MINISTERO PER LE RIFORME E LE INNOVAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - DIRETTIVA 6 dicembre 2007, n.8 - Principi di valutazione dei comportamenti nelle pubbliche amministrazioni | Periti.info

MINISTERO PER LE RIFORME E LE INNOVAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – DIRETTIVA 6 dicembre 2007, n.8 – Principi di valutazione dei comportamenti nelle pubbliche amministrazioni

MINISTERO PER LE RIFORME E LE INNOVAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - DIRETTIVA 6 dicembre 2007, n.8 - Principi di valutazione dei comportamenti nelle pubbliche amministrazioni - responsabilita' disciplinare. (GU n. 41 del 18-2-2008)

MINISTERO PER LE RIFORME E LE INNOVAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

DIRETTIVA 6 dicembre 2007, n.8

Principi di valutazione dei comportamenti nelle pubbliche
amministrazioni – responsabilita’ disciplinare.

Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Segretariato generale
Alle amministrazioni dello Stato anche
ad ordinamento autonomo
Al Consiglio di Stato – Ufficio del
Segretario generale
Alla Corte dei conti – Ufficio del
Segretario generale
All’Avvocatura generale dello Stato –
Ufficio del Segretario generale
Alle Agenzie
All’ARAN
Alla Scuola superiore della pubblica
amministrazione – Roma
Agli Enti pubblici non economici
(tramite i Ministeri vigilanti)
Agli Enti pubblici (ex art. 70 del
decreto legislativo n. 165/01)
Agli Enti di ricerca (tramite i
Ministeri vigilanti)
Alle Istituzioni universitarie (tramite
il Ministero dell’istruzione
dell’Universita’ e della ricerca)
Alle Camere di commercio industria
agricoltura e artigianato (tramite il
Ministero dello sviluppo economico)
Alle Aziende del Servizio sanitario
nazionale
Ai Nuclei di valutazione
Agli Organi di controllo interno
e, per conoscenza
Alla Conferenza dei presidenti delle
Regioni
All’ANCI
All’UPI
Alla CRUI
All’UNIONCAMERE
1. Premessa.
L’attribuzione all’area dirigenziale del ruolo e dei poteri del
datore di lavoro, impone una continua ed attenta disamina in merito
alla condotta mantenuta dal personale assegnato alle varie strutture,
sia sotto il profilo dell’esatto adempimento delle prescrizioni
contrattuali che della conformita’ alle regole deontologiche previste
per i dipendenti pubblici. Le prestazioni lavorative di tutti coloro
che agiscono all’interno degli apparati pubblici devono garantire non
il semplice ossequio alle prescrizioni contrattuali, ma una completa
adesione ai valori che sormontano l’azione delle pubbliche
amministrazioni.
Le amministrazioni devono infatti perseguire l’interesse pubblico,
garantendo ai cittadini, nel contempo, modalita’ di comunicazioni che
assicurino la comprensibilita’ e l’affidabilita’ degli atteggiamenti
e dichiarazioni di ogni addetto. Si ricorda che con decreto del
Ministro della funzione pubblica del 28 novembre 2000, e’ stato
approvato il Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni e che e’ stata successivamente adottata, dallo stesso
Ministro la circolare 12 luglio 2001, n. 2198 inerente le norme sul
comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
Le prescrizioni contenute nel Codice di comportamento tratteggiano
i principi cui i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono
conformarsi non solo in occasione dell’adempimento della prestazione
lavorativa, ma anche con riguardo ai contatti sociali. Il suddetto
codice, infatti, pone degli specifici vincoli con riferimento ai
rapporti con il pubblico (art. 11 del Codice) nonche’ alle condotte
da mantenere nella vita sociale (art. 9).
E’ opportuno ricordare che tutte le prescrizioni contenute nel
Codice di condotta assumono, oltre che un valore etico, uno specifico
rilievo giuridico, atteso che e’ sulla base dello stesso che possono
essere comminate le sanzioni di piu’ tenute afflittivita’.
2. La valutazione delle condotte dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni alla luce del Codice di comportamento.
Con riferimento alle sanzioni del rimprovero verbale o scritto
(censura) o della multa di importo pari a quattro ore di
retribuzione, i contratti collettivi associano, generalmente, tale
misura alla «a) inosservanza delle disposizioni di servizio, anche in
tema di assenze per malattia, nonche’ dell’orario di lavoro; b)
condotta non conforme ai principi di correttezza verso altri
dipendenti o nei confronti del pubblico; c) negligenza nella cura dei
locali e dei beni mobili o strumenti a lui affidati o sui quali, in
