il 2011, le province e i
comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti sono tenuti a
inviare le risultanze al 31 dicembre del patto di stabilita’ interno
con cui si dimostra il raggiungimento o meno degli obiettivi del
patto di stabilita’.
A tal fine gli enti, dopo aver verificato l’attendibilita’ delle
informazioni acquisite dal sistema, trasmettono, entro il termine
perentorio del 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento,
a questa Ragioneria Generale dello Stato, una certificazione del
saldo finanziario conseguito in termini di competenza mista, secondo
un prospetto e con le modalita’ definiti dal decreto del Ministero
dell’economia e delle finanze di cui al comma 110.
A differenza degli anni scorsi, si segnala che la predetta
certificazione deve essere sottoscritta, oltre che dal rappresentante
legale e dal responsabile del servizio finanziario, anche dall’organo
di revisione economico-finanziario.
Al riguardo, si sottolinea che la certificazione priva delle tre
richiamate sottoscrizioni non e’ ritenuta valida ai fini della
attestazione del rispetto del patto di stabilita’ interno.
La certificazione deve essere spedita a mezzo raccomandata con
avviso di ricevimento, con esclusione di qualsiasi altro mezzo e, ai
fini della verifica del rispetto del termine di invio, la data e’
comprovata dal timbro apposto dall’ufficio postale accettante.
Si sottolinea che non possono essere inviati tipi di certificazione
diverse da quella prodotta dal sistema applicativo.
Si rammenta che l’ente che non trasmette la certificazione nei
tempi previsti dalla legge e’ ritenuto inadempiente al patto. In tal
caso, e’ operato l’azzeramento automatico dei trasferimenti
corrisposti dal Ministero dell’interno – con l’esclusione di quelli
destinati all’onere di ammortamento dei mutui (quarto periodo comma 3
dell’articolo 14 del decreto legge n. 78 del 2010), e sono applicate
tutte le altre sanzioni di cui al comma 119 e 120 (paragrafo I).
Nel caso in cui la certificazione, anche se trasmessa in ritardo,
e’ comunque inviata entro l’anno successivo a quello di riferimento
ed attesta il rispetto del patto di stabilita’ interno, a decorrere
dalla data di invio si applicano solo le disposizioni di cui alla
lett. c) del comma 119 (divieto di assunzione di personale a
qualsiasi titolo). Nel caso in cui la certificazione, anche se
trasmessa in ritardo, comunque entro l’anno successivo a quello di
riferimento, attesti il mancato rispetto del patto di stabilita’
interno, a decorrere dalla data di invio non si applica piu’
l’azzeramento automatico dei trasferimenti corrisposti dal Ministero
dell’interno, di cui al quarto periodo del comma 3, dell’articolo 14,
del decreto legge n. 78 del 2010, mentre continuano ad applicarsi le
disposizioni di cui ai commi 119 e 120.
Se la certificazione e’ inviata oltre l’anno successivo a quello di
riferimento, non si opera la riassegnazione dei trasferimenti di cui
al predetto quarto periodo del comma 3 dell’articolo 14 del decreto
legge n. 78 del 2010.
Si soggiunge, infine, che il comma 124 introduce una disposizione
in virtu’ della quale, con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze, possono essere modificati i termini riguardanti gli
adempimenti degli enti locali relativi al monitoraggio e alla
certificazione del patto di stabilita’ interno, qualora intervengano
modifiche legislative alla relativa disciplina.

