La sicurezza sul web è un macroargomento sul quale spesso le parole profuse sono superiori alle reali conoscenze del mezzo. La recente campagna di omogeneizzazione delle procedure di autenticazione mossa da Google è uno dei più evidenti casi di come l'enorme quantità di dati personali affidati ai grandi network sia un nodo cruciale per i futuri scenari, non solo dal punto di vista commerciale.
Chi valuta l'utilizzo che i siti internet fanno delle password e dei dati personali? Quali sono i servizi che abusano del “data tracking”? Come fare a individuarli?
Per rispondere ad alcune di queste domande è nato un nuovo accessorio, collegato a un sito web, di nome PrivacyScore. Si tratta di un algoritmo che elabora una serie di fattori legati alla privacy online e all'utilizzo che i siti fanno dei dati degli utenti: se vengono condivisi, se c'è una esplicita conferma di eliminazione dati, se viene ristretto l'accesso in base al provider, se garantiscono l'anonimato, quanto tempo i dati personali permangono sul sito e se c'è una modalità di supervisione dei meccanismi di conservazione di dati sensibili.
In base all'importanza del parametro, l'algoritmo assegna un punteggio al sito (ad esempio, 30 punti se il sito non condivide dati anagrafici, indirizzo e-mail e contatto telefonico), per arrivare a comporre uno score massimo di 100 punti. Per i siti che agiscono da terze parti, come i collettori pubblicitari, viene valutato se e quanto il sito associ l'attività web dell'utente alla proposta pubblicitaria, in particolare su argomenti sensibili come acquisti online o procedure mediche, sebbene PrivacyScore informi gli utenti che, in casi come le terze parti che lavorano su applicazioni per Facebook, non si possa arrivare al dato certo.
Un frame mobile sulla head del sito PrivacyScore.com aggiorna costantemente i risultati ottenuti dai siti monitorati (1446), ed è possibile scaricare un plug che si integra nel browser e ci informa del punteggio del sito che stiamo visitando durante la navigazione. A conferma dell'ampia importanza data alla tutela dei dati personali, Google e Twitter ottengono punteggi alti (85 e 95 rispettivamente), ma se la cavano bene anche Groupon (88), Tumblr (95) e YouTube (90).
Il fondatore di PrivacyScore Jim Brock assicura che per la valutazione non vengono conservati gli indirizzi IP, né alcun cookies è utilizzato per il monitoraggio. “L'obiettivo di questo servizio – ha affermato – è permettere agli utenti di capire i rischi che corrono ogni giorno online” ha affermato Brock. “Da un altro punto di vista, il nostro è un segnale forte (ma anche un incentivo) per gli editori e le compagnie pubblicitarie, su quanto sia necessario gestire accuratamente le loro politiche di privacy, un'attenzione che diventerebbe per loro un beneficio”.
V.R.