Sembrava si fosse salvato e fosse pronte per ripartire. Dopo che la manovra correttiva di Ferragosto aveva stabilito la sua cancellazione, la Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato aveva annunciato un dietrofront affermando: “il Sistri va avanti” e proponendo addirittura una data per la sua operatività, 1° gennaio 2012.
Ma sul Sistema di tracciabilità elettronica dei rifiuti nessuno si è più pronunciato e, visto che non è arrivata alcuna decisione definitiva, Confartigianato, Cna, Casartigiani e Confesercenti hanno annunciato di aver avviato per le proprie imprese associate le prime azioni legali contro il Ministero dell'Ambiente con l'obiettivo di recuperare i contributi versati per il biennio 2010-2011.
Unite nella convinzione che “non possiamo pagare per qualcosa che non è mai entrato in funzione”, le organizzazioni hanno ricordato qualche numero: in due anni, 325.470 imprenditori italiani hanno speso 70 milioni di euro per prepararsi a un sistema che non è mai partito. A loro è stato infatti chiesto di pagare le iscrizioni al servizio, l'acquisto delle chiavette Usb e delle black box: costi inutili che gravano sulle imprese già in difficoltà a causa della crisi economica.
Confartigianato, Cna, Casartigiani e Confesercenti, oltre a chiedere il rimborso per le imprese, hanno sottolineano ancora una volta le inefficienze emerse dai test, chiedendo “una revisione profonda e strutturale del sistema, per semplificare il quadro normativo e le procedure e rendere il Sistri uno strumento di semplice utilizzo, realmente efficace per contrastare le ecomafie e fondato su criteri di trasparenza ed efficienza”.
O.O.