I. MECCANISMO SANZIONATORIO PER MANCATO RISPETTO DEL PATTO DI
STABILITA’ INTERNO
Il comma 119 reca misure di carattere sanzionatorio che prevedono,
a carico dell’ente inadempiente, nell’anno successivo a quello
dell’inadempienza:
a) la riduzione dei trasferimenti erariali dovuti agli enti locali
in misura pari allo scostamento tra il risultato registrato e
l’obiettivo programmatico predeterminato. La riduzione e’ effettuata,
con decreto del Ministro dell’interno, sui trasferimenti corrisposti
dallo stesso Ministero, con esclusione di quelli destinati all’onere
di ammortamento dei mutui. Al tal fine, il Ministero dell’economia e
delle finanze comunica al Ministero dell’interno, entro sessanta
giorni successivi al termine stabilito per la trasmissione della
certificazione relativa al patto di stabilita’ interno, l’importo
della riduzione da operare per ogni singolo ente. In caso di
insufficienza dei trasferimenti ovvero nel caso in cui fossero stati
in tutto o in parte gia’ erogati, la riduzione viene effettuata a
valere sui trasferimenti degli anni successivi (comma 3,
dell’articolo 14, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122);
b) il divieto di impegnare spese correnti in misura superiore
all’importo annuale medio dei corrispondenti impegni effettuati
nell’ultimo triennio. Si sottolinea che – ai fini dell’applicazione
della sanzione relativa al limite posto agli impegni di spese
correnti di cui al comma 119, lettera a) – le predette spese sono
identificate dal Titolo I della spesa (secondo la classificazione di
cui al D.P.R. n. 194 del 1996), senza alcuna esclusione e concernono
il triennio immediatamente precedente (per l’anno 2011, in caso di
mancato rispetto del patto di stabilita’ 2010, non e’ possibile
impegnare spese correnti in misura superiore all’importo annuale
medio dei corrispondenti impegni nel triennio 2008-2010, cosi’ come
risultano dal conto consuntivo dell’ente senza alcuna esclusione);
c) divieto di ricorrere all’indebitamento per finanziare gli
investimenti. I mutui e i prestiti obbligazionari posti in essere con
istituzioni creditizie o finanziarie per il finanziamento degli
investimenti devono essere corredati da apposita attestazione, da cui
risulti il conseguimento del patto dell’anno precedente. In assenza
della predetta attestazione, l’istituto finanziatore o
l’intermediario finanziario non puo’ procedere al finanziamento o al
collocamento del prestito (comma 121). Ai fini dell’applicazione
della sanzione in parola, costituiscono indebitamento le operazioni
di cui all’articolo 3, comma 17, della legge n.350 del 2003. Il
divieto non opera, invece, nei riguardi delle devoluzioni di mutui
gia’ in carico all’ente locale contratti in anni precedenti in quanto
non si tratta di nuovi mutui ma di una diversa finalizzazione del
mutuo originario. Non rientrano nel divieto le operazioni che non
configurano un nuovo debito, quali i mutui e le emissioni
obbligazionarie, il cui ricavato e’ destinato all’estinzione
anticipata di precedenti operazioni di indebitamento, che consentono
una riduzione del valore finanziario delle passivita’. Non sono da
considerare indebitamento, inoltre, le sottoscrizioni di mutui la cui
rata di ammortamento e’ a carico di un’altra amministrazione
pubblica, ai sensi dell’articolo 1, commi 75 e 76, della legge n. 311
del 2004.
In considerazione dei quesiti pervenuti sulla materia, appare
opportuno chiarire le seguenti fattispecie:
a) se il prestito e’ contratto dall’ente locale e rimborsato
all’Istituto di credito dalla regione (contributo totale), le somme
per il pagamento delle rate e il debito sono iscritti nel bilancio
della regione;
b) se il prestito e’ contratto dall’ente locale e rimborsato
dall’ente locale medesimo (con contributo totale o parziale della
regione), le somme per il pagamento delle rate e il debito sono
iscritti nel bilancio dell’ente locale;
c) se il prestito e’ contratto dall’ente locale e rimborsato
pro-quota dall’ente locale medesimo e dalla regione, ciascuno dei due
enti iscrive nel proprio bilancio le somme occorrenti per il
pagamento della quota di rata a proprio carico e la corrispondente
quota di debito.
Costituiscono invece operazioni di indebitamento quelle volte alla
ristrutturazione di debiti verso fornitori che prevedano il
coinvolgimento diretto o indiretto dell’ente locale nonche’ ogni
altra operazione contrattuale che, di fatto, anche in relazione alla
disciplina europea sui partenariati pubblico privati, si traduca in
un onere finanziario assimilabile all’indebitamento per l’ente
locale.
Costituisce, altresi’, operazione di indebitamento il leasing
finanziario quando l’ente non ha la facolta’, ma l’obbligo, di
riscattare il bene al termine del contratto.
Giova, inoltre, sottolineare che, ai fini del ricorso
all’indebitamento, non occorre considerare l’attivita’ istruttoria
posta in essere unilateralmente dall’ente locale (ad esempio, la
deliberazione di assunzione del mutuo) ma e’ necessario fare
riferimento al momento in cui si perfeziona la volonta’ delle parti