relazione alle sue responsabilita’, debba espletare azione di
vigilanza; d) inosservanza delle norme in materia di prevenzione
degli infortuni e di sicurezza sul lavoro nel caso in cui non ne sia
derivato un pregiudizio al servizio o agli interessi
dell’amministrazione o di terzi; e) rifiuto di assoggettarsi a visite
personali disposte a tutela del patrimonio dell’amministrazione, nel
rispetto di quanto previsto dall’art. 6 della legge 20 maggio 1970,
n. 300; f) insufficiente rendimento» (cosi’ l’art. 13 del Contratto
collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto
ministeri per il quadriennio normativo 2002-2005 e biennio economico
2002-2003).
I dirigenti delle varie strutture destinatarie della presente
direttiva sono tenuti a verificare che le condotte dei dipendenti
siano conformi a tali indicazioni. In particolare, l’«inosservanza
delle disposizioni di servizio», presuppone che i dirigenti assegnino
specifiche responsabilita’ in capo ai dipendenti.
L’art. 11 del Codice di comportamento prescrive che ciascun
«dipendente in diretto rapporto con il pubblico presti adeguata
attenzione alle domande di ciascuno e fornisca le spiegazioni che gli
siano richieste in ordine al comportamento proprio e di altri
dipendenti dell’ufficio. Nella trattazione delle pratiche egli
rispetta l’ordine cronologico e non rifiuta prestazioni a cui sia
tenuto motivando genericamente con la quantita’ di lavoro da svolgere
o la mancanza di tempo a disposizione. Egli rispetta gli appuntamenti
con i cittadini e risponde sollecitamente ai loro reclami».
Se si combina quanto previsto nel Codice di comportamento con
quanto prescritto nei vari C.C.N.L. si evince che i dipendenti delle
pubbliche amministrazioni sono tenuti ad una condotta improntata alla
sollecitudine e correttezza dell’azione amministrativa, diretta ad
impedire generiche quanto, molto spesso, pretestuose giustificazioni
all’inazione o ai ritardi. La regola comportamentale, infatti,
qualifica come indebito il rinvio della trattazione delle questioni
d’ufficio, in ragione di un indimostrato (ed indimostrabile)
eccessivo carico di lavoro. Devono quindi censurarsi quelle
amministrazioni che giustificano il mancato rispetto dei termini
procedimentali in considerazione della mole di lavoro ovvero con la
difficolta’ nel reperimento della documentazione istruttoria.
Tali comportamenti, peraltro, comportano censure di illegittimita’
da parte dell’autorita’ giurisdizionale amministrativa, in tutti quei
casi in cui il trascorrere del termine per la conclusione del
procedimento, equivale a provvedimento di diniego. Cosi’ la
giurisprudenza amministrativa ha qualificato come illegittimo il
rigetto dell’istanza, ove cio’ sia ricondotto ad una «difficolta’ di
reperimento del fascicolo» (TAR Lazio, sentenza 14 ottobre 2003, n.
8356).
3. In particolare, l’«insufficiente rendimento».
L’insufficienza del rendimento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni, integra il presupposto per l’applicazione di
sanzioni disciplinari di vario livello, in ragione della gravita’ e
continuita’ della condotta mantenuta (in genere dal semplice
rimprovero verbale o scritto alla multa di importo pari a 4 ore di
retribuzione fino al licenziamento con preavviso).
Il parametro cui occorre fare riferimento, deve rinvenirsi
nell’art. 2104 del codice civile, secondo cui «il prestatore di
lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della
prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa». Presupposto per
l’applicazione della sanzione disciplinare e’ l’imputabilita’ della
condotta negligente e non il semplice mancato raggiungimento delle
prestazioni attese. La mancata realizzazione delle prestazioni attese
potrebbe, infatti, essere addebitabile a ragioni oggettive, non
imputabili in quanto connesse alle condizioni psico-fisiche del
dipendente.
L’esigenza di commisurare la condotta del personale addetto alle
varie strutture pone a carico dei responsabili degli uffici, l’onere
di precisare la qualita’ della prestazione attesa da ciascuno.
Con riferimento all’intestazione della qualita’ di responsabile del
procedimento, appare opportuno precisare l’inderogabilita’ del
rispetto delle prescrizioni contenute nella legge 7 agosto 1990, n.
241 e successive modifiche ed integrazioni, recante norme in materia
di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
amministrativi.
Le modifiche apportate alla legge n. 241 del 1990, hanno introdotto
nu…

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