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Tlc: avvio della procedura di infrazione contro l'Italia

Il motivo è il ritardo nell'applicazione delle regole del settore delle telecomunicazioni imposte da Bruxelles

telecomunicazioni - 25 luglio 2011

La Commissione europea ha chiesto informazioni attraverso una lettera “di messa in mora” a 20 Stati membri, fra i quali l'Italia, che non hanno ancora formalizzato le misure finalizzate a dare piena attuazione alle norme europee sulle telecomunicazioni nella legislazione nazionale. Il Parlamento e il Consiglio Ue avevano infatti fissato la scadenza per la trasposizione al 25 maggio scorso. Si tratta del primo passo della procedura di infrazione, di una prima “bacchettata” dell’Ue sul ritardo nella trasposizione delle norme europee sulle telecomunicazioni nella legislazione nazionale.

Le norme in questione garantiscono a consumatori e aziende maggiori diritti negli ambiti della telefonia, dei servizi mobili e degli accessi internet. Gli obiettivi dell'Unione europea sono infatti quelli di migliorare i servizi per i clienti, aumentare la concorrenza sul mercato delle telecomunicazioni e realizzare un passo in avanti verso un mercato unico europeo, come previsto dall’Agenda Digitale europea.

Tra le novità contenute nella normativa Ue troviamo, ad esempio, il diritto di cambiare operatore di telecomunicazioni in un solo giorno senza cambiare numero di telefono e il diritto a una maggiore chiarezza riguardo ai servizi proposti e una migliore tutela dei dati personali in linea. Per quanto riguarda i contratti iniziali di abbonamento, la nuova normativa prevede essi debbano avere una durata massima di 24 mesi e quelli proposti dall'operatore siano di 12 mesi.

Inoltre, nei contratti devono essere specificati i livelli minimi di qualità del servizio e per gli utenti internet devono essere elencate informazioni sulla velocità di connessione disponibile, eventuali blocchi nell'accesso a servizi VoIP e includere dettagli di rimborsi offerti, nel caso in cui non sia rispettato quanto sottoscritto. La privacy online è garantita maggiormente con una più stretta protezione contro la violazione di dati personali e lo spam.

L’Italia, e gli altri Stati che hanno ricevuto lettera di messa in mora, hanno due mesi di tempo per rispondere, trascorsi i quali Bruxelles passerà al secondo passo che è il “parere motivato”, con cui li obbliga formalmente ad applicare la legislazione in questione. Solo 7 dei 27 Stati hanno dato piena attuazione alla nuova normativa: Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Malta, Svezia e Regno Unito.

O.O.

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