(sottoscrizione del contratto). Pertanto, un ente che non ha
rispettato il patto di stabilita’ interno per il 2008 non puo’
ricorrere all’indebitamento nel 2009 anche se ha adottato la
deliberazione di assunzione prima del 2009 e cosi’ via;
d) divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi
titolo, con qualsivoglia tipologia di contratto, anche con riguardo
ai processi di stabilizzazione in atto. E’ fatto altresi’ divieto
agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che
si configurino come elusivi della citata disposizione. In merito a
tale disposizione – e, in termini piu’ generali, con riferimento a
quanto stabilito dall’articolo 1, comma 557 bis, della legge n. 296
del 2006 per quanto attiene alla definizione del concetto di spesa di
personale – devono considerarsi riconducibili alla spesa di personale
degli enti locali le spese sostenute da tutti gli organismi
variamente denominati (istituzioni, aziende, fondazioni, ecc.) che
non abbiano indicatori finanziari e strutturali tali da attestare una
sostanziale posizione di effettiva autonomia rispetto
all’amministrazione controllante. Non sono computati nella spesa di
personale degli enti locali le spese sostenute direttamente dai
soggetti rientranti nell’ambito di applicazione del decreto
legislativo n. 267 del 2000 (Unioni di Comuni, Consorzi, ecc.), come
individuati dall’articolo 2 del medesimo decreto legislativo, a cui
si applica l’articolo 1, comma 562, della legge n. 296 del 2006 e
successive modificazioni (7) .
e) la riduzione delle indennita’ di funzione e dei gettoni di
presenza indicati nell’articolo 82 del TUEL (decreto legislativo n.
267 del 2000), che vengono rideterminati con una riduzione del 30 per
cento rispetto all’ammontare risultante alla data del 30 giugno 2008
(comma 120).
A decorrere dal 2010 non si applica il disposto di cui al comma 22,
articolo 77-bis, del decreto legge n. 112 del 2008. Pertanto, per gli
enti che nel 2010 non rispettano il patto di stabilita’ interno, gli
effetti finanziari positivi derivanti dalle sanzioni concorrono al
perseguimento degli obiettivi assegnati per l’anno in cui le misure
vengono attuate.
Con riferimento alla durata delle sanzioni, si ritiene opportuno
ribadire che le stesse si applicano per il solo anno successivo al
mancato rispetto del patto. Conseguentemente, il mancato rispetto del
patto 2010 comportera’ l’applicazione delle sanzioni nell’anno 2011 e
cosi’ via.
Infine, appare opportuno richiamare l’attenzione sui commi 166 e
successivi dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, come
integrati dall’articolo 11 della legge n. 15 del 2009, che affidano
alle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti:
– l’accertamento del mancato rispetto degli obiettivi posti con il
patto di stabilita’ interno;
– la vigilanza sull’adozione da parte dell’ente locale delle
necessarie misure correttive;
– la vigilanza sull’applicazione delle sanzioni e, cioe’, che
l’ente inadempiente rispetti il limite agli impegni di parte
corrente, rispetti il divieto di indebitamento e il divieto di
assunzione di personale e che deliberi la riduzione delle indennita’
di funzione e dei gettoni di presenza per gli amministratori.
L’autoapplicazione delle sanzioni opera anche nel corso
dell’esercizio in cui vi sia chiara evidenza che, alla fine
dell’esercizio stesso, il patto non sara’ rispettato. Piu’
precisamente, in tale circostanza, l’autoapplicazione della sanzione
in corso di esercizio si configura come un intervento correttivo e di
contenimento che l’ente, autonomamente, pone in essere per recuperare
il prevedibile sforamento del patto di stabilita’ interno evidenziato
dalla gestione finanziaria dell’anno. Peraltro, nei casi in cui la
gestione finanziaria presenti un andamento non conforme al saldo
programmato, l’ente deve adottare tutti i provvedimenti correttivi e
contenitivi finalizzati a non aggravare la propria situazione
finanziaria.
Al riguardo, la Sezione regionale di controllo della Corte dei
conti per la Lombardia con il parere n. 427/2009, come ribadito con
deliberazione n. 605/2009, ha affermato che l’osservanza dei vincoli
di spesa o finanziari imposti dal patto di stabilita’ interno deve
avvenire sin dalle previsioni contenute nel bilancio preventivo. Il
rispetto del patto, quindi, costituisce per gli enti locali un
obbligo e la situazione di inadempienza, anche se rilevata nel corso
dell’esercizio, costituisce una grave irregolarita’ gestionale e
contabile, indipendentemente dal fatto che sia confermata o meno in
sede di bilancio consuntivo e, in quanto tale da’ luogo
all’applicazione di sanzioni nell’esercizio successivo a quello in
cui si e’ verificata la violazione. Nonostante la formulazione
letterale dell’articolo 76, comma 4, del decreto legge n. 112 del
2008, deve ritenersi, quindi, che il divieto di assunzione di nuovo
personale operi anche nei confronti dell’ente locale che si trovi
nella condizione attuale di non rispettare il patto di stabilita’
interno, in quanto diversamente si determinerebbe un aggravamento
della situazione finanziaria dell’ente medesimo.

L. ALLEGATI ALLA CIRCOLARE ESPLICATIVI DEL PATTO 2011-2013
Anche quest’anno sono riportati – quali allegati alla presente
Circolare – gli schemi semplificativi che saranno pubblicati sul sito
web.
– Allegati OB/11/P e OB/11/C per l’individuazione degli obiettivi
2011-2013 per le province e per i comuni.
– Allegato PROVINCE Dati ISTAT in cui sono indicati, per ciascuna
provincia, la popolazione rilevata al 31 dicembre 2009 e la
superficie territoriale, espressa in chilometri quadrati, da prendere
a riferimento per l’applicazione del comma 93 dell’articolo 1 della
legge di stabilita’ 2011.
– Allegato ACCESSO WEB/11 fornisce istruzioni sulle modalita’ di
accesso al sistema web.

M. RIFERIMENTI PER EVENTUALI CHIARIMENTI SUI CONTENUTI DELLA PRESENTE
CIRCOLARE
Le innovazioni introdotte dalla normativa inerente al nuovo “patto”
potrebbero generare da parte degli enti locali richieste di
chiarimenti che, per esigenze organizzative e di razionalita’ del
lavoro di questo Ufficio, e’ necessario pervengano:
a) per gli aspetti generali e applicativi del patto di stabilita’
interno, esclusivamente via e-mail all’indirizzo [email protected];
b) per i quesiti di natura tecnica ed informatica correlati
all’autenticazione dei nuovi enti ed agli adempimenti attraverso il
web (si veda in proposito l’allegato ACCESSO WEB/11 alla presente
Circolare), all’indirizzo [email protected] per urgenze e’
possibile contattare l’assistenza tecnica applicativa ai seguenti
numeri 06-4761.2375/2125/2244 con orario 8.00-13.00 / 14.00-18.00;
c) per gli aspetti riguardanti la materia di personale correlata
alla normativa del patto di stabilita’ interno, esclusivamente via
e-mail all’indirizzo: [email protected];
d) per i quesiti di natura contabile o attinenti alle modalita’ di
individuazione delle riduzioni dei trasferimenti erariali di cui al
comma 3 dell’articolo 14 del decreto legge n. 78 del 2010,
esclusivamente via mail, all’indirizzo [email protected];
e) per i chiarimenti in merito alle opere, alla tipologia di
finanziamenti ed alle modalita’ di comunicazione dei dati a seguito
di Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri al
Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio
dei Ministri, via Ulpiano 11, 00193 – Roma.
Annotazioni finali
Si segnala che gli atti amministrativi, emanati dal 1999 ad oggi,
in applicazione delle precedenti normative relative al patto di
stabilita’ interno, sono consultabili sul sito Internet
http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/e-GOVERNME1/Patto-di-S/Patto-di-
s11/.
Roma, 6 aprile 2011

Il Ragioniere Generale dello Stato: Canzio

(1) Negli Allegati OB/11/P e OB/11/C l’obiettivo finale, ottenuto
come riduzione/incremento dell’obiettivo transitorio, e’
calcolato automaticamente sulla base della seguente formula: (u)=
(p)-[(p)-(s)]/2 dove (u) e’ l’obiettivo finale, (p) e’ il saldo
obiettivo al netto dei trasferimenti (calcolato nella Fase 2) e
(s) e’ il saldo obiettivo previgente.

(2) Come e’ noto, i prospetti per la comunicazione degli obiettivi
contengono informazioni che consentono agli enti di calcolare non
solo l’obiettivo dell’anno di riferimento ma anche quelli dei due
anni successivi. Pertanto, in fase di calcolo dell’obiettivo
2010, effettuato mediante l’applicativo web appositamente
previsto per il patto di stabilita’ interno nel sito web
www.pattostabilita.rgs.tesoro.it, l’ente ha gia’ calcolato e
comunicato anche l’obiettivo 2011 (indicato nella cella
contrassegnata con la lettera (i) dei prospetti All. B/10/C, All.
C/10/C, All. D/10/C e All. E/10/C per i comuni e nella cella (i)
dei prospetti All. B/10/P, All. C/10/P, All. D/10/P e All. E/10/P
per le province).

(3) Cio’ equivale ad applicare alla propria popolazione e superficie
territoriale un coefficiente moltiplicativo costante che e’ pari
a, rispettivamente, 1,963 e 248 (il risultato e’ diviso per mille
per esprimere i dati in migliaia di euro).

(4) Sono considerate operazioni di carattere straordinario la
cessione di azioni o quote di societa’ operanti nel settore dei
servizi pubblici locali, la vendita del patrimonio immobiliare,
la distribuzione dei dividendi derivanti da operazioni
straordinarie poste in essere da societa’ quotate nei mercati
regolamentati.

(5) Si e’ pronunciata in tal senso anche la Sezione della Corte dei
conti della Lombardia con la deliberazione n.233/2008 ed il
parere n. 421/2010.

(6) Al riguardo si segnala il parere espresso dalla Corte dei conti
della Lombardia n.547/2009.

(7) In linea con tale impostazione, si segnala la recente
deliberazione della Corte dei conti (deliberazione n.3/CONTR/11
delle Sezioni riunite in sede di controllo) secondo la quale “si
rinviene un tendenziale principio nell’ordinamento inteso a
rilevare unitariamente le voci contabili riferite alla spesa per
il personale tra ente locale e soggetto a vario titolo
partecipato a fini di rendere piu’ trasparente la gestione delle
risorse e di evitare possibili elusioni delle disposizioni di
contenimento della spesa, principio da declinare in coerenza ai
parametri normativi specificamente definiti e nel rispetto delle
disposizioni vincolistiche previste”.

Allegato

Parte di provvedimento in formato grafico

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – CIRCOLARE 6 aprile 2011, n. 11 – Patto di stabilita’ interno per il triennio 2011-2013